Notizie Notizie Mondo Oro e Wall Street da record, Trump affossa il dollaro. Per l’investitore Ue è allarme rendimenti

Oro e Wall Street da record, Trump affossa il dollaro. Per l’investitore Ue è allarme rendimenti

28 Gennaio 2026 09:10

Dollaro giù, Wall Street su. Ieri è andata in scena un’altra giornata di risk-on sui mercati con la Borsa di New York che si è arrampicata sui nuovi massimi storici in attesa della decisione Fed di oggi (atteso un nulla di fatto sui tassi) e delle prime trimestrali delle big tech Usa.

S&P 500 assapora quota 7mila, in arrivo i conti delle big tech

L’S&P 500 (+0,41%) ha chiuso ieri sui massimi a quota 6.978 punti e i futures stamattina già indicano un possibile avvio ancora in corsa che potrebbe spingere subito l’indice guida statunitense per la prima volta sopra il muro dei 7mila punti. Scatto anche del Nasdaq (+0,9%) sotto la spinta delle big con Microsoft e Amazon salite di oltre il 2%.

Stasera dopo la chiusura dei mercati sono attesi i conti di Microsoft, Meta e Tesla, mentre Apple pubblicherà i suoi risultati trimestrali giovedì. Texas Instruments è volata a +8% nelle contrattazioni serali dopo aver fornito previsioni sorprendentemente solide per il primo trimestre, stimando ricavi compresi tra 4,32 e 4,68 miliardi di dollari rispetto ai 4,42 miliardi del consensus.

A galvanizzare l’azionario Usa – e anche all’oro balzato nuovamente varcando anche la soglia dei 5.300 dollari l’oncia – è stato anche il nuovo calo del dollaro che ha toccato i minimi a quattro anni. Ieri l’euro/dollaro ha chiuso a ridosso di 1,20, avendo guadagnato oltre il 3% nelle ultime 7 sedute.

Parole Trump affossano il biglietto verde

A dare un’ulteriore spallata al biglietto verde ci hanno pensato le parole di Donald Trump che non ha palesato alcuna preoccupazione per la discesa della valuta Usa. “Penso che sia fantastico”, ha detto Trump ai giornalisti in Iowa quando gli è stato chiesto se fosse preoccupato per il calo del dollaro. “Guardate gli affari che stiamo facendo. Il dollaro sta andando alla grande”. Parole del presidente Usa che hanno portato a una immediata debolezza del biglietto verde con il Bloomberg Dollar Spot Index che ha esteso le perdite fino all’1,2%.

La debolezza del dollaro delle ultime sedute, che ha portato il saldo da inizio anno a -2,2% circa, è stato causato anche dal brusco rimbalzo dello yen dalla scorsa settimana complice il diffondersi delle voci di un possibile intervento da parte dei funzionari di Tokyo e di quelli Usa per sostenere la valuta del Paese nipponico.

Perché agli Usa va bene una valuta debole

Il movimento al ribasso del dollaro di ieri “è sembrato essere guidato dai decisori del mercato valutario, siano essi gestori patrimoniali che si coprono dal rischio statunitense o la comunità speculativa (hedge fund e CTA) che hanno incrementato le posizioni corte sul dollaro sulle rotture dei range”, spiegano gli esperti fx di Ing che si chiedono se l’amministrazione statunitense desidera solo uno yen più forte per contribuire a stabilizzare il mercato dei bond nipponici e dei Treasury oppure gli Stati Uniti desiderano un dollaro complessivamente più debole per motivi di competitività, in un momento in cui i consumatori statunitensi iniziano ad avvertire la pressione; le parole di Trump che non si preoccupa dell’indebolimento del dollaro vanno nella direzione di alimenterà quest’ultima teoria.

Mini-dollaro spegne l’appeal di Wall Street

A ben guardare il dollaro ha perso più terreno di quanto sia salita Wall Street in questo mese di gennaio (+1,9% l’S&P 500). Questo si traduce per l’investitore europeo in un effetto distorsivo che va ad azzerare i guadagni in euro dell’ascesa deli listini a stelle e strisce. Un fenomeno che ha già intaccato le performance dello scorso anno. Il saldo degli ultimi 12 mesi di Wall Street + di +16% circa, ma nello stesso arco di tempo il dollaro si è deprezzato di quasi il 15% contro l’euro, lasciando quindi nelle tasche dell’investitore europeo un misero +1% circa.

E pesa sulle aziende Ue

Allo stesso tempo un cambio euro/dollaro in area 1,20 inizia a preoccupare il Vecchio continente per i suoi possibili contraccolpi per le aziende. Secondo le stime di Goldman Sachs, le aziende dell’indice Euro STOXX 600 vedono i loro fatturati dipendere per il 60% dall’estero, di cui quasi la metà negli Stati Uniti.

E le ultime previsioni indicano gli utili europei in flessione. Barclays ritiene che l’apprezzamento dell’euro dello scorso anno abbia spiegato circa la metà dei declassamenti degli utili per azione.