Il mercato ha finalmente paura. Ma è davvero iniziata una fase ribassista?
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Dopo una delle peggiori settimane degli ultimi mesi per Nasdaq e S&P 500, gli investitori tornano a guardare con preoccupazione alla geopolitica. Ma i supporti tecnici, per ora, continuano a reggere. Dopo settimane in cui sembrava ignorare completamente le tensioni geopolitiche, il mercato americano ha finalmente mostrato un segnale di debolezza.
Il Nasdaq e l’S&P 500 hanno chiuso una delle peggiori settimane degli ultimi mesi, cancellando buona parte dei guadagni accumulati dopo il rimbalzo di giugno. A preoccupare gli investitori non è stato un singolo evento, ma la combinazione di diversi fattori: il deterioramento del quadro geopolitico, l’avvicinarsi della stagione delle trimestrali, qualche presa di profitto dopo i nuovi massimi e un sentiment diventato improvvisamente molto più prudente.
È il classico momento in cui molti investitori si pongono la stessa domanda: si tratta dell’inizio di un mercato ribassista oppure di una normale correzione all’interno del trend rialzista?
Il mercato corregge, ma il trend non è ancora cambiato
Guardando esclusivamente i titoli dei giornali si potrebbe essere tentati di rispondere che il peggio deve ancora arrivare: osservando i grafici, però, il messaggio è diverso.
La discesa ha riportato il Nasdaq sul primo importante livello di supporto settimanale, molto vicino ai minimi registrati nel mese di giugno. È una zona tecnica estremamente importante perché rappresenta il primo vero banco di prova del trend rialzista partito nella seconda parte della primavera.
Per il momento questo supporto continua a svolgere il proprio lavoro.
I compratori sono tornati a farsi vedere proprio in prossimità di questi livelli e non si è ancora verificata quella rottura tecnica che normalmente accompagna l’inizio di una fase ribassista di medio periodo.
In altre parole, il mercato sta mettendo sotto pressione il trend, ma non lo ha ancora compromesso.
Il sentiment cambia molto più velocemente dell’economia
Uno degli aspetti più interessanti delle ultime sedute riguarda la differenza tra ciò che percepiscono gli investitori e ciò che racconta l’economia reale: il sentiment è peggiorato rapidamente; i fondamentali, molto meno.
La crescita economica continua a mostrare segnali di tenuta, gli investimenti legati all’intelligenza artificiale rimangono sostenuti e, almeno per il momento, non si osserva un deterioramento significativo delle aspettative sugli utili societari.
Questo significa che la correzione sembra essere guidata soprattutto dalla riduzione dell’appetito per il rischio e non da un cambiamento strutturale dello scenario economico. Ed è una differenza sostanziale.
La geopolitica continua a rappresentare il principale fattore di rischio
Naturalmente il quadro internazionale resta complesso. Le tensioni in Medio Oriente continuano ad alimentare l’incertezza e i mercati sono diventati molto più sensibili alle notizie rispetto a poche settimane fa.
Il vero indicatore da monitorare, tuttavia, non è tanto il numero dei titoli sui giornali quanto il comportamento del petrolio. Storicamente sono proprio gli shock energetici a trasformare una crisi geopolitica in un problema economico. Se il prezzo del greggio dovesse salire in maniera persistente, aumenterebbero le pressioni inflazionistiche, diminuirebbero le probabilità di un allentamento della politica monetaria e il rischio di una correzione più profonda diventerebbe decisamente più elevato.
Per ora questo scenario non si è ancora materializzato.
Il nostro modello continua a vedere una fase di consolidamento
Dal punto di vista quantitativo c’è un elemento che merita attenzione.
Il nostro modello proprietario di forecasting, sviluppato negli ultimi anni proprio per individuare gli scenari più probabili di evoluzione del mercato, continua a indicare una fase di consolidamento seguita da una possibile ripresa del trend rialzista.
Naturalmente nessun modello può prevedere il futuro. L’obiettivo non è indovinare cosa farà il mercato, ma stimare quale sia lo scenario con la probabilità più elevata sulla base delle informazioni oggi disponibili.
Ed è proprio questa la differenza tra un approccio quantitativo e un approccio emotivo.
Cosa osservare nelle prossime settimane
Le prossime sedute saranno probabilmente decisive. Ci concentreremo in particolare su cinque elementi:
- la tenuta dei supporti di giugno sul Nasdaq;
- l’andamento della stagione delle trimestrali americane;
- l’evoluzione del prezzo del petrolio;
- eventuali sviluppi del quadro geopolitico;
- il ritorno o meno degli acquisti sui principali titoli tecnologici.
La risposta a queste variabili ci permetterà di capire se la correzione estiva sarà ricordata come una semplice pausa all’interno del mercato rialzista oppure come il primo segnale di un cambiamento di scenario più profondo.
La nostra view
Per il momento riteniamo prematuro parlare di inversione del trend. La correzione è stata significativa e il sentiment è chiaramente peggiorato, ma i livelli tecnici più importanti continuano a reggere e non osserviamo ancora quei segnali di deterioramento macroeconomico che normalmente accompagnano l’inizio di un vero mercato ribassista.
In queste fasi è fondamentale evitare sia l’eccessivo ottimismo sia il panico. Come ricordiamo spesso nelle nostre analisi, i mercati non si muovono sulla base delle emozioni, ma delle probabilità.
E oggi, nonostante una settimana difficile, le probabilità continuano a suggerire prudenza, ma non ancora un cambio di regime.
Ftse Mib

Nasdaq

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