Bitcoin in picchiata, per Michael Burry può innescare un catastrofe (anche per l’oro). Tre soglie da allarme rosso
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Mentre l’oro risale con vigore verso i 5mila dollari l’oncia dopo lo sbandamento di fine gennaio, diventa sempre più ripida la caduta libera del Bitcoin. La regina delle criptovalute scivola ancora è ha toccato ieri dei minimi in area 72.877 dollari. E sul mercato c’è chi asserisce che un nuovo crollo della cripto potrebbe innestare ulteriori tensioni proprio sull’oro.
Dietrofront del 40% dai massimi
In pochi mesi il Bitcoin è passato dal record d’inizio ottobre — sopra i 126.000 dollari — agli attuali livelli che corrispondono a un drawdown di oltre il 40%. Gli attuali livelli sono i minimi da quando Donald Trump ha vinto la rielezione alla Casa Bianca all’inizio di novembre 2024 e ha inaugurato un’amministrazione più favorevole alle criptovalute che nella prima parte dello scorso anno aveva acceso gli entusiasmi sulle criptovalute.
Quasi mezzo trilione di dollari di valore è stato cancellato dalle criptovalute in meno di una settimana. Il valore totale del mercato crypto è crollato di 467,6 miliardi dal 29 gennaio, secondo i dati di CoinGecko.
Forti deflussi si stanno registrando dai principali Etf spot bitcoin. Storicamente, c’è stata una “grande quantità di fedeltà quasi religiosa nel mantenere Bitcoin a qualunque costo – rimarca Michael Novogratz, ceo di Galaxy Digital LP – e in qualche modo quel virus o quella febbre sono passati, e hai iniziato a vedere qualche vendita”.
L’avvertimento di Michael Burry
La nuova caduta del bitcoin in questi mesi torna a sollevare dubbi sul fatto che funzioni come una sorta di oro digitale, poiché non ha agito come un rifugio sicuro durante un periodo di crescente incertezza geopolitica. L’investitore Michael Burry ha avvertito in questi giorni che il Bitcoin è usato come un asset puramente speculativo, non riuscendo a affermarsi come una copertura simile ai metalli preziosi.
Burry ha fatto anche un collegamento tra bitcoin e il recente crollo di oro e argento. “Sembra che fino a 1 miliardo di dollari in metalli preziosi siano stati liquidati a fine mese a causa del calo dei prezzi delle criptovalute,” ha detto l’investitore diventato famoso per aver predetto la crisi subprime. In particolare speculatori si sarebbero affrettati a ridurre il rischio vendendo partecipazioni redditizie in futures su oro e argento tokenizzati. A suo avviso un mercato orso più profondo di Bitcoin potrebbe scatenare un’altra vendita di oro e argento da 1 miliardo di dollari.
La mina Strategy
Se il calo del bitcoin continuerà Burry intravede anche effetti molto forti sul settore legato alle cripto, a partire dalle società di tesoreria bitcoin. Un Bitcoin sotto i 70.000 dollari, argomenta ‘The Big Short’, probabilmente innescherebbe oltre 4 miliardi di dollari in perdite per Strategy di Michael Saylor. E se Bitcoin scendesse a 60.000 dollari, Burry avverte di una “crisi esistenziale” per l’azienda di Saylor, soffermandosi in particolare sull’indicatore mNAV di Strategy, una metrica chiave che monitora il prezzo delle azioni dell’azienda rispetto alle sue disponibilità in Bitcoin.
Strategy attualmente si attesta a un mNAV di 1,1. Nei mesi scorsi il ceo Phong Le ha suggerito che se questa metrica scendesse sotto 1, potrebbero essere costretti a vendere Bitcoin come “ultima risorsa”. Infine Burry indica che un calo del bitcoin a 50.000 dollari spezzerebbe la spina dorsale dell’ecosistema crypto.
Incubo crypto winter
Il Bitcoin ormai da tempo è entrato in bear market. Tra gli esperti si parla sempre più di nuovo crypto winter, termine con cui si indica un periodo prolungato di forte debolezza nel mercato delle criptovalute, caratterizzato da crolli dei prezzi, scarsa liquidità e sfiducia degli investitori. Storicamente, i crypto winter del passato sono durati tra i 12 e i 24 mesi, con una media di circa 18 mesi. Si tratta di cicli molto più rapidi rispetto ai bear market azionari tradizionali, ma più violenti, con crolli anche superiori all’80% rispetto ai picchi di periodo.