Notizie Asset Class Utili solidi e rivoluzione AI: così le borse globali (e Milano) firmano nuovi record

Utili solidi e rivoluzione AI: così le borse globali (e Milano) firmano nuovi record

22 Giugno 2026 12:02

Nonostante un quadro geopolitico teso e persistenti elementi di incertezza, i mercati finanziari globali continuano a mostrare una straordinaria resilienza. A partire dallo scorso aprile, le piazze d’affari hanno ampiamente metabolizzato le tensioni internazionali, spingendo diversi indici, in primis quelli statunitensi, verso nuovi massimi storici.

A fare da traino a questo ottimismo è soprattutto la rivoluzione legata all’intelligenza artificiale, che si conferma il principale motore della crescita globale. In questo contesto, gli investimenti infrastrutturali nei data center stanno emergendo come il vero fattore chiave in grado di supportare le aziende leader del settore, pronte a beneficiare di un’imponente spesa in conto capitale stimata nell’ordine dei 3.500 miliardi di dollari entro il 2030.

Questo clima di fiducia contagia da vicino anche il listino milanese. Non si ferma infatti la cavalcata del Ftse Mib che, durante la scorsa settimana, ha aggiornato il suo sesto record storico consecutivo, abbattendo per la prima volta la barriera psicologica dei 53.000 punti e toccando un massimo intraday a quota 53.188 punti.

La resilienza degli utili guida i mercati, ma la selettività resta l’ago della bilancia

Secondo l’analisi firmata da Nicolas Janvier (Responsabile azionario Nord America) e Neil Robson (Responsabile azionario globale EMEA) per Columbia Threadneedle Investments, il 2026 si è aperto sotto il segno dell’ottimismo, con stime di crescita degli utili aziendali collocate nella fascia più alta del consensus. I due strategist evidenziano come i bilanci societari stiano confermando questa solidità di fondo, mostrando un’eccellente capacità di tenuta di fronte alle turbolenze geopolitiche globali. Si tratta di un trend che, in base alle proiezioni manterrà intatto il suo slancio fino alla fine dell’anno, trainando ad esempio i profitti delle large cap statunitensi verso un incremento compreso tra l’11% e il 15%. Tuttavia, i gestori invitano alla cautela: la robustezza appare infatti fortemente polarizzata. Janvier e Robson fanno notare che la straordinaria performance di un ristretto gruppo di colossi mega-cap tende a distorcere la media di mercato, un fenomeno che, nella loro visione, rende la rigorosa selezione dei singoli titoli (stock picking) un imperativo categorico per la costruzione dei portafogli.

Parallelamente, all’interno dell’ecosistema tecnologico, la crescita degli utili si mantiene vigorosa secondo la tesi dei due autori, supportata da massicce revisioni al rialzo delle stime, per i produttori di semiconduttori e i fornitori di hardware. Janvier e Robson spiegano che i principali attori della filiera continuano a beneficiare di un enorme potere di determinazione dei prezzi (pricing power), garantito da uno squilibrio strutturale tra una domanda insaziabile e un’offerta limitata, dinamica che si traduce direttamente in un’espansione dei margini operativi. Gli esperti si attendono che tale dinamismo sia destinato a persistere, giustificando ampiamente il mantenimento della loro posizione overweight su questi specifici segmenti. In conclusione, le aspettative di una redditività duratura formulate da Janvier e Robson continuano a sostenere l’esposizione all’azionario globale, confortate da revisioni positive delle stime di utile per azione (EPS) in numerose aree geografiche.

Piazza Affari da record: il Ftse Mib stacca l’Europa

Non si arresta la cavalcata del Ftse Mib. Il listino milanese ha abbattuto per la prima volta la barriera dei 53.000 punti, siglando il sesto record storico consecutivo con un picco intraday a 53.188 punti, persino in una seduta orfana di Wall Street e con le altre borse europee deboli. Da inizio anno il Ftse Mib guadagna circa il 18%, staccando nettamente il resto del Vecchio Continente.

A trainare la volata della borsa italiana è una convergenza di fattori sia micro che macroeconomici. Sul fronte societario, il comparto finanziario è surriscaldato da un vivace risiko bancario, con una serie di operazioni in rampa di lancio che vedono Unicredit pronta a rispondere alle recenti mosse di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena. Parallelamente, Milano beneficia del rally globale legato all’intelligenza artificiale e allo sviluppo delle sue infrastrutture, che spinge colossi come il produttore di semiconduttori Stmicroelectronics e Prysmian. A questo si aggiunge il boom dei titoli energetici, favoriti dalle pressioni rialziste sulle materie prime innescate dal conflitto in Medio Oriente e dalle tensioni geopolitiche nello Stretto di Hormuz.

Diversificazione e fondamentali: la bussola di Columbia

Nell’attuale scenario, Nicolas Janvier e Neil Robson, ribadiscono come la diversificazione sia un principio imprescindibile per gli investitori. I due esperti evidenziano un’elevata dispersione tra settori, evidenziando come i titoli energetici abbiano sovraperformato a causa delle tensioni in Medio Oriente indipendentemente dall’Intelligenza Artificiale, mentre comparti della “old economy” (edilizia e materiali) abbiano beneficiato dello sviluppo infrastrutturale legato al tech. Sul fronte degli stili e delle capitalizzazioni, Janvier e Robson registrano la leadership delle large cap e del segmento value rispetto al growth, invitando tuttavia a non trascurare le piccole imprese per cogliere le opportunità cicliche. A livello geografico, sebbene i prezzi energetici premano sulle prospettive a breve dell’Europa, gli autori confermano la validità di un’asset allocation globale, guardando con favore alla trasformazione del Giappone e al momentum dei mercati emergenti, pur raccomandando cautela per i rischi di concentrazione di questi ultimi.

Janvier e Robson mantengono una visione costruttiva sul futuro dei mercati, supportata dalle previsioni di una continua crescita degli utili globali come esposto nel loro report. Non mancano comunque i rischi: se l’AI rimarrà il motore dominante guidato dagli hyperscaler, l’inflazione e le politiche monetarie restrittive restano le principali fonti di incertezza, insieme al monitoraggio della spesa dei consumatori a basso reddito. Nonostante queste insidie, i due gestori ritengono che il profilo complessivo di rischio/rendimento sia sbilanciato al rialzo. Per navigare questo contesto, la ricetta di Janvier e Robson è chiara: occorre focalizzarsi sui fondamentali macroeconomici e aziendali, selezionando con pazienza e selettività solo società di alta qualità, con flussi di cassa solidi e valutazioni interessanti.