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Alert Bce, il taglio dei tassi non sostiene il credito

27 Gennaio 2026 10:40

Alert credito dalla Bce. Demografia negativa, consumi incentrati più sui servizi, incertezza sui dazi e crescita debole stanno frenando il recupero del credito nell’euro zona, malgrado i tagli dei tassi della Bce a partire dal giugno 2024, con una crescita più lenta rispetto ai precedenti episodi di allentamento monetario.
Un articolo, pubblicato sul blog della Bce, ad opera di Paola Di Casola, Caterina Mendicino, Giulio Nicoletti and Ana Skobla, analizza i fattori alla base di questo vulnus. Lo studio analizza il finanziamento totale del debito delle imprese, dai prestiti bancari e non bancari all’emissione di bond fino al credito all’esportazione

Il legame tassi credito

“Tutto questo ci ha portati a stabilire che la trasmissione dei tassi della politica monetaria al credito e poi all’economia reale è più debole rispetto al passato”: nel contesto delle condizioni macroeconomiche e della corrente fase accomodante del ciclo dei tassi.

“Il credito al settore privato ricopre un ruolo centrale e chiave per sostenere la crescita e gli investimenti e deve funzionare in maniera efficace come mezzo di trasmissione della politica monetaria”, sottolinea il post pubblicato ieri, a qualche mese di distanza da uno studio degli esperti della Bce risalente allo scorso ottobre e dedicato all’impatto “significativo” della politica economica degli Stati Uniti, che ha agito da freno al credito al settore privato nell’area dell’euro, pesando sugli investimenti e riducendo l’efficacia della politica monetaria.

Crescita lenta

Il credito a famiglie e imprese nell’area dell’euro è sì tornato a crescere, ma cresce più lentamente e più gradualmente rispetto a quanto non abbia fatto durante le riprese economiche del passato e su base storica.

L’aumento dei prestiti al settore privato risulta debole in questa fase e sta disattendendo le aspettative, tenuto conto del fatto che la Bce ha iniziato a tagliare i tassi dal giugno 2024, li ha ridotti di 200 punti base fino al giugno 2025 e l’economia nell’area euro è in crescita.

I motivi di questa ripresa graduale e stentata del credito a famiglie e imprese sono molteplici:

Il ripido e rapido rialzo dei tassi nel 2022-2023 ha lasciato il segno: ha inasprito il costo della raccolta per le banche e ha dato una stretta ai requisiti prudenziali, due impatti forti che non sono ancora rientrati del tutto.

Pesa anche il ruolo in espansione delle istituzioni non bancarie, l’incertezza geopolitica abbinata alle tensioni commerciali, le condizioni del credito bancario che non sono tornate ai livelli pre-pandemici.

Tra i fattori strutturali, hanno rilievo i cambiamenti delle forme di consumo che stanno passando dai beni durevoli ai servizi, riducendo tanto la richiesta di credito quanto la disponibilità del collaterale usato dalle banche.

-Infine, anche le tendenze demografiche contribuiscono a frenare la domanda di credito, soprattutto i mutui ipotecari.

Prospettive incerte

“Il percorso futuro di questo gap – si legge nell’articolo – resta incerto dati i vari fattori ciclici e strutturali” anche se si dovrebbe “gradualmente ridurre con il materializzarsi degli effetti dell’allentamento monetario e l’adattamento del comparto finanziario”.

Ciononostante, un attento monitoraggio dei suoi fattori sottostanti rimane essenziale, dato il ruolo centrale del credito nel sostenere gli investimenti e l’attività economica reale. Per una adeguata trasmissione delle politica monetaria gli autori sottolineano l’importanza di uno stretto monitoraggio visto che il credito nell’eurozona mantiene “un ruolo centrale nel supporto degli investimenti e nelle attività dell’economia reale”.