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Altro che Superciclo commodities: prezzi legname Usa -40% da record maggio. Segnale scoppio bolla immobiliare?

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Mai come ora la parola inflazione ossessiona le menti dei trader, degli investitori e dei consumatori. Ma la fiammata dei prezzi delle materie prime si è per caso già spenta? E’ la domanda che il mercato si sta improvvisamente facendo.
Forte ritracciamento dei futures sul legname Usa. Segnale di alert per il mercato immobiliare Usa?Neanche tre mesi fa si parlava di superciclo delle commodities, sulla scia dei forti rally che stavano interessando il comparto: rally dovuti alle aspettative di una forte ripresa della domanda grazie all’uscita dell’economia globale dalla quarantena da pandemia Covid-19.

Proprio il boom dei prezzi delle commodities era stato citato – lo è tuttora – dalla Fed e dalla Bce come quel fenomeno di carattere transitorio che stava contribuendo all’improvvisa crescita dell’inflazione.
Si parlava anche dell’impatto bullish che sul settore avrebbe avuto la transizione energetica.
Nelle ultime settimane, tuttavia, qualcosa è cambiato. Lo scorso 10 maggio, il prezzo del contratto sul rame con scadenza a tre mesi, scambiato sul London Metal Exchange, chiudeva a $10.720 la tonnellata, al record in assoluto. Oggi, le quotazioni  viaggiano al di sotto della soglia di $10.0000.
A ritracciare dai massimi anche altre commodities, come il legname, tra le materie prime che hanno incassato i guadagni più poderosi, beneficiando del lockdown che ha portato molti americani rinchiusi in casa a decidere di ristrutturare e rinnovare le proprie abitazioni, anche solo per far passare il tempo.
Ebbene, come fa notare un articolo di Bloomberg, i prezzi del legname sono crollati del 40% dal picco testato a maggio: quelli quotati a Chicago hanno sofferto un tonfo del 18% soltanto la scorsa settimana, riportando il calo settimanale più forte della storia. Una brusca frenata, visto il boom dei prezzi del legname che stava caratterizzando l’anno, così forte da rendere la costruzione delle abitazioni, in Usa, costose come mai in precedenza.
Come mai questo improvviso dietrofront?
Le spiegazioni attengono alle dinamiche della domanda e dell’offerta: le segherie stanno accelerando la loro produzione (più offerta); mentre i potenziali acquirenti hanno, evidentemente, frenato la loro propensione a spendere (meno domanda).
“I prezzi di più breve termine si adattano alle condizioni della domanda e dell’offerta – ha spiegato, di fatto, Marc Odo, gestore di portafoglio di Swan Global Investments – Commodities come prodotti agricoli o legname possono essere oggetto di aggiustamenti”.
Ma il prezzo del legname è sintomatico di un possibile rallentamento del mercato immobiliare Usa all’orizzonte? Per qualcuno sì.
La bolla sta iniziando a scoppiare”, ha commentato Gary Shilling, numero uno di A. Gary Shilling & Co, in un editoriale che è stato pubblicato su Bloomberg Opinion.
A suo avviso si starebbero presentando segnali di rallentamento nel settore: tra questi, l’aumento del numero delle case in vendita sul mercato, il calo dei permessi di costruzione, e la riluttanza dei consumatori ad acquistare abitazioni che presentano ormai prezzi elevati.
C’è da dire che, durante il periodo della pandemia, il mercato immobiliare  Usa era stato interessato da una domanda robusta, proveniente soprattutto dagli americani in cerca di nuove abitazioni lontane dai centri urbani densamente popolati, dove il tasso di contagio era più alto. I bassi tassi sui mutui sono stati sicuramente un fattore che ha contribuito all’acquisto delle case.
Ma ora la situazione sta cambiando e, sebbene siano ancora molti gli americani che preferiscono vivere fuori città, tanti altri faranno ritorno nei centri urbani. Inoltre, non tutti vogliono acquistare case a questi prezzi.

Credit Suisse: effettuare prese beneficio su materie prime

In questo contesto, occhio al report firmato da Credit Suisse. Nell’analisi “Effettuare prese di beneficio sulle materie prime”, si legge che “il Comitato di Investimento” del colosso bancario svizzero “ha deciso di prendere profitto”, sul comparto.
Di seguito, il perché di questa decisione:
“Le materie prime, come misurate dall’indice BCOM, per esempio, sono cresciute del 21,5% YTD, con petrolio e rame saliti di oltre il 30% ciascuno. L’analisi tecnica suggerisce che il rally potrebbe estendersi ulteriormente, ma riteniamo prudente effet-tuare una presa di profitto su questo giudizio sulla base della forza. Mentre i metalli di base sono fortemente sostenuti, con il mondo (Cina esclusa) che attualmente si sta riprendendo dalla crisi del COVID-19, la domanda della Cina sta rallentando. Il ciclo economico della Cina è la principale determinante per i metalli di base, e dunque riteniamo ci sia del potenziale di consolidamento in queste materie prime. Nel frattempo i metalli preziosi sono favoriti dalle sorprese dall’inflazione, ma il modo in cui le banche centrali reagiranno a queste sorprese tiene a freno questi metalli. Nell’agricoltura, stanno arrivando risposte dal fronte dell’offerta e ci aspettiamo un indebolimento delle condizioni del mercato più avanti, salvo sorprese a livello meteorologico durante l’estate”.
Credit Suisse mette in evidenza, comunque, che “il petrolio rimane molto forte per ora”, precisando che “la disciplina nel profit taking è importante quando si parla di ribilanciamento. Consente agli investitori di riorientare il capitale verso opportunità di investimento con valutazioni migliori. Per gli investitori sottopesati in azioni e interessati agli investimenti legati alle materie prime, evidenziamo che i materiali e i titoli minerari rappresentano un modo più conveniente per acquisire un’esposizione. Per effettuare
un investimento ottimale in vista di un periodo di ripresa economica e reflazione, riteniamo che sia fondamentale detenere un’esposizione azionaria sufficiente in portafogli ben diversificati”.
In definitiva, nella sessione “Avvertimenti sui rischi”, Credit Suisse ricorda che “le operazioni in commodity presentano un elevato grado di rischio e potrebbero non essere adatte a molti investitori privati. L’ammontare della perdita per via dei movimenti di mercato può essere sostanziale o risultare persino in una perdita totale”.