Piazza Affari in rosso con i bancari, si accende lo spread. Petrolio sorvegliato speciale
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La nuova settimana si apre all’insegna delle vendite sui mercati europei, con Piazza Affari che perde oltre il 2,5%. S’impenna anche lo spread BTP-Bund che varca la soglia de gli 80 minuti. La situazione non migliora in Iran e non arrivano segnali di de-escalation. Anzi, nel fine settimana lo scenario è ulteriormente peggiorato, mandando alle stelle le quotazioni del petrolio che hanno riacceso con decisione i timori d’inflazione.
“Il precipitato degli sviluppi del fine settimana appare chiaro stamane: il mercato ha abbandonato l’idea di un intervento rapido e ha realizzato che al momento il sentiero di una de-escalation non è visibile. A contribuire all’epifania: lo spostamento dei target degli interventi militari verso le infrastrutture produttive, il taglio alla produzione da parte del Kuwait e degli EAU e la conferma della nomina di Mojtaba Khamenei come guida suprema della repubblica islamica”, commentano gli strategist di Mps Capital Services.
Con una questione che preoccupa gli investitori: quanto in alto si spingeranno i prezzi del greggio e per quanto tempo, determinerà l’effetto sull’economia globale e sulle risposte politiche.
Piazza Affari in rosso: tiene Nexi, banche in rosso
Al via la seconda settimana del conflitto. Il 28 febbraio Stati Uniti e Israele hanno avviato l’offensiva militare congiunta contro l’Iran, con l’obiettivo dichiarato di un cambio di regime. E per Piazza Affari e le principali Borse europee l’ottava inizia sotto i colpi delle vendite. Poco dopo le 10, l’indice milanese indietreggia di oltre il 2,6% trainato al ribasso dai titoli del comparto bancario. Tra i maggiori ribassi quello di Prysmian che registra quasi un -5%, tallonata da Unicredit, Banco Bpm e Intesa Sanpaolo che lasciano sul terreno oltre il 4%. In un contesto in cui torna a salire anche lo spread tra il Btp a dieci anni e il Bund tedesco che ha varcato la soglia degli 80 punti base. Il rendimento del bond decennale italiano sale al 3,7%, oltre quello greco (3,68%) e quello francese (3,6%).
Intanto il Governo italiano si prepara ad affrontare il problema del caro energia. Secondo quanto riportato dai media italianai, la premier Giorgia Meloni intende accelerare l’approvazione di un nuovo decreto legge per contrastare l’impennata dei prezzi dell’energia derivante dalla guerra in Medio Oriente. Una iniziativa, riporta La Stampa, che dovrebbe essere discusa nel corso di una riunione del consiglio dei ministri prevista per domani.
Europa: l’aumento dei prezzi dell’energia e i rischi geopolitici mettono sotto pressione i mercati
I mercati europei sono reduci da una settimana di decisi cali, con gli investitori. La principale preoccupazione degli investitori è che l’aumento dei prezzi del petrolio e del gas possa rallentare la crescita economica, spingendo al contempo l’inflazione al rialzo in tutta Europa.
L’indice paneuropeo Stoxx Europe 600 ha perso oltre il 5%, interrompendo diverse settimane di guadagni. L’Europa ha vissuto la peggiore settimana dal “Liberation Day” del 31 marzo 2025. Lo Stoxx 600 ha ceduto il 5,55%, il Dax il 6,70%, il Cac40 il 6,84%, Piazza Affari il 6,48%. Madrid ha chiuso a -7,01%, una flessione persino più profonda di quella registrata durante il Liberation Day e seconda solo allo shock del febbraio 2022 (legato all’invasione russa dell’Ucraina).
“Non è una semplice correzione. È un repricing del rischio su scala continentale“, afferma Gabriel Debach di eToro. “Non è stata soltanto una settimana negativa. È stata una settimana in cui i listini hanno riorganizzato la mappa del rischio. Da una parte l’impennata del prezzo di petrolio e gas ha riacceso i timori di inflazione, soprattutto in Europa e in Asia. Dall’altra un rapporto debole sull’occupazione negli Stati Uniti ha alimentato dubbi sulla tenuta della crescita”, aggiunge Debach.
Buy the dip?
Una situazione in via di sviluppo sui mercati che senza segnali di de-escalation tiene lontani gli nvestitori dagli asset poiù riswchiosi come l’equity. Secondo gli esperti di Mps Capital Services il deterioramento del quadro terrà alla larga chi vedeva questo shock come un’opportunità. “Il momento dei dip buyer arriverà probabilmente solo a fronte di un catalyst positivo e ci sono al momento molti dubbi che questo si materializzerà nel breve. In questo contesto, Europa e mercati emergenti sono fragili, non solo per la loro maggiore esposizione allo shock energetico ma anche per i flussi positivi verso queste aree negli ultimi mesi, che avevano dettato una solida sovraperformance nei primi due mesi dell’anno”.
Petrolio osservato speciale. Trump: “rincari piccolo prezzo da pagare”
“I prezzi del petrolio a breve termine, che scenderanno rapidamente quando la distruzione della minaccia nucleare iraniana sarà terminata, rappresentano un prezzo molto basso da pagare per la sicurezza e la pace degli Stati Uniti e del mondo. Solo gli sciocchi penserebbero diversamente!”. A scriverlo su Truth il presidente Usa, Donald Trump.
Prezzi del petrolio che restano sotto osservazione, con il Brent scambiato ora poco sopra i 102 dollari (+10%) e il Wti in area 98 dollari al barile (+8,6%). “La guerra nel Golfo, che dura ormai da più di una settimana, sta rendendo i trader sempre più nervosi per l’impatto che un conflitto prolungato potrebbe avere sull’approvvigionamento energetico globale – commenta Ricardo Evangelista, Senior Analyst di ActivTrades -. La regione del Golfo Persico rappresenta circa un quarto della produzione mondiale di petrolio, la maggior parte della quale viene trasportata con petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz. Questa rotta marittima è ora, in pratica, chiusa a causa della minaccia di attacchi, il che significa che il principale hub mondiale di esportazione di petrolio è di fatto congelato fuori dal mercato. Considerando che il conflitto è entrato nella sua seconda settimana e che non vi è alcuna via d’uscita o tempistica evidente per un cessate il fuoco, non sorprende che i trader petroliferi stiano scontando uno scenario futuro di riduzione dell’offerta, con conseguente aumento dei prezzi”. E avverte: “questa dinamica è destinata ad intensificarsi quanto più il conflitto proseguirà senza prospettive realistiche di distensione, creando margini per ulteriori aumenti del prezzo del barile”.
Intanto, stando a quanto anticipato dal “Financial Times” è previsto un meeting del G7 nel primo pomeriggio che dovrebbe decidere il rilascio delle riserve strategiche. Un’indiscrezione che sta contribuendo al dietrofront di WTI e Brent che si erano portati a un passo dai 120 dollari al barile.