Bce, Lagarde frena sui tassi: lo shock Medio Oriente non impone una stretta più dura
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La Banca centrale europea non sembra orientata, almeno per ora, a una stretta monetaria più aggressiva in risposta alle conseguenze economiche del conflitto in Medio Oriente. Christine Lagarde ha ribadito che l’inflazione dell’area euro, pur tornata sopra il 3% per effetto del rincaro dell’energia, dovrebbe rientrare verso l’obiettivo del 2% nel medio periodo, a condizione che la politica monetaria resti adeguata all’evoluzione dei dati.
Lagarde: crescita più debole e inflazione in rialzo nell’Eurozona
L’economia dell’area euro ha iniziato il 2026 con una crescita positiva, ma la guerra in Medio Oriente ha cambiato il quadro. Nel suo intervento al Parlamento europeo, la presidente della BCE Christine Lagarde ha spiegato che il PIL reale è salito dello 0,3% nel primo trimestre, al netto della volatilità irlandese, mentre i dati più recenti segnalano ora un rallentamento, soprattutto nei servizi. Il manifatturiero mostra invece una maggiore tenuta, sostenuto dalle scorte accumulate per far fronte alle tensioni nelle catene di approvvigionamento e dall’aumento della spesa per la difesa.
Le nuove stime dell’Eurosistema indicano una crescita del PIL dello 0,8% nel 2026, dell’1,2% nel 2027 e dell’1,5% nel 2028. La domanda interna risulta più debole rispetto alle previsioni di marzo, penalizzata dal calo della fiducia e dal rincaro dell’energia, che riduce i redditi reali delle famiglie.
Sul fronte dei prezzi, Lagarde ha evidenziato che l’inflazione è salita al 3,2% a maggio, spinta soprattutto dalla componente energetica, rimasta sopra il 10% ad aprile e maggio. Le aspettative di lungo periodo restano però vicine al 2%, sostenendo la previsione di un rientro graduale dell’inflazione verso l’obiettivo BCE entro il 2028. Il quadro resta fragile: molto dipenderà dalla durata dello shock energetico e dal rischio che i rincari si trasmettano in modo più ampio a prezzi e salari.
Lagarde frena le attese di una stretta più aggressiva
La Banca centrale europea non vede, al momento, le condizioni per una risposta monetaria più incisiva alle conseguenze economiche del conflitto in Medio Oriente. Davanti ai legislatori europei a Bruxelles, Christine Lagarde ha ribadito che l’inflazione dell’area euro, pur tornata sopra il 3%, dovrebbe rientrare verso l’obiettivo del 2% nel medio periodo con un’azione di politica monetaria adeguata. A sostenere questa valutazione è anche il fatto che le famiglie non sembrano attendersi un aumento duraturo dei prezzi al consumo.
Secondo la presidente della Bce, non emergono ancora segnali di disancoraggio delle aspettative di inflazione né effetti di secondo impatto su salari e prezzi tali da giustificare, in questa fase, una stretta più forte. I mercati restano comunque concentrati sulle prossime mosse dell’istituto, dopo il primo rialzo dei tassi dal 2023: prima dell’intervento di Lagarde, gli investitori prezzavano almeno un ulteriore incremento da 25 punti base entro l’anno, con il tasso sui depositi atteso al 2,5%. Dopo le sue parole, le scommesse sui rialzi si sono ridotte e i bond tedeschi hanno recuperato terreno, spingendo il rendimento del biennale in calo al 2,59%.
Risposta graduale agli shock
La strategia della Bce, ha spiegato Christine Lagarde, prevede una risposta diversa a seconda dell’intensità e della durata dello shock inflazionistico. Se l’aumento dei prezzi è contenuto e temporaneo, la politica monetaria può in linea di principio guardare oltre il movimento di breve periodo. Se invece lo shock porta l’inflazione sopra il target in modo rilevante ma non persistente, diventa giustificato un aggiustamento misurato dei tassi.
Solo nel caso in cui lo scostamento dall’obiettivo sia marcato e duraturo, la banca centrale deve intervenire con maggiore decisione per evitare dinamiche autoalimentate e il disancoraggio delle aspettative. “Per ora ci troviamo nel secondo caso”, ha chiarito Lagarde: lo shock legato al conflitto in Medio Oriente è “troppo ampio per essere ignorato senza mettere a rischio il nostro obiettivo”, ma non emergono ancora segnali tali da richiedere una risposta più aggressiva. Per questo Francoforte continuerà a muoversi riunione per riunione, guidata dai dati e senza impegnarsi in anticipo su un percorso definito dei tassi.
Petrolio sotto quota 80 dollari e focus sull’inflazione core
Il calo del petrolio sotto gli 80 dollari al barile, favorito dalla tabella di marcia concordata dai negoziatori di Washington e Teheran per arrivare a un’intesa finale, ha contribuito ad allentare parte della pressione sulle banche centrali. Il quadro resta però delicato. Il governatore della Banca di Spagna, José Luis Escrivá, ha richiamato la necessità di vigilare sul rischio di effetti di secondo impatto sui salari, legati alla persistenza dell’aumento dei prezzi. A rafforzare la prudenza della Bce sono anche gli ultimi dati sull’inflazione core, salita a maggio al 2,6% dal 2,2% di aprile, oltre le stime iniziali. “Lo shock è troppo ampio per essere ignorato senza mettere a rischio il nostro obiettivo”, ha affermato Lagarde, aggiungendo che Francoforte resta “ben posizionata” per affrontare l’incertezza causata dalla guerra.