Altman supera Musk: OpenAI vale 500 miliardi, più di SpaceX. I tecnologici spingono in alto gli indici
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OpenAI diventa oggi la più ricca azienda al mondo tra quelle non quotate in borsa, con una valutazione attorno ai 500 miliardi di dollari, che la pone di fronte anche a SpaceX di Elon Musk.
Come riportato da Bloomberg, a dipendenti ed ex dipendenti dell’azienda capitanata da Sam Altman è stata data la possibilità di vendere azioni per un valore di circa 6,6 miliardi di dollari a fondi come Thrive Capital, SoftBank, Dragoneer Investment, i fondi di Abu Dhabi MGX e T.Rowe Price. Questo ha fatto salire enormemente il valore della società, percepita in questo momento come leader nell’AI.
Il mercato ha ricevuto la notizia con grande ottimismo e titoli del settore tech stanno guidando gli indici verso l’alto.
Il ricorso alle operazioni secondarie è l’ultima tendenza delle startup di successo
Si tratta della seconda grande offerta di azioni effettuata da OpenAI in meno di un anno, dopo quella del valore di 1,5 miliardi di dollari operato con SoftBank a novembre, che fece raggiungere alla società un valore di 300 miliardi di dollari. Quest’ultima transazione consolida così il ruolo di OpenAI come la startup di maggior valore mondiale. SpaceX è valutata 456 miliardi di dollari.
Si osserva una tendenza crescente tra le startup di successo a ricorrere alle cosiddette “operazioni secondarie”, ossia consentire ai dipendenti di vendere liquidare le proprie azioni senza ricorrere alla quotazione in borsa. Si tratta di una strategia per mantenere fedeltà tra le proprie file offrendo laute ricompense economiche mantenendo il controllo “privato” dell’azienda . Oltre a OpenAI e SpaceX, anche grandi aziende come Stripe e Databricks hanno percorso questa strada.
Mantenere intatta la propria squadra di talenti appare un asset strategico essenziale nel quadro iper-competitivo dell’AI in questo momento. Meta, ad esempio, starebbe offrendo contratti oltre i 100 milioni di dollari per attrarre i migliori ricercatori del campo.
Si tratta in generale di un altro riflesso della corsa frenetica per “vincere” la gara dell’intelligenza artificiale, nella quale molte aziende investono centinaia di miliardi di dollari per costruire le infrastrutture di una tecnologia che potrebbe portare ad una nuova rivoluzione industriale. OpenAI non ha ancora generato profitti ma è al centro di questo boom di investimenti che include non solo software ma enormi data center, microchip e risorse energetiche e coinvolge giganti come Nvidia, Oracle SK Hynix.
OpenAI: profit o non profit? Il dilemma che ha portato alla rottura tra Altman e Musk
La storia di OpenAI ha un iter non privo di ambiguità. Musk contribuì a fondarla insieme ad Altman nel 2015 come non profit dedicata all’avanzamento dell’intelligenza digitale “in un un modo che abbia la maggior probabilità di beneficiare l’umanità”. Tra i due miliardari c’è stata poi una rottura, ampiamente pubblicizzata, quando Altman ha accettato miliardi di dollari da parte di Microsoft nel 2019. Musk ha lasciato il board e ha fatto causa ad Altman, sostenendo che la società stesse abbandonando i propositi iniziali.
Microsoft è il principale investitore di OpenAI e Altman sarebbe in trattativa per inquadrare l’azienda in uno schema “for profit” più tradizionale.
Mercati euforici ignorano l’impasse di Washington. Listino sudcoreano ai massimi storici
La notizia ha creato euforia sui mercati. Il comparto tecnologico asiatico in particolare ha reagito con entusiasmo, corroborato anche da un annuncio preliminare tra OpenAI di un accordo con Samsung (+4,4%) e Sk Hynix (+10,6%) per la fornitura di semiconduttori. Il listino sudcoreano ha toccato i suoi massimi storici.
Dopo il “dip” dello scorso aprile, dovuto principalmente al panico creato dall’annuncio di aggressivi dazi commerciali da parte del presidente americano Donald Trump, i mercati si sono ripresi grazie principalmente al boom dell’AI e agli enormi investimenti nel settore.
Oggi gli investitori sembrano ignorare anche l’impasse politica di Washington, che come conseguenza farebbe anche ritardare la pubblicazione di alcuni dati economici essenziali alla Federal Reserve nel decidere sui tassi d’interesse.
“I titoli tecnologici continuano a sfidare la forza di gravità”, ha detto Peter Kim di KB Securitites.