Il patron di Zara e la carica dei miliardari: i super ricchi conquistano il mattone commerciale
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Il mercato degli immobili commerciali è entrato nel mirino del ristrettissimo circolo degli ultra ricchi globali, che negli ultimi tempi vi hanno investito cifre superiori a quelle degli investitori istituzionali, a conferma della crescente influenza nei mercati di questi pochi ma fortissimi attori privati.
Secondo le stime, il valore complessivo del mercato degli immobili destinati a uffici, negozi o differenti utilizzi industriali supera oggi i 1000 miliardi di dollari.
Amancio Ortega ha investito almeno 1,5 miliardi di dollari in proprietà commerciali nel 2025
A capitanare la squadra di questi miliardari investitori è Amancio Ortega, il patron di Zara che, secondo Bloomberg, lo scorso anno ha acquistato almeno 10 proprietà in Nord America ed Europa, per un valore di oltre 1,5 miliardi di dollari.
Tra gli acquisti recenti effettuati da Pontegaeda, la holding di investimento della famiglia Ortega, vi è un centro direzionale con due grattaccieli nel centro di Vancouver, in Canada, al prezzo di 780 milioni di dollari. L’operazione è avvenuta lo scorso novembre.
Il novantenne Ortega è tra gli uomini più ricchi del mondo grazie alla sua quota di maggioranza in Inditex SA, società che controlla la catena di negozia di abbigliamento Zara. Il suo patrimonio è stimato nell’ammontare di 130 miliardi di dollari, secondo il Bloomberg Billionaire Index.
L’imprenditore spagnolo riceverà quest’anno 3,8 miliardi di dollari in dividendi da Inditex. Questa iniezione di liquidità gli permette di mantenere il suo status di investitore privato tra i più importanti al mondo nel settore immobiliare commerciale. Ortega e gli altri membri dell’indice Bloomberg dei 500 uomini più ricchi del mondo hanno quasi raddoppiato il loro patrimonio netto complessivo dalla fine del 2022 a oggi, arrivando a gestire asset per quasi 12.000 miliardi di dollari.
I super ricchi superano gli investitori istituzionali
Molti altri miliardari come Ortega sono sulla sua stessa lunghezza d’onda perquanto riguarda le strategie di investimento immobiliare. L’anno scorso si è registrata la cifra record di 464 miliardi di dollari del loro capitale investito nel mercato del “commercial real estate”, secondo la società di brokeraggio Knight Frank.
Nel 2025 d’altro canto gli investitori istituzionali hanno allocato solamente 347 miliardi di dollari negli stessi mercati. Si tratta del quarto anno consecutivo in cui ricchi investitori privati o società a loro riconducibili hanno aumentato gli investimenti nel settore. Questo, ha sottolineato il broker, sottolinea la loro crescente influenza nei mercati finanziari.
“Ciò che è cambiato negli ultimi dieci anni è il livello di sofisticazione tra gli investitori privati”, ha detto Nick Braybrook, a capo della divisione mercati di capitali di Knight Frank. “Gli investitori istituzionali stanno tornando sugli immobili, ma il capitale privato continua a dettare il ritmo”.
Costo del denaro più alto dal 2022 ha favorito la liquidità dei privati
A monte di queste cifre vi è l‘aumento del costo del denaro che dal 2022 ha reso più difficile operare a prestito per le società di investimento. I capitali privati si sono trovati quindi in vantaggio, e non è casuale che da quell’anno, come dice Knight Frank, siano per la prima volta diventati gli acquirenti più attivi nel mercato degli immobili commerciali.
Tycoon come Larry Ellison, il fondatore di Oracle, hanno messo a segno acquisizioni a prezzi favorevoli. Nel 2025 per esempio, il miliardario americano ha comprato un blocco di uffici nel lussuoso quartiere di St. James a Londra per 219 milioni di dollari, molto sotto il prezzo iniziale. Un altro esempio è il magnate dei ristoranti Greg Flynn, che ha partecipato all’investimento per l’acquisto di due grattacieli di uffici a San Francisco, spazi che erano rimasti sfitti a lungo dopo la pandemia.
Gli investimenti complessivi nel “commercial real estate” sono aumentati del 12% nel 2025, rispetto all’anno precedente, con una particolare enfasi sul comparto industriale, uffici e residenziale, secondo un report di Knight Frank.
Nel frattempo, il boom dell’intelligenza artificiale ha portato a un’impennata annua del 36% negli investimenti destinati ai data center, secondo quanto dichiarato dalla società, contribuendo alla nascita di una nuova classe di miliardari nel settore immobiliare.
Il settore immobiliare e i grandi patrimoni, non tutti sono immuni da turbolenze
Il mattone è un asset sempre molto amato dai più ricchi al mondo: offre flussi di cassa stabili, protezione contro l’inflazione e l’opportunità di indulgere in passioni personali. Secondo una ricerca pubblicata l’anno scorso da UBS, esso rappresenta circa l’11% del portafoglio tipo delle società di investimento dedicate degli ultra-facoltosi: si tratta della quota più rilevante al di fuori dei mercati quotati, superata solo dal private equity.
Tuttavia, nemmeno i super-ricchi sono immuni alle turbolenze del mercato immobiliare degli ultimi anni. Il miliardario egiziano Naguib Sawiris, per esempio, l’anno scorso ha ridotto di circa 10 milioni di sterline il prezzo richiesto per il suo attico nell’esclusivo quartiere londinese di Knightsbridge, in un mercato inglese dove il lusso è stato duramente colpito dall’aumento delle tasse patrimoniali. Allo stesso tempo, una divisione del family office di Amancio Ortega è entrata in trattativa a fine 2025 per vendere un edificio a uso uffici a Manhattan a meno della metà del prezzo d’acquisto di 115,5 milioni di dollari pagato vent’anni fa.