Bending Spoons, esordio record al Nasdaq: titolo +40% e valutazione da 25,7 miliardi
Fonte immagine: Fonti societarie
Debutto col botto a Wall Street per Bending Spoons. Nel suo primo giorno di quotazione, la tech company italiana ha polverizzato le attese: dopo aver aperto le contrattazioni a 29 dollari, il massimo della forchetta di prezzo fissata in fase di IPO, il titolo ha registrato un rally che lo ha spinto fino a un picco di 43,93 dollari, segnando un balzo superiore al 40%. Solo nel finale un fisiologico e leggero ritracciamento ha ricondotto le quotazioni in area 40 dollari, consentendo comunque all’azione di archiviare la prima seduta con un solido +30%.
Un exploit che tuttavia invita alla prudenza sul fronte dell’analisi grafica. Secondo Davide Pastucci, Market Analyst di XTB, “non è ancora il momento di addentrarsi in tecnicismi, poiché il grafico dei prezzi è in piena formazione ed è prematuro tracciare un bilancio sull’andamento del titolo da un punto di vista puramente tecnico”.
Il prezzo dell’IPO sale a 29 dollari, market cap a 25,7 miliardi
Il debutto di Bending Spoons SpA sul mercato azionario si è tradotto in un autentico rally, con il titolo che ha chiuso la seduta di mercoledì a 40,50 dollari, mettendo a segno un balzo di quasi il 40% rispetto al prezzo di collocamento. L’operazione ha consentito alla tech company milanese, specializzata nel rilancio di aziende software, e ai suoi azionisti di raccogliere ben 1,68 miliardi di dollari attraverso la vendita di 57,97 milioni di azioni. La forte domanda ha spinto il prezzo dell’IPO a 29 dollari per azione, superando la forchetta iniziale indicata tra i 26 e i 28 dollari, e proiettando la capitalizzazione di mercato della società a quota 25,7 miliardi di dollari. Secondo quanto riferito da Bloomberg News, l’allocazione dei titoli è risultata fortemente concentrata, con i primi dieci sottoscrittori – tra partner storici e nuovi investitori istituzionali – che hanno assorbito circa l’85% dell’intera offerta.
Il successo del collocamento si riflette immediatamente su Tamburi Investment Partners (TIP), socio storico della tech company. In una nota dedicata, gli analisti di Equita hanno alzato il target price di TIP del 17% a 14,6 euro per azione, sottolineando la massiccia creazione di valore emersa con l’IPO. La holding ha monetizzato parte della quota cedendo 2 milioni di azioni per un incasso di quasi 60 milioni di euro (con una plusvalenza stimata di oltre 55 milioni), ma mantiene il 2,5% del capitale post-IPO. Una partecipazione residua di 16 milioni di titoli che, ai prezzi di chiusura attuali, vale oltre 550 milioni di euro e pesa per il 23% sul NAV del gruppo.
L’aggiornamento dei modelli della Sim milanese, che incorpora anche altre recenti operazioni di portafoglio (DEX, AMP e LioFactory), evidenzia un’importante opportunità di valore. Nonostante il recente balzo del +9% registrato in Borsa, Equita rileva che il titolo TIP quota oggi con uno sconto del 35% rispetto al nuovo target e del 28% sui prezzi di mercato delle partecipate: livelli stabilmente superiori alle medie storiche degli ultimi cinque anni.
Tra Matrix e il private equity
Il nome si ispira alla celebre scena del film cult Matrix e i suoi dipendenti si definiscono orgogliosamente “Spooners“, ma dietro l’immaginario fantascientifico di Bending Spoons si cela una rigorosa strategia finanziaria. La tech company milanese applica al settore del software un approccio tipico del private equity: rileva applicazioni basate su abbonamento, spesso in fase di transizione o consolidamento, ne ottimizza la struttura dei costi razionalizzando gli organici e ne affida il rilancio al proprio team di ingegneri. Un modello di business che l’amministratore delegato, Luca Ferrari, ha sintetizzato a Bloomberg Businessweek definendo la società come il frutto di un ideale connubio «tra il private equity e Google», con l’ambizione dichiarata di proiettarla nell’Olimpo dei grandi conglomerati tecnologici mondiali.
Questa strategia di ristrutturazione radicale garantisce margini elevati, ma richiede una forte disciplina temporale. «È un modello altamente redditizio, come evidenziato nel prospetto informativo, ma presenta lo svantaggio di richiedere molto tempo», ha spiegato Ferrari. «Prendiamo il caso di Evernote, o di qualsiasi altra nostra grande operazione: il risultato finale è essenzialmente un prodotto del tutto nuovo, e una simile trasformazione non si realizza dall’oggi al domani». Le leve di crescita future restano comunque significative, a partire dall’enorme bacino di clienti attuali. «Oggi serviamo circa mezzo miliardo di utenti attivi mensili, ma ne monetizziamo poco più di nove milioni», ha concluso il CEO. «Questo significa che abbiamo praterie di crescita organica davanti a noi, anche nell’ipotesi in cui non dovessimo mai più acquisire un nuovo utente».
I quattro fondatori entrano nel club dei miliardari
I documenti finanziari depositati dalla società certificano una straordinaria inversione di tendenza nei conti del gruppo. Nei primi tre mesi del 2026, Bending Spoons ha registrato un utile netto di 27,5 milioni di dollari su ricavi per 601 milioni, archiviando il profondo rosso da 112 milioni di dollari (a fronte di un fatturato di 259 milioni) registrato nello stesso periodo dello scorso anno. A trainare la performance è l’esplosione delle metriche operative: a marzo, gli utenti attivi mensili sono balzati a quota 500 milioni (rispetto ai 111 milioni di dicembre 2023), mentre nello stesso arco di tempo i clienti paganti sono triplicati, passando da 3 a 9 milioni.
Il successo della quotazione e la nuova valutazione da record proiettano i quattro ex compagni di università che hanno fondato la tech company milanese – Matteo Danieli, Luca Ferrari, Francesco Patarnello e Luca Querella – nell’élite della finanza globale. Secondo il Bloomberg Billionaires Index, ciascuno di loro vanta oggi un patrimonio netto superiore ai 2 miliardi di dollari. I quattro imprenditori si aggiungono così alla sempre più nutrita lista di giovani e ultra-ricchi fondatori del tech europeo, che vede già schierati il quarantunenne italiano Paolo Ardoino (CEO di Tether), il coetaneo Nikolay Storonsky (fondatore di Revolut) e il trio alla guida della francese Mistral AI.