Alert debito, un mix esplosivo fa tremare Treasury, Oat e Gilt. Impazza lo steepener e anche i Btp soccombono
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L’ondata di nervosismo sui mercati internazionali travolge i bond. E a farne le spese sono anche quelli che a lungo sono stati considerati l’incarnazione degli asset più sicuri al mondo, Giappone compreso. Le preoccupazioni sono molteplici, a partire dalla forte spesa pubblica e le potenziali ricadute inflazionistiche a livello mondiale, con sullo sfondo il nodo dell’indipendenza della Federal Reserve. A questi fattori ieri si è aggiunta la pressione esercitata dalle emissioni record per quasi 50 miliardi registrate ieri in Europa.
Il sell-off sui bond non risparmia nessuno
Dopo il sell-off di ieri su Treasury, Bund e Gilt stamattina si assiste al balzo anche dei rendimenti dei titoli giapponesi. Le scadenze a 20 anni vedono i rendimenti schizzare ai massimi dal 1999. Oltreoceano i rendimenti dei Treasury a 30 anni si sono nuovamente avvicinati al livello critico del 5%, mentre i tasso offerto dal trentennale del Regno Unito è balzato ai livelli più alti dal 1998.
L’indice Bloomberg dei rendimenti obbligazionari globali è sceso dello 0,4% ieri, la più grande perdita giornaliera degli ultimi 3 mesi.
In Italia il rendimento del Btp a 10 anni è schizzato in alto ieri portandosi in area 3,7%, con spread Btp-Bund tornato sopra 90 pb.
“Sembra essere il ritorno, in autunno, dei bond vigilantes, messi sul piede di guerra in US dalla minaccia di Trump all’indipendenza della Fed, accoppiata al tema costante del rifinanziamento di un debito crescente”, asserisce Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr. In Eurozona invece dominano le preoccupazioni per lo state delle finanze pubbliche e/o le necessità di rifinanziamento del debito, con Francia (crisi politica e di budget), Uk (più o meno la stessa cosa) e Germania (abbandono dell’austerity) tutte più o meno coinvolte. “Il risultato di questa situazione è un generalizzato rialzo dei rendimenti sulla parte medio lunga delle curve, ovvero le scadenze meno sensibili alle attese di politica monetaria, o meglio, sensibili in maniera indiretta (eccessivo easing farà salire i rendimenti in quanto alimenterà attese di surriscaldamento economia e inflazione, ed eccessivo tightening li farà scendere per il motivo opposto)”.

Curve sempre più ripide, impazza lo steepener
A emergere è una tensione soprattutto sul debito a più lunga scadenza, meno sensibile ai cambiamenti della politica monetaria. Curve dei tassi sempre più ripide che stanno acuendo il fenomeno delle cosiddette operazioni steepener, una strategia che trae profitto quando lo spread tra i rendimenti obbligazionari a lungo e a breve termine si allarga.
Così è stato ad esempio in Nuova Zelanda dove lo scorso mese si è irripidita dopo che la banca centrale ha fatto seguito a un taglio dei tassi di interesse ampiamente previsto con una dichiarazione sorprendentemente accomodante.
Con l’aumentare della pressione sulla Fed per abbassare i tassi, i trader in genere acquistano titoli a più breve scadenza che sono i più sensibili ai cambiamenti della politica monetaria.
I problemi di Parigi e Londra
Nel Vecchio continente le tensioni riguardano in primis Francia e Gran Bretagna. Oltralpe si avvicina l’8 settembre quando ci sarà il voto di fiducia sul governo. La probabile nuova crisi di governo appare difficilmente evitabile anche se ieri il presidente francese, Emmanuel Macron, ha convocato all’Eliseo i leader dei principali partiti per cercare una soluzione politica prima del voto di fiducia in programma lunedì prossimo. Il rendimento bond trentennale transalpino è balzato al 4,5% ai top dal 2011.
A Londra invece il gilt trentennale segna i rendimenti massimi dal 1998 al 5,7%. Sotto pressione anche la sterlina indietreggiata di oltre l’1% rispetto al dollaro. Il premier Starmer ha cercato di calmare gli investitori rimarcando per bocca di un suo portavoce che state adottate le decisioni necessarie per “stabilizzare le finanze pubbliche” e rimane “l’impegno ferreo sulle sul mantenimento delle regole fiscali”.
Non solo Btp, ieri emissioni record in Ue
Quella di ieri è stata una giornata di emissioni obbligazionarie record nel Vecchio continente: oltre 49,6 miliardi di euro in 24 ore, tra emissioni pubbliche e corporate. Il volume di questo singolo giorno supera di fatto i totali settimanali tipici, segno di una convergenza tra le esigenze degli emittenti e la domanda degli investitori. Sentore di questa brama di bond Ue sono i forti afflussi di fondi di investimento esteri nelle obbligazioni dell’area euro che tra marzo e maggio si sono attestati ben sopra i livelli del 2024.
Tra le emissioni di ieri spicca quella del Tesoro italiano che ha collocato via sindacato un nuovo BTP a 7 anni ed un nuovo BTP a 30 anni per complessivi 18 miliardi. Nel dettaglio 13 miliardi a 7 anni e 5 miliardi a 30 anni, con una domanda per 218 miliardi (110 miliardi sul settennale e 108 miliardi sul trentennale), pari a oltre 12 volte il quantitativo offerto.