Bending Spoons sbarca al Nasdaq: Ipo sopra le attese a 29 dollari per la tech milanese
Fonte immagine: Fonti societarie
Bending Spoons debutta a Wall Street con un prezzo di collocamento superiore alle attese. La tech company milanese, diventata negli ultimi anni uno dei casi più osservati del software europeo grazie a una strategia aggressiva di acquisizioni, ha fissato il prezzo della propria Ipo a 29 dollari per azione, oltre la forchetta iniziale compresa tra 26 e 28 dollari.
L’operazione porta sul mercato 57,97 milioni di azioni e implica una valutazione vicina ai 19 miliardi di dollari, confermando il forte interesse degli investitori per il modello industriale costruito dal gruppo: comprare app e piattaforme digitali già affermate, riorganizzarle in profondità e migliorarne la redditività. Un percorso che ha portato Bending Spoons dalle difficoltà iniziali del progetto Evertale al traguardo del Nasdaq, ma che resta accompagnato anche da interrogativi sul peso della leva finanziaria e sulla sostenibilità dei margini nel lungo periodo.
Sul Nasdaq debutto a 29 dollari per azione
La tech company milanese Bending Spoons ha fissato il prezzo della propria offerta pubblica iniziale (IPO) a 29 dollari per azione, superando la forchetta indicativa inizialmente compresa tra i 26 e i 28 dollari. L’operazione implica una valutazione complessiva per la società di circa 19 miliardi di dollari e prevede il collocamento sul mercato di complessive 57,97 milioni di azioni: di queste, 34,4 milioni sono di nuova emissione (rivolte a finanziare direttamente la crescita del gruppo), mentre le restanti 23,57 milioni sono state messe in vendita dagli attuali soci. Da quest’ultima tranche di azioni secondarie Bending Spoons non incasserà alcun provento.
Il debutto ufficiale delle quotazioni sul listino del Nasdaq è fissato per il 1° luglio sotto il ticker “BSP”. L’accordo prevede inoltre una clausola di greenshoe, che concede ai sottoscrittori un’opzione per l’acquisto di ulteriori 5,24 milioni di azioni aggiuntive direttamente dalla società. A guidare il consorzio di collocamento in qualità di joint lead book-running manager sono tre colossi dell’investment banking internazionale: Goldman Sachs International, JPMorgan e Allen & Company.
Il modello M&A e la valutazione di Bending Spoons
Il successo di Bending Spoons poggia su una strategia industriale ben precisa: l’acquisizione di applicazioni con una base utenti già consolidata, ma che presentano ampi margini di miglioramento sul fronte della gestione operativa e della crescita. Secondo l’analisi a cura di Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, la tech company ha affinato nel tempo un processo di M&A estremamente disciplinato e replicabile, forte di oltre 50 acquisizioni completate. Il cuore della strategia risiede nell’intervento post-acquisizione: Bending Spoons centralizza gran parte dello sviluppo software in Italia, implementa strumenti di intelligenza artificiale per massimizzare la produttività ed elimina le inefficienze strutturali.
Questo approccio ha spinto il margine EBITDA adjusted al 53% nel 2025, con il management che punta al 58% nel breve termine e l’esperto di Moneyfarm che non ritiene implausibile il traguardo del 60%. Flax evidenzia tuttavia un elemento che merita attenzione: l’importante ricorso alla leva finanziaria, con circa 4,4 miliardi di dollari di debito a fronte di 1,1 miliardi di patrimonio netto (un rapporto di 4 a 1) che, se da un lato amplifica i rendimenti, dall’altro incrementa il profilo di rischio.
Sul fronte dei numeri, il 2025 ha archiviato un balzo dei ricavi del 95% (inclusa la componente inorganica). Da questa analisi emerge un fair value (valore equo) di circa 33 dollari per azione, che esprime un premio del 20% rispetto al punto medio della forchetta di collocamento. Anche il confronto con i multipli di mercato appare interessante: a fronte di un settore software che quota mediamente a 8,3 volte i ricavi degli ultimi dodici mesi, il prezzo dell’IPO di Bending Spoons riflette un multiplo analogo ma applicato ai ricavi futuri attesi. Un posizionamento che Richard Flax definisce decisamente attrattivo per un’azienda destinata a crescere a tassi superiori alla media del comparto.
Dalle ceneri di Evertale al traguardo del Nasdaq
La straordinaria traiettoria finanziaria di Bending Spoons affonda le sue radici in un paradosso: un fallimento iniziale. Nel 2010 i fondatori Luca Ferrari, Matteo Danieli e Francesco Patarnello diedero vita a Evertale, un’applicazione progettata per redigere automaticamente i diari degli utenti sfruttando l’intelligenza artificiale. Nonostante un milione di dollari di seed capital raccolto, il prodotto non riuscì a imporsi sul mercato. Tre anni più tardi, con appena 40 mila dollari di capitale residuo, i tre founder – a cui si unì anche Luca Querella – decisero di ripartire da Milano cambiando radicalmente strategia e focalizzandosi sullo sviluppo interno di piccole utility app per smartphone. Battezzarono la nuova creatura “Bending Spoons”, un esplicito richiamo alla celebre scena del cucchiaio che si piega nel film Matrix, scelta iconica che fin da subito ne ha sintetizzato la dichiarazione d’intenti e l’ambizione.
A distanza di tredici anni da quella svolta, la consacrazione finanziaria è diventata realtà. L’8 giugno 2026 la tech company milanese ha formalizzato il deposito del Form F-1 presso la SEC (la Consob statunitense), avviando ufficialmente l’iter di registrazione per la quotazione a Wall Street sul listino del Nasdaq Global Select Market sotto il ticker “BSP”. A metà giugno la società ha comunicato una forchetta di prezzo indicativa compresa tra i 26 e i 28 dollari per azione, per poi registrare una forte domanda che ha portato, il 30 giugno, alla fissazione del prezzo definitivo a 29 dollari, superando così il tetto massimo del range iniziale.