Notizie Notizie Mondo Shock petrolifero alimenta l’inflazione. Bce: “Per ora status quo”

Shock petrolifero alimenta l’inflazione. Bce: “Per ora status quo”

4 Marzo 2026 12:46

L’escalation del conflitto in Medio Oriente ha portato a nuove sfide per le banche centrali globali, con l’incertezza legata a un possibile shock petrolifero e i timori di una nuova ondata inflazionistica che complicano le decisioni politiche in merito al sostegno della crescita economica. I prezzi del greggio Brent hanno continuato a salire, estendendo la serie di guadagni dei giorni precedenti con un aumento dell’1,6%, arrivando a 82,76 dollari al barile, il livello più alto da gennaio 2025. Anche i prezzi del greggio WTI hanno registrato un rialzo, salendo a 75,48 dollari, confermando un trend positivo che dura da tre giorni.

Questo incremento dei prezzi energetici rischia di riflettersi sui costi al consumo e alla produzione, in particolare per quelle economie che dipendono pesantemente dalle importazioni di petrolio provenienti dal Medio Oriente, mettendo le banche centrali di fronte alla necessità di rivedere le loro politiche monetarie e le previsioni sui tassi d’interesse.

La zona euro è l’economia più esposta

La zona euro stava finalmente uscendo da un lungo periodo di stagnazione, con segnali di ripresa che, seppur timidi, stavano iniziando a farsi strada. Tuttavia, queste prospettive di crescita sono state recentemente oscurate da nuove incertezze legate alle tariffe. Ora l’Europa si trova a fronteggiare una nuova sfida, uno shock energetico che si aggiunge alle difficoltà commerciali già in corso.

La guerra in Iran ha infatti colpito un sistema commerciale globale già sotto pressione, a causa dell’offensiva tariffaria avviata da Trump. Lo stretto di Hormuz, che rappresenta il punto di passaggio cruciale per il commercio globale di energia, si trova ora in una zona di conflitto attivo. L’Europa, che importa quasi tutto il suo petrolio e una parte significativa del gas naturale liquefatto (GNL), potrebbe subire le pesanti conseguenze di un aumento dei prezzi dell’energia e di una possibile interruzione nell’approvvigionamento. Come sottolineano gli economisti di ING, “un’impennata dei prezzi e la possibilità di discontinuità nelle forniture energetiche potrebbero far rivivere la crisi dei costi energetici che abbiamo vissuto tra il 2021 e il 2023”.

Anche senza un blocco formale, le conseguenze commerciali si stanno già manifestando: le compagnie assicurative stanno annullando le coperture, i premi di spedizione stanno aumentando vertiginosamente e le navi stanno riorientando le rotte o sospendendo i transiti, “Gli effetti collaterali si estendono ben oltre l’energia” spiega ING. In un conflitto prolungato, la combinazione di costi energetici più elevati, logistica interrotta e un generale shock di fiducia rappresenterebbe un freno significativo sui volumi di commercio globale, proprio nel momento in cui l’economia mondiale stava ancora digerendo le conseguenze inflazionistiche e di crescita dello shock tariffario. Secondo ING, “Il peggior momento possibile”.

Bce alla prova ma improbabile rialzo dei tassi

La Banca Centrale Europea si trova ora a dover prendere decisioni difficili in un contesto economico incerto. Da un lato, l’inflazione nel settore dei servizi continua a essere elevata, mentre, dall’altro, “L’imminente possibilità di uno shock petrolifero potrebbe far lievitare ulteriormente l’inflazione complessiva” sostengono gli economisti di ING. A tutto ciò si aggiunge un quadro di crescita economica sempre più debole, influenzato dalle tariffe imposte, dalle incertezze globali e dall’aumento dei costi energetici.

Già a dicembre, un’analisi della Bce indicava che un aumento del 14% dei prezzi del petrolio avrebbe potuto spingere l’inflazione verso l’alto di 0,5 punti percentuali, riducendo però la crescita del PIL di 0,1 punti percentuali. Si tratterebbe tuttavia solo dell’effetto sui prezzi, senza considerare le ripercussioni derivanti da possibili disfunzioni nelle catene di approvvigionamento. Secondo le considerazioni di ING, prendendo atto che il recente picco inflazionistico è ancora ben presente nella memoria collettiva, la Bce difficilmente considererebbe un eventuale nuovo aumento dei prezzi del petrolio come un fenomeno temporaneo. In assenza di segni chiari di resilienza economica, è improbabile che si assista a un rialzo dei tassi d’interesse.

Pierre Wunsch, membro del consiglio della Bce, ha affermato questa settimana che i responsabili politici eviteranno di prendere decisioni affrettate in risposta a qualsiasi oscillazione dei prezzi energetici. Come si legge su Bloomberg, “Se la situazione dovesse protrarsi nel tempo e l’aumento dei prezzi dell’energia risultasse più significativo, allora sarà necessario rivedere i nostri modelli economici e osservare come evolve la situazione”, ha dichiarato Wunsch.