Notizie Notizie Italia Poste-Tim, il rilancio è nell’aria? Ecco fino a dove potrebbe spingersi premio dell’Opas

Poste-Tim, il rilancio è nell’aria? Ecco fino a dove potrebbe spingersi premio dell’Opas

25 Marzo 2026 10:08

L’operazione Poste-Tim continua a non scaldare il mercato e con il passare dei giorni cresce la convinzione che possibili ulteriori sviluppi potrebbero essere all’orizzonte con gli analisti che sottolineano come ci sia spazio per un rilancio che dia una valutazione più consona a Tim.

Le parole di Labriola

Ieri  il numero uno della tlc, Pietro Labriola, ha mantenuto toni pacati lasciando al mercato “decidere sull’equità del valore dell’Opas”. “Negli ultimi cinque anni abbiamo lavorato con un approccio favorevole al mercato e dobbiamo continuare a farlo”, ha detto il top manager in un’intervista rilasciata a Bloomberg Tv, durante la quale non si è sbilanciato sulla sua futura permanenza alla guida di Tim.

Più perentoria la posizione su future possibilità di consolidamento, che secondo Labriola rimangono sul tavolo anche dopo l’opas. “E’ essenziale farlo sia a livello nazionale sia a livello europeo», ha tagliato corto il ceo di Tim che ritiene necessario il consolidamento delle tlc – prima a livello nazionale e poi a livello europeo.

Analisti chiamano un rilancio

Il gruppo guidato da Matteo Del Fante, che controlla già circa il 27% di Telecom Italia, ha presentato un’Opas totalitaria per salire al 100% di della società guidata da Labriola per un corrispettivo di 10,8 miliardi di euro. In particolare, Poste ha messo sul piatto 0,0218 azioni ordinarie di nuova emissione e 0,167 euro in contanti per ogni azione Tim conferita. Il premio rispetto al prezzo di chiusura del 20 marzo è del 9%.
L’obiettivo dell’operazione è acquisire l’intero capitale sociale di Tim e procedere alla revoca dalla quotazione.

Tra gli analisti, come detto, c’è chi storce il naso sulla valutazione data a Tim. “I multipli pagati per Tim sono pari a 5,9 volte e 5,4 volte EV/EBITDA al 2026-27 (6,2-5,8 volte per le attività domestiche assumendo Tim Brazil a mercato), non sono particolarmente generosi”, hanno affermato nei giorni scorsi gli analisti di Equita che però mettono sulla bilancia il fatto che l’ingresso in Poste offre maggiore visibilità sulle prospettive di profittabilità e remunerazione degli azionisti Tim e i benefici delle sinergie sono in parte catturati dagli azionisti Tim stessi grazie alla componente carta.

Ancora più perentoria la view di Barclays: “L’offerta di Poste sottovaluta Tim date le numerose opportunità a cui la società è esposta (consolidamento nel mercato, condivisione della rete di accesso radio, earn-out). Inoltre, con Poste che punta a sinergie annuali di circa 0,7 miliardi di euro all’anno, riteniamo che anche gli azionisti di minoranza di Tim dovrebbero beneficiarne in parte, cosa che a nostro avviso non avviene al prezzo di offerta attuale”.

Barclays indica due opzioni di rilancio “indolore” per Poste

La casa d’affari britannica ha un target su Tim a 0,62 euro che non riflette i potenziali benefici del consolidamento nel mercato né l’offerta di Poste, ma ieri ha aumentato lo scenario rialzista da 0,82 euro a 0,95 euro, che include in particolare i potenziali benefici del consolidamento nel mercato, come in precedenza, ma ora anche circa il 50% delle potenziali sinergie a cui punta Poste.

Questo dato si confronta con un prezzo di offerta iniziale di 0,635 euro per azione. “Riteniamo quindi che ci siano validi motivi per cui Poste migliori la propria offerta”, asserisce Barclays che indica due scenari di rilancio che non metterebbero comunque a rischio l’investment grade di Poste. Con un premio al 20%  e Tim valorizzata 0,7 euro per azione, la parte in contanti salirebbe a 0,232 euro e inciderebbe alla fine per il 33% con debito netto a 12,1 miliardi e leva a 1,61. Con premio al 30% (offerta di 0,758 euro) e parte in contanti di 0,29 euro, il debito netto salirebbe a 13,1 miliardi per una leva di 1,75 volte.

Dall’integrazione sono previsti risparmio di costi pari a 700 milioni di euro all’anno. “Integrando le attività di Telecom Italia nella rete retail di Poste Italiane, l’entità risultante dalla fusione avrà un valore considerevole, generando circa 26,9 miliardi di euro di ricavi annuali, oltre a un risparmio di costi stimato in 700 milioni di euro all’anno e a vantaggi derivanti dal cross-selling”, indica Tobias Engl, Fixed Income Portfolio Manager di ACATIS.