Notizie Asset Class Lusso europeo sotto pressione: la guerra cambia scenario. Hermès e Kering deludono il mercato

Lusso europeo sotto pressione: la guerra cambia scenario. Hermès e Kering deludono il mercato

15 Aprile 2026 12:29

L’inizio del 2026 aveva riacceso le aspettative di una ripresa per il settore del lusso, dopo una fase di crescita debole. Nel giro di poche settimane, però, lo scenario si è ribaltato. L’escalation del conflitto in Medio Oriente ha inciso sulla domanda nei mercati più sensibili e riportato al centro dell’attenzione i rischi legati al ciclo globale. Le trimestrali dei principali gruppi europei fotografano con chiarezza questo cambio di passo: nei primi mesi dell’anno la dinamica del settore ha perso slancio, con le tensioni geopolitiche tornate a incidere direttamente sui risultati.

Le indicazioni che arrivano dai grandi player confermano la stessa traiettoria. Le vendite di Hermès sono cresciute meno delle attese, risentendo delle interruzioni legate al conflitto. Anche LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton ha segnalato un impatto diretto sulle vendite: la divisione principale, che include marchi come Louis Vuitton e Christian Dior Couture, avrebbe registrato una performance sostanzialmente stabile in assenza della guerra, secondo quanto indicato dalla direttrice finanziaria Cécile Cabanis. Sulla stessa linea Kering, che ha pubblicato risultati sotto le attese per Gucci, individuando proprio nelle tensioni geopolitiche uno dei principali fattori di debolezza.

Hermès sotto pressione: vendite in rallentamento e titolo in forte calo

Le azioni di Hermès sono arrivate a perdere fino al 14%, mentre le tensioni legate al conflitto in Medio Oriente hanno frenato la crescita del gruppo, in linea con quanto osservato anche tra altri operatori del lusso.

Nel primo trimestre, i ricavi sono aumentati del 5,6% a cambi costanti, un dato inferiore alle attese degli analisti, che indicavano un incremento del 7,44%. Secondo gli analisti di UBS, si tratta di “un avvio d’anno relativamente debole”, nonostante aspettative già riviste al ribasso. Il titolo ha così registrato il peggior calo intraday della sua storia a Parigi, portando la flessione da inizio anno a circa il 30%.

Sul piano geografico, il Medio Oriente ha segnato un calo delle vendite del 5,9%, mentre in Francia, mercato fortemente legato ai flussi turistici, i ricavi sono scesi del 2,8% per effetto della minore spesa dei visitatori. Il direttore finanziario Eric du Halgouet ha sottolineato come anche i negozi francesi, svizzeri e britannici abbiano risentito della riduzione dei clienti provenienti dall’area mediorientale, con l’Italia che ha mostrato una tenuta relativamente migliore. Un quadro che si inserisce in una dinamica più ampia di settore. Anche LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton ha segnalato un impatto negativo del conflitto sulle vendite, indicando che la divisione principale, che include marchi come Louis Vuitton e Christian Dior Couture, avrebbe registrato una performance sostanzialmente stabile in assenza della guerra. Sulla stessa linea Kering, che ha riportato risultati inferiori alle attese per Gucci.

Nel corso di una call con i giornalisti, du Halgouet ha aggiunto che, nonostante il traffico in Medio Oriente resti debole anche all’inizio del trimestre in corso, si osservano primi segnali di miglioramento dopo la riapertura dei negozi. La regione rappresenta circa il 4% del fatturato complessivo del gruppo.

Kering delude il mercato: pesa Gucci, tengono gioielli e occhialeria

Le azioni di Kering sono arrivate a cedere il 9,1% dopo una trimestrale giudicata debole dal mercato, con la divisione chiave moda e pelletteria sotto le attese per effetto soprattutto delle vendite di Gucci inferiori alle previsioni. A sostenere il bilancio del gruppo francese sono state invece le divisioni gioielli e occhialeria, considerate i punti di forza del trimestre da diversi analisti.

Nel primo trimestre i ricavi comparabili del gruppo sono rimasti invariati, contro attese per un aumento dello 0,93% secondo il consenso Bloomberg. La divisione moda e pelletteria ha segnato un calo del 3% su base comparabile, mentre Gucci ha registrato un -8%, peggio del -4,28% atteso dal mercato. In controtendenza Kering Jewelry, con una crescita comparabile del 22%, e Kering Eyewear, in aumento del 7%. La voce Corporate & Other ha segnato un +10%. Commentando i risultati, l’amministratore delegato Luca de Meo ha parlato di una stabilizzazione del fatturato di gruppo nel primo trimestre, definendola un primo passaggio nel percorso di recupero e un ulteriore miglioramento rispetto ai trimestri precedenti.

“Gucci resta la nostra priorità”, ha dichiarato il ceo, spiegando che è in corso un rilancio articolato che coinvolge clientela, distribuzione e soprattutto offerta. Il management ha rivisto l’architettura del prodotto e rafforzato il focus sulle categorie merceologiche, con le nuove collezioni che saranno introdotte progressivamente nei negozi nel corso dell’anno.

Nel trimestre, i ricavi retail in Medio Oriente sono diminuiti dell’11%, dopo una crescita registrata nei primi due mesi dell’anno. Secondo il direttore finanziario del gruppo, il conflitto nell’area ha sottratto circa un punto percentuale alla crescita dei ricavi comparabili del primo trimestre.

Nonostante questo, Kering ha ribadito che l’obiettivo resta il ritorno alla crescita accompagnato da un miglioramento della redditività.