AMD: trimestrale migliore delle attese ma il titolo non brilla. Pronta la sfida a Nvidia nei data center con il server Helios
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Nonostante AMD abbia messo a segno una performance trimestrale di tutto rispetto, il mercato non ha reagito con entusiasmo e per il titolo del colosso dei microchip è una mattinata all’insegna del “sell”.
Questo in un contesto in cui tra gli investitori domina l’incertezza sulla rivoluzione tecnologica dell’AI, sulla quale l’intero settore tecnologico è andato “all in”. Non è chiaro se e quando questa scommessa pagherà i dividenti.
Performance molto buona: EPS pari a 1,53 dollari e giro d’affari di 10,3 miliardi
Nel quarto trimestre del 2025, Advanced Micro Devices ha riportato utili pari a 1,53 dollari per azione su un fatturato di 10,3 miliardi di dollari. Gli analisti del consensus di Bloomberg avevano sottostimato la performance in entrambe le voci, prevedendo utili pari a 1,32 dollari per azione e un giro d’affari di 9,6 miliardi. Quest’ultimo era stato pari a 7,7 miliardi lo scorso anno.
La società ha detto di aspettarsi un fatturato tra i 9,5 e i 10,1 miliardi di dollari in questo primo trimestre, dato anche questo superiore alle stime.
Il giro d’affari generato dai data center nel trimestre è stato pari a 5,4 miliardi di dollari, meglio dei 4,97 miliardi previsti.
Nonostante il segno negativo di oggi, il titolo AMD ha vissuto uno rally straordinario negli ultimi 12 mesi, crescendo del 112%.
Molto bene anche il segmento PC, in cui il fatturato è stato di 3,1 miliardi di dollari, contro i 2,9 previsti. Nota stonata invece per la divisione videogiochi, per cui il giro d’affari è stato di 843 milioni di dollari, contro gli 855 stimati.
Tra i nuovi prodotti il server Helios, pensato per sfidare Nvidia
Il mese scorso AMD ha mostrato i suoi nuovi prodotti al CES di Las Vegas. Tra questi è il server Helios, in formato rack, il cui lancio è imminente. La ceo Lisa Su ha detto che si tratta del miglior rack per l’AI al mondo, mandando così un forte segnale alla rivale Nvidia.
Helios è infatti pensato per mettersi in lizza con il server NVL72 di Nvidia: entrambi sono composti da 72 gpu e possono collegarsi ad altri sistemi di vasta scala per creare un unico supercomputer per l’intelligenza artificiale.
Su ha detto di ritenere che il mercato dei data center per l’AI varrà qualcosa come mille miliardi di dollari entro il 2030 e la mission di AMD sarà di creare prodotti in grado di sottrarre clienti a Nvidia,
Uno dei fattori di cui tener conto però è che anche le grandi case del software mondiale, come Google, Amazon e Microsoft, stanno cominciando a sviluppare microchip “in casa” per utilizzarli nei data center. La competizione quindi è frenetica e su tutti i livelli.
Prezzi alle stelle delle memorie Ram per via dell’AI faranno aumentare prezzi dei PC
AMD, così come Intel, deve fare i conti con la carenza globale di memorie (comunemente note come Ram) che potrebbe fare crescere notevolmente i prezzi dei PC e danneggiare la domanda nei segmenti personal computer e videogiochi, molto profittevoli per AMD.
Dalla fine dello scorso anno la domanda insaziabile di memoria proveniente dai data center per l’AI continua a superare l’offerta, creando forti squilibri nel mercato. I prezzi della DRAM sono aumentati moltissimo e quello che sta avvenendo, secondo il sito IDC, è una vera e propria riallocazione della capacità produttiva, ovvero le risorse tradizionalmente riservate all’elettronica e ai produtti consumer vengono ora trasferite a soluzioni a più alto margine nell’AI. Invece di espandere la produzione di memorie DRAM e NAND utilizzate negli smartphone e nei pc, i principali produttori preferiscono produrre memorie per i data center.
Il mercato della memoria RAM è costituito quasi interamente da sole tre grandi aziende: Micron, SK Hynix e Samsung Electronics. Il mese scorso a Las Vegas, Sumit Sadana, chief business officer di Micron, è stato molto chiaro: “Abbiamo assistito ad un aumento della domanda di memoria estremamente brusco e significativo, che ha di gran lunga superato la nostra capacità di fornitura e, secondo le nostre stime, la capacità produttiva dell’intero settore delle memorie”, ha detto a Cnbc. Lo scorso anno il titolo Micron è cresciuto del 247%.
Da qualche tempo quindi Wall Street ha iniziato a domandare ai produttori di elettronica per consumatori, come Apple o Dell, come gestiranno la carenza di memorie e se finiranno per aumentare i prezzi. Ad oggi, la memoria Ram incide per circa il 20% dei costi di hardware di un laptop, ha detto Tom Hsu, analista di TrendForce, mentre all’inizio del 2025 incideva tra il 10% e il 18%.
In ottobre, il direttore finanziario di Apple, Kevan Parekh, ha riferito agli analisti che l’azienda stava riscontrando un “lieve vento di spinta” sui prezzi delle memorie, minimizzando però la questione come “nulla di rilevante da segnalare”.
Tuttavia, a novembre, Jeffrey Clarke, chief operative officer di Dell, ha spiegato agli analisti che l’azienda texana intende modificare il proprio mix di configurazioni per ridurre al minimo l’impatto sui prezzi, pur ammettendo che la carenza avrà un impatto sui prezzi al dettaglio. “Non vedo come questo possa non ripercuotersi sulla base clienti”, ha affermato Clarke riferendosi all’aumento dei prezzi delle memorie. “Faremo tutto il possibile per mitigare la situazione”.