Pil Usa rivisto al ribasso, Pce core al 3,1%: bassa crescita e inflazione elevata preoccupano la Fed
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Gli ultimi dati macroeconomici statunitensi diffusi oggi pomeriggio descrivono un’economia statunitense che continua a mostrare segnali di rallentamento, con indicatori che evidenziano un contesto di incertezze legate all’inflazione e alla domanda interna. I dati rivelano una crescita debole, al di sotto delle aspettative iniziali, sia per quanto riguarda la spesa dei consumatori che per il prodotto interno lordo (PIL). In questo scenario, l’inflazione seppur in lieve aumento rimane un fattore determinante nelle scelte della Federal Reserve. La revisione al ribasso delle stime di crescita per il quarto trimestre sottolinea un quadro più complesso e una prospettiva di incertezze sul fronte macroeconomico. Il tutto, aspettando la riunione della Fed di settimana prossima.
Pil rivisto al ribasso nel 4Q 2025
Nel quarto trimestre, l’economia statunitense ha registrato una crescita annualizzata dello 0,7%, ben al di sotto della stima iniziale dell’1,4%. Questo rallentamento del Pil riflette revisioni al ribasso nei dati relativi alla spesa dei consumatori (2% rispetto al 2,4% della prima lettura e del consensus), delle imprese e del governo, oltre che nelle esportazioni (-3,3%). Si tratta del risultato più debole dal primo trimestre del 2025.
Inflazione Pce core in leggero aumento su base annua
A gennaio l’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (Pce) core, che esclude cibo ed energia, ha registrato un incremento dello 0,4% rispetto al mese precedente, in linea con le attese degli analisti e con la rilevazione di dicembre, che rappresentava il massimo da dieci mesi.
Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, l’indicatore, attentamente monitorato dalla Federal Reserve per tracciare le dinamiche inflazionistiche, è salito del 3,1%, confermando una persistente pressione sui prezzi. Il dato rimane ampiamente superiore al target di inflazione del 2% della Federal Reserve.
I numeri su spesa dei consumatori, fiducia e offerte di lavoro
Il Bureau of Economic Analysis ha pubblicato anche il set di dati relativo a consumi e reddito dei consumatori nel mese di gennaio. In particolare, la spesa dei consumatori corretta per l’inflazione negli Stati Uniti ha registrato un aumento marginale dello 0,1%, rispetto alla fine dello scorso anno, riflettendo una crescita debole, seppur al di sopra delle stime (0,0%).
L’Università del Michigan ha reso noto il dato di marzo sul sentiment dei consumatori statunitensi, in calo sui minimi degli ultimi tre mesi a causa delle crescenti preoccupazioni per la guerra con l’Iran. Nel dettaglio, l’indicatore è sceso a 55,55 punti dai 56,6 di febbraio, complici le preoccupazioni per l’impatto sulla benzina. I consumatori prevedono un’inflazione del 3,4% nel prossimo anno e del 3,2% nei prossimi cinque-dieci anni.
Diffusi anche i numeri sulle offerte di lavoro di gennaio, in aumento a 6,95 milioni, rispetto ai 6,55 milioni di dicembre. Questo però non si è tradotto in un incremento significativo delle assunzioni, in linea con un mercato del lavoro che rimane relativamente fragile.
Occhi sulla Fed in vista della riunione del 18 marzo
I dati di oggi verranno attentamente monitorati dalla banca centrale statunitense, che si riunirà mercoledì prossimo (18 marzo). I funzionari devono fare i conti con un mercato del lavoro in rallentamento e un’inflazione elevata persistente, due elementi che contrastano con il doppio mandato dell’istituto di Washington (piena occupazione e stabilità dei prezzi).
Il mercato non prevede alcuna mossa sui tassi di interesse; la Fed “ha una solida giustificazione per mantenere i tassi fermi di fronte al rincaro dell’energia, in attesa di raccogliere ulteriori informazioni”, come sottolineato da Allianz Global Investors, e i dati odierni consolidano questa visione.
Al momento, i futures sui Fed Funds scontano un solo taglio al costo del denaro entro fine anno con una probabilità intorno al 95% (rispetto al 75% di ieri). L’azionario avanza e i rendimenti dei Treasury scendono lungo tutta la curva, riflettendo il maggior ottimismo su una Fed più accomodante nel corso del 2026.