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Alain Minc ovvero l’uomo dell’Eliseo: ‘Bce cancelli debito pubblico Italia legato al COVID’

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Un giubileo del debito pubblico creato dalla crisi del coronavirus, precisamente dalle spese che i governi dell’area euro saranno costretti a sostenere per ridare fiato a un’economia stravolta dallo stop imposto con il lockdown.
“Cancelliamo il nuovo debito pubblico legato alla crisi del Covid”. E’ il consiglio che arriva da Alain Minc, intervistato da La Repubblica.

Come spiega il quotidiano “a parlare così non è un militante di estrema sinistra ma Alain Minc, eminenza grigia del capitalismo francese. Consigliere ombra di tanti presidenti, tra cui Emmanuel Macron di cui è stato uno dei pigmalioni (..) In questi giorni, pubblica il suo nuovo libro, ‘Mes présidents’ nel quale ripercorre incontri e conversazioni all’Eliseo”.
Alain Minc va dritto al punto, esaminando la situazione in cui versa l’Italia.

Prendiamo l’Italia, che ha già un rapporto tra debito pubblico e Pil pari al 130%. Nel prossimo futuro la percentuale potrebbe salire al 160%. Dobbiamo evitare che le agenzie di rating facciano precipitare l’Italia in una spirale di spread crescenti. La mia proposta è quindi di separare il 130% del debito già accumulato che appartiene al settore privato dal surplus del 30% che sarà nelle casse della Bce attraverso il programma di riacquisto. L’obbligo di rimborso dello Stato italiano non è di fatto lo stesso nei confronti dei finanziatori privati che nei confronti della Bce“.
Il compito spetterebbe dunque alla Bce: ancora, si potrebbe dire, soprattutto all’indomani del potenziamento del QE pandemico, il programma PEPP che, senza esagerare, potrebbe essere considerato una sorta di scudo anti-spread.
Cosa dovrebbe fare la Bce? Minc spiega che “la logica suggerirebbe la cancellazione del debito detenuto dalla Banca centrale, almeno in parte. Ma è chiedere troppo al sistema finanziario e al suo conformismo. Ci sono anche controargomentazioni legali — ‘pacta sunt servanda’ — difficili da contrastare, soprattutto nei confronti dei tedeschi”.
La via più semplice, a suo avviso, sarebbe la seguente, da un punto di vista operativo: “La Bce dovrebbe scambiare i buoni del Tesoro con titoli perpetui a basso interesse. E aggiungo: se l’idea di perpetuità provoca un rifiuto ideologico, allora diciamo con titoli a 50 e 100 anni. Il debito pubblico sarebbe così suddiviso in due comparti: il debito detenuto da operatori privati attenti alla solvibilità dello Stato debitore con agenzie di rating in allerta e spread rappresentativi. E il debito pubblico perpetuo o a lunghissimo termine, che non peserebbe sulla solvibilità del debitore“.
Minc riconosce che la Germania ha “infranto diversi tabù”, come dimostra la proposta del Recovery Fund annunciata congiuntamente dal presidente francese Emmanuel Macron e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. Ma i soldi del fondo Next Generation – così come lo ha battezzato Ursula von der Leyen, nel presentare la proposta della Commissione Ue – non dovrebbero essere usati a suo avviso “solo per costruire ospedali”, ma per disporre di una sorta di liquidità da poter utilizzare in occasione della prossima crisi.
Il consigliere politico ed economico dell’Eliseo insiste comunque sul tabù della monetizzazione del debito e del deficit:
“Così com’è stata accettata l’idea iconoclasta dell’helicopter money, vedrete che nei prossimi mesi il dibattito ruoterà intorno alla monetizzazione del debito seguita da una parziale cancellazione della sua quota pubblica, o del suo rinvio alle calende greche. È una trasformazione che accadrà , ma senza dirlo”.
In Eurozona il divieto del finanziamento monetario da parte della Bce è è scritto nero su bianco. E sicuramente la Bce sta più che rispettando il suo statuto, visto che né il Quantitative easing inviso alla Corte costituzionale tedesca né il PEPP, QE pandemico appena rafforzato, possono considerarsi forme di finanziamento monetario, visto che non cancellano né i debiti né i deficit dei paesi coinvolti nel programma.
Nessuna monetizzazione dei deficit fiscali, insomma, che invece si realizzerebbe nel caso in cui la Bce finanziasse direttamente le spese extra dello stato con stampando moneta. Non per niente, recente è il commento di Gilles Moec, responsabile economista di AXA, a Londra:
“Le banche centrali sono state create per impedire i default dei paesi. E’ questo il motivo per cui sono state concepite ed è questa la loro funzione in paesi come Giappone e Stati Uniti. Nell’Eurozona, esiste un divieto esplicito di finanziamento monetario. Non si può fare”. Per ora, si potrebbe dire.
E se Alan Minc propone di cancellare ‘solo’ il debito legato al COVID c’è chi, come Michael Hudson, professore di economia presso la University of Missouri di Kansas City e direttore generale dell’Institute for the Study of Long-Term Economic Trends, ha proposto recentemente il perdono totale del debito Usa: cancellazione pari al 100%.
“In questo momento, l’economia americana è a pezzi – ha detto Hudsom, autore di ‘…Rimetti a loro i loro Debiti: Credito e Redenzione.: “La cancellazione del debito è necessaria nel momento in cui i debiti crescono al di là della capacità di rimborsarli (..) Proprio in questo momento abbiamo persone piene di debiti che hanno perso il lavoro, o che sono state costrette a chiudere i loro negozi, o che lavorano nella ristorazione e non riescono più a guadagnare. Gli interessi sui debiti contratti dagli studenti e sui prestiti per gli acquisti di automobili stanno crescendo, ed è ovvio che i debiti stiano crescendo a un livello così grande che l’unico modo per ripagarli è procedere al pignoramento delle abitazioni dei debitori, trasformandoli in homeless, buttandoli in mezzo alla strada”.
Rifacendosi alla storia, l’economista ha ricordato che “i babilonesi e gli ebrei erano soliti cancellare i debiti non perchè fossero idealisti, o perchè fossero sostenitori dell’egualitarismo. (..) Il motivo per cui i debiti vengono cancellati è perchè si desidera preservare la stabilità”.