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Affitti a canone concordato sotto attacco: ecco chi colpirà la stangata su cedolare secca

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Fa discutere l’aumento della cedolare secca sugli affitti a canone concordato previsto dalla Manovra 2020. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha precisato che la cedolare secca salirà dal 10% al 12,5%: un rialzo, praticamente, pari a +25%. “In realtà l’aliquota del 10% era temporanea ed era destinata a risalire al 15%. Con il nostro intervento invece la rendiamo strutturale al 12,5%. A ben vedere quindi si tratta di una riduzione e non di un aumento di tasse”, ha spiegato il ministro.

“La possibilità che la cedolare secca sugli affitti disciplinati dagli accordi territoriali (cosiddetti concordati) salga dal 10 al 12,5% certifica in maniera inequivocabile la mancata comprensione dei fenomeni in atto”, sottolinea Luca Dondi, amministratore delegato di Nomisma. “In una fase in cui il mercato della locazione è esposto alla spietata concorrenza degli utilizzi temporanei (affitti brevi), qualsiasi provvedimento che riduca la redditività dell’opzione tradizionale comporta inevitabilmente uno spostamento di offerta verso le forme di utilizzo degli immobili più profittevoli”, rimarca Dondi che aggiunge: “A risultare penalizzati non saranno tanto i proprietari, che sapranno riorientare prontamente le proprie scelte, quanto le famiglie, in particolare quelle disagiate, che si troveranno di fronte un’offerta sempre più esigua e un contesto sempre più competitivo. In una fase in cui una lettura informata dei fenomeni consigliava una detassazione delle forme di utilizzo più favorevoli all’inquilinato, si è scelto di andare in senso opposto. Il costo sociale del risicato aumento di gettito che un approccio meramente contabile ha consentito di stimare rischia di rivelarsi elevatissimo. La speranza è che una sopraggiunta consapevolezza consenta di evitare il più clamoroso degli autogoal” – conclude Dondi.