Lagarde: “L’euro forte è un’ulteriore sfida, anche per l’inflazione”
Fonte immagine: Getty Images
La Bce lascia (all’unanimità) i tassi di interesse invariati per la quinta volta consecutiva anche se i mercati instabili minacciano la sua “buona posizione”. La decisione, attesa, conferma che l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi sull’obiettivo del 2% a medio termine anche se all’orizzonte si staglia il problema dell’euro forte.
Nell’attuale panorama geopolitico il Consiglio direttivo sottolinea l‘urgente necessità di rafforzare l’area dell’euro e la sua economia. Lagarde ha notato che la crescita è trainata dai servizi, e il settore manifatturiero si dimostra “resiliente”.
La presidente è tornata a promuovere ulteriormente l’integrazione dei mercati dei capitali, che va fatta “portando a compimento l’unione dei risparmi e degli investimenti e l’unione bancaria, secondo una tabella di marcia ambiziosa, nonche’ adottare in tempi rapidi il regolamento relativo all’istituzione dell’euro digitale”.
La variabile euro
La presidente della Bce Christine Lagarde ha ammesso che la forza dell’euro rappresenta una sfida. Nell’aprire la conferenza stampa con cui sta motivando la decisione della banca centrale di lasciare i tassi fermi, Lagarde ha affermato che “ l’euro più forte si aggiunge alle sfide esterne ”.
Un euro forte rispetto al dollaro riduce i costi delle importazioni, soprattutto per l’energia, e frena l’inflazione in un momento in cui è già al di sotto dell’obiettivo, seppur temporaneamente.
Non solo, la situazione sul piano commerciale è sfidante “non solo a causa dell’euro ma anche a causa dei dazi”.
L’obiettivo resta l’inflazione
Il Consiglio direttivo della Bce è “pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti nell’ambito del proprio mandato per assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine e per preservare l’ordinato funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria“. Inoltre “lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria può essere utilizzato per contrastare ingiustificate e disordinate dinamiche di mercato; che mettano seriamente a repentaglio la trasmissione della politica monetaria in tutti i Paesi dell’area dell’euro, consentendo così al Consiglio direttivo di assolvere con più efficacia il proprio mandato della stabilità dei prezzi”.
Le decisioni future
“Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, il Consiglio direttivo seguira’ un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione”, ha spiegato la presidente della Bce. “In particolare – ha aggiunto – le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di interesse saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonchè della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensita’ della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”.
“Il mix di crescita resiliente e inflazione destinata a rimanere al di sotto del target ci indica che la Bce manterrà un atteggiamento attendista nel prossimo futuro. Sebbene vi sia un certo margine per ulteriori misure di allentamento il prossimo anno qualora l’inflazione dovesse scendere ben al di sotto del 2%, la probabilità di tale scenario si è ridotta. Al contrario, a nostro avviso la possibilità di un rialzo dei tassi nel 2026 appare molto contenuta, alla luce di un contesto inflazionistico ancora moderato, nonostante la recente retorica da falco di alcuni membri del Consiglio”, ha commentato Simon Dangoor, head of Fixed Income Macro strategies di Goldman Sachs Asset Management.