Notizie Notizie Mondo Preview Bce: cosa monitorare nel meeting del 19 marzo

Preview Bce: cosa monitorare nel meeting del 19 marzo

18 Marzo 2026 17:25

Sarà una riunione senza sorprese quella della Banca centrale europea in programma il 19 marzo 2026, in una settimana calda proprio sul fronte delle decisioni di politica monetaria. In merito alla BCE, gli analisti si aspettano che nel meeting di giovedì verranno mantenuti i tassi invariati al 2% e che l’istituto di Francoforte ribadirà un approccio dipendenti dai dati, valutato riunione per riunione.

BCE: i punti salienti del meeting di marzo

Il contesto è particolarmente incerto, con la guerra in Medio Oriente che catalizza i mercati e che avrà il suo peso nelle nuove proiezioni macroeconomiche che saranno pubblicate dall’istituto guidato da Christine Lagarde mantenendo aperte tutte le opzioni. Secondo Gary Smith, Head of EMEA Client Portfolio Manager Fixed Income di Columbia Threadneedle Investments, nell’ultima riunione, il quadro inflazionistico risultava complessivamente in linea con l’obiettivo, mentre l’economia mostrava una resilienza sufficiente ed era attesa beneficiare ulteriormente dell’espansione della spesa fiscale nella regione, in particolare in Germania. “Oggi, tuttavia, la BCE si trova ad affrontare uno shock energetico che eserciterà pressioni al rialzo sull’inflazione e al ribasso sulla crescita” sottolinea l’analista.

Ma non solo il problema energetico in corso. Nella riunione della BCE i punti da monitorare sono anche altri. “Restano tuttavia altri elementi rilevanti, tra cui le incertezze legate alle recenti evoluzioni della politica commerciale statunitense e al futuro cambio di leadership all’interno della BCE” conclude Smith.

Le previsioni per le prossime riunioni

Ma se è scontata la decisione imminente di mantenere i tassi invariati al 2%, gli analisti si interrogano su quali saranno le decisioni future della BCE. Secondo Josefina Rodriguez, economista di Vanguard, nella riunione di giovedì, “il Consiglio direttivo sarà in allerta a seguito del forte aumento dei prezzi dell’energia causato dal conflitto in Medio Oriente”. “Riteniamo che sia troppo presto perché la BCE segnali un cambiamento di orientamento della politica monetaria: molto dipenderà dall’entità e dalla durata dello shock. Pur continuando a prevedere che la politica monetaria rimanga invariata fino al 2026, abbiamo rimosso il nostro precedente orientamento al ribasso sui rischi relativi alle prospettive dei tassi di riferimento” conclude Rodriguez.

Si attende un aumento dei tassi a giugno invece Sylvain Broyer, Chief Economist EMEA di S&P Global Ratings. “L’obiettivo non sarebbe quello di comprimere la domanda – che non appare surriscaldata e ha un’influenza limitata sui prezzi del petrolio – ma di inviare un segnale chiaro per ancorare le aspettative di inflazione, che hanno già reagito in modo significativo all’aumento dei prezzi energetici. Una posizione più restrittiva potrebbe inoltre contribuire a contenere il deprezzamento dell’euro, che altrimenti amplificherebbe l’impatto di uno shock sui prezzi delle materie prime in un’economia dipendente dalle importazioni”.

Infine, a differenza di alcuni operatori finanziari che prevedono due rialzi nel corso del 2026, secondo Bénédicte Kukla, Chief Stategist di Indosuez Wealth Management, la BCE manterrà un atteggiamento prudente. “I tassi attuali si trovano già vicino al cosiddetto livello neutrale, ossia una posizione che non stimola né frena l’economia. Si tratta di un contesto molto diverso dal 2022, quando i tassi erano estremamente bassi e la crisi energetica era ben più acuta”. “Nel nostro scenario di base – continua Kukla – prevediamo tassi stabili per tutto il 2026. Un eventuale taglio verrebbe preso in considerazione solo qualora lo shock energetico dovesse aggravarsi al punto da compromettere seriamente la crescita europea. In sintesi, la BCE dovrebbe optare per un approccio basato sui dati, evitando reazioni affrettate a meno che non si materializzino chiaramente segni di ricaduta più ampi” conclude Kukla.