Michael Burry, il petrolio venezuelano e il titolo su cui ha fatto la sua grande scommessa silenziosa
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Mentre i mercati sembrano aver digerito senza traumi il primo shock geopolitico del 2026 rappresentato dal blitz militare degli Stati Uniti in Venezuela, c’è chi da anni aveva una posizione su un titolo oil che potenzialmente può essere tra i maggiori beneficiari del potenziamento della produzione petrolifera nel paese sudamericano.
La scommessa di Burry
Michael Burry, reso famoso dal libro ‘The Big Short’ di Michael Lewis per aver previsto il crollo del mercato dei mutui subprime, ha confermato di mantenere da anni una consistente posizione su Valero Energy, la raffineria americana ritenuta tra i principali beneficiari di una riapertura e rilancio del petrolio venezuelano. Una scommessa, lungamente silenziosa, torna al centro dell’attenzione degli investitori con il nuovo scenario andatosi a creare dopo l’operazione statunitense in Venezuela che ha visto la cattura e detenzione negli Usa del presidente venezuelano Nicolas Maduro.
Contestualmente Donald Trump ha rilanciato l’idea di un coinvolgimento diretto degli Usa nelle risorse energetiche del Paese sudamericano ricchissimo di giacimenti petroliferi.
The Big Short ci ha visto lungo
La tesi di Burry si basa su un elemento chiave dell’industria petrolifera statunitense. “Molte raffinerie della Costa del Golfo sono state costruite appositamente per il greggio pesante venezuelano,” ha scritto Burry in un post sul blog di lunedì su Substack. Il greggio pesante è una qualità di petrolio ricca di zolfo che la nazione sudamericana possiede in abbondanza.
Negli ultimi due decenni, a causa di sanzioni, cattivo management e calo della produzione, queste raffinerie hanno dovuto lavorare con altri tipi di greggio meno adatti, riducendo efficienza e margini. Con un possibile cambiamento geopolitico, secondo Burry, quei margini potrebbero tornare sostanziosi grazie a un ritorno di forniture più adatte alle specifiche impiantistiche statunitensi.
Burry ha scritto nel suo blog che detiene azioni Valero Energy dal 2020 e che, dopo gli ultimi sviluppi che vedono un crescente ruolo degli Stati Uniti nella possibile riattivazione del settore petrolifero venezuelano, è “ancora più determinato” a mantenere la posizione per il lungo periodo.
Burry ritiene che la necessità di ripristinare le obsolete infrastrutture venezuelane — oleodotti, impianti e sistemi di distribuzione — potrebbe rappresentare un’opportunità gigantesca per le società di servizi energetici statunitensi, come Halliburton, che egli stesso possiede, oltre ad altri nomi storici del settore.
La peculiarità di Valero Energy
Donald Trump ha invitato le compagnie petrolifere statunitensi a investire in Venezuela, membro fondatore dell’OPEC, e che detiene le più grandi riserve di petrolio greggio al mondo.
Valero in particolare si distingue per la sua capacità di lavorare greggio pesante, ma come sottolineato dallo stesso Burry anche affinatori più piccoli come PBF Energy e HF Sinclair potrebbe anche trarne beneficio.
Anche gli esperti di Wall Street stanno evidenziando che Valero è potenzialmente il principale beneficiario qualora l’offerta oil venezuelana aumentasse. E lunedì le azioni della raffineria sono balzate del 10%.