Notizie Notizie Italia Investire con la de-escalation in Medio Oriente: consumi, lusso, infrastrutture. Ma anche gli emergenti

Investire con la de-escalation in Medio Oriente: consumi, lusso, infrastrutture. Ma anche gli emergenti

16 Giugno 2026 09:30

Il conflitto tra Iran e Usa trova il primo importante passo verso la pace. Venerdì dovrebbe arrivare la firma definitiva, e la riapertura dello stretto di Hormuz metterà gradualmente fine alle tensioni sui prezzi energetici che tanto hanno pesato sull’economia reale. A che settori guardare e come investire per cogliere opportunità di rialzo?

I settori chiave

“Una de-escalation delle tensioni in Medio Oriente, con conseguente normalizzazione dei prezzi energetici, si tradurrà principalmente in una riduzione della volatilità macro e in un miglioramento del quadro dei costi energetici per l’economia” commenta Equita spiegando che “la minore incertezza sui prezzi dell’energia rappresenterebbe un fattore di supporto per i settori più sensibili ai costi degli input e alla stabilità del ciclo, quali i consumi e il lusso, mentre industriali e infrastrutture trarrebbero vantaggio da un contesto più favorevole agli investimenti e da minori pressioni sui costi degli input”.

Rotazione su titoli sottopesati

In parallelo, “vediamo spazio per una rotazione dai titoli maggiormente affollati e caratterizzati da elevato posizionamento, verso segmenti più sottopesati e meno presidiati del mercato. In questo contesto, nel consumer evidenziamo EssilorLuxottica e Technogym come beneficiari di un ritorno dell’interesse verso consumi premium e benessere, oltre alla prospettiva di un rientro delle pressioni inflattive sugli input costs evidenziate recentemente da Technogym.

Nelle infrastrutture, Buzzi e WeBuild offrono un’esposizione più diretta alla ripresa degli investimenti e a un miglior equilibrio sui costi energetici e delle materie prime. Nel settore lusso, Moncler e Brunello Cucinelli restano i nostri titoli preferiti”.

 I finanziari

Per Mirabaud AM “il settore finanziario rimane un pilastro dell’economia europea, svolgend un ruolo fondamentale nel sostenere e favorire la crescita in tutta la regione”.

In particolare, la frammentazione del settore “rappresenta una delle principali opportunità strutturali. Si registra un crescente slancio verso l’armonizzazione normativa, che potrebbe migliorare in modo significativo la competitività a livello paneuropeo. Parallelamente, stiamo assistendo a una chiara accelerazione delle tendenze di consolidamento, sia a livello nazionale che transfrontaliero”.

In questo contesto, riteniamo che le società meglio posizionate potrebbero essere: “Credito Emiliano, ad esempio, che ha sempre privilegiato la crescita organica e ha registrato ottimi risultati nel corso del tempo; SpareBank Norge, istituto finanziario norvegese attualmente impegnato nel consolidamento di un peer. In questo caso, l’opportunità risiede nell’integrazione dei suoi sistemi altamente efficienti nell’attività acquisita, che sbloccano significative sinergie, in particolare sul fronte del capitale. Siamo ottimisti anche riguardo a Revo Insurance, una società altamente innovativa che sembra destinata a diventare oggetto di operazioni di consolidamento. Ad esempio, Vittoria Assicurazioni ha annunciato l’intenzione di aumentare la propria partecipazione dal 7% al 20%, a riprova del processo di consolidamento e convergenza in atto nel settore. Un altro esempio è Swissquote, che continua a perseguire una strategia di crescita prevalentemente organica”

Gli emergenti

La descalation tra Iran e Stati Uniti, il calo dei prezzi del petrolio, l’attenuarsi delle pressioni inflazionistiche e l’indebolimento del dollaro stanno contribuendo a creare un contesto favorevole per i mercati emergenti. “Un calo prolungato dei prezzi del petrolio dovrebbe contribuire a ridurre l’inflazione complessiva in molte economie emergenti, offrendo alle banche centrali locali un margine di manovra ulteriore per allentare la politica monetaria e migliorare le condizioni finanziarie interne”, commenta Candriam.

L’indebolimento del dollaro Usa, in particolare, rappresenta un favorevole per gli asset emergenti. Storicamente, i periodi di debolezza del dollaro hanno coinciso con una performance più solida dei titoli azionari dei mercati emergenti e delle valute locali, grazie al miglioramento delle condizioni di finanziamento esterno e all’espansione dei flussi di capitale al di fuori degli Stati Uniti.

I prezzi più bassi dell’energia, inoltre, agiscono come uno shock positivo nei termini di scambio per i Paesi importatori netti di petrolio, sostenendo i consumi, le partite correnti e la redditività delle imprese in diverse regioni di quest’area.

I metalli preziosi

Anche i metalli preziosi meritano attenzione. Il settore ha deluso le aspettative dall’inizio del conflitto, nonostante l’elevata incertezza geopolitica. Man mano che l’attenzione dei mercati si sposta dal rischio di guerra verso il calo dei tassi, l’indebolimento del dollaro e il miglioramento delle condizioni di liquidità, i metalli preziosi potrebbero iniziare a recuperare terreno.

L’oro si sta infatti confermando bene rifugio non solo in tempi di guerra ma anche di pace e dovrebbe assestarsi su livelli alti anche con lo stop delle ostilità in Medio Oriente. Stesse previsioni per l’argento, il metallo-rivelazione di questa fase economica: sospinto dalla domanda industriale trarrebbe infatti anche maggiore vantaggio dalla distensione.