Microsoft & co, i giganti malati 2026 di Wall Street. Ma dalle retrovie tre big volano
Fonte immagine: iStock
A Wall Street è in atto una grande rotazione. La tecnologia che ha imperversato negli ultimi anni sta perdendo colpi e gli investitori stanno riscoprendo quei settori che risultano meno impattati dalla disruption dell’IA.
SaaSpocalypse e non solo
La nuova narrativa sull’AI che “sta per divorare il software” ha portato a una significativa vendita di azioni del settore software innescando la cosiddetta “SaaSpocalypse”. Le azioni software che sono state criticate nelle ultime settimane a causa del timore che l’IA possa prendere il sopravvento ai compiti tradizionalmente gestiti da giganti aziendali come Salesforce (CRM) e ServiceNow (NOW) e rivoluzionare i loro modelli di ricavi. Il Tech-Software Sector ETF, che include anche pesanti come Microsoft (MSFT) e Palantir (PLTR), è in calo del 22% da inizio anno.
La paura dell’impatto distruttivo dell’IA si è ora diffusa in diversi comparti, quali ad esempio le società di intermediazione finanziaria e le aziende di trasporto e logistica.
I grandi perdenti di questo 2026
In questo primo mese e mezzo dell’anno hanno preso corpo a Wall Street delle repentine discese anche di mega cap che fino a pochi mesi fa erano emblema di solidità e godevano del vento in poppa della rivoluzione AI. Adesso gli stesso investitori che osannavano le lodi delle big tech si stanno accanendo su alcune di esse, complici anche i timori che la spesa elevata per l’AI non genererà rendimenti sufficienti a giustificare le valutazioni elevate.
A far clamore è in particolare il calo delle azioni Microsoft, scesa dal podio delle aziende più grandi al mondo con un tonfo di circa il 17% da inizio anno a causa delle preoccupazioni per i rischi per il suo business di IA e della crescente concorrenza dell’ultimo modello Gemini di Google e dell’agente AI Claude Cowork di Anthropic, che hanno cancellato oltre 600 miliardi di dollari di valore di mercato che ora è sotto i 3 trilioni di dollari.
Non se la passa molto meglio Amazon, che a inizio mese ha annunciato di aspettarsi che la spesa in conto capitale balzerà di oltre il 50% quest’anno. Il colosso dell’ecommerce ha perso circa il 4% quest’anno, cancellando circa 350 miliardi di market cap e valutazione complessiva scivolata a 2,13 trilioni.
Anche da Nvidia e Alphabet segnali di cedimento
Cali meno marcati per le altre super big, che però si sono allontanate non poco dai picchi storici. Nvidia capitalizza al momento 4,45 miliardi, giù di solo il 2% da inizio anno, ma rispetto ai picchi storici toccati a fine ottobre, con market cap record di 5 trilioni, il colosso dei chip AI ha dilapidato a sua volta circa 550 miliardi di valore.
Alphabet, grande vincitrice del 2025 con un balzo del 60%, cede a sua volta il 2% Ytd ma rispetto ai picchi assoluti di inizio febbraio il dietrofront è di oltre l’11% con circa 250 mld di mkt cap in fumo.
Chi avanza a tutta dalle seconde linee
Gli investitori hanno cambiato mood, passando dal premiare le prospettive AI di lungo termine a richiedere visibilità sugli utili a breve. Tra chi sta vincendo questa battaglia nel primo scorcio d’anno spiccano big quali TSMC, Samsung e Walmart. In particolare Tsmc, leader mondiale incontrastato nella produzione di semiconduttori avanzati, ha aggiunto quasi 300 mld di valore arrampicandosi al 6° posto della classifica mondiale per valore in area 1,9 trilioni.
Il produttore taiwanese di chip, che un mese fa ha riportato utili e ricavi record, ha registrato una crescita del 37% nelle vendite di gennaio, segnalando una forte domanda da parte dei principali clienti di chip.
Invece Walmart flirta con la soglia di 1 trilione di valore dopo l’oltre +20% Ytd frutto della grande rotazione verso quei player visti come immuni dalla disruption AI. Inoltre Walmart non viene più valutata esclusivamente come rivenditore difensivo. Il mercato guarda all’espansione dei margini, alla monetizzazione dell’enorme ecosistema clienti e alle opportunità di crescita al di fuori degli Stati Uniti.