Spettro bolla AI, Oracle crolla e tira giù le big tech Wall Street. Va ko anche il Bitcoin
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La nube della bolla AI torna ad addensarsi su Wall Street e a farne le spese sono anche asset risk-on quali il bitcoin.
Oracle inciampa sui ricavi
Mentre il resto del mercato esultava per il materializzarsi del taglio dei tassi da parte della Federal Reserve, gli investitori hanno storto il naso davanti ai riscontri arrivati da Oracle. Il colosso dei software ha deluso le attese diffondendo ricavi peggiori del previsto.
Nel secondo trimestre dell’anno fiscale Oracle ha visto i ricavi salire del 14% a 16,06 miliardi di dollari, sotto le aspettative che erano a 16,19 miliardi di dollari. Il cloud rappresenta quasi la metà dei ricavi di Oracle, poco meno di 8 miliardi di dollari nel trimestre e in aumento del 34% rispetto all’anno scorso. L’utile per azione rettificato si è invece attestato a 2,26 dollari, superiore agli 1,64 dollari del consensus degli analisti e in aumento rispetto agli 1,47 dollari dell’anno scorso. Una spinta decisiva ai profitti è arrivata però dalla vendita della partecipazione nella società di chip Ampere a Softbank per 2,7 miliardi di dollari.
Guardando al futuro, il colosso di Larry Allison ha dichiarato di vedere l’Eps rettificato da 1,70 a 1,74 dollari per il terzo trimestre, in linea con le stime degli analisti. Anche la previsione di Oracle, di crescita dei ricavi tra il 19% e il 21%, è stata superiore alle previsioni.
Nodo debito
Oracle ha indicato che la spesa aumenterà di 15 miliardi di dollari rispetto alle stime precedenti, un segnale che gli ingenti investimenti di capitale per attrarre clienti nel cloud computing basato sull’intelligenza artificiale non si stanno trasformando in profitti così rapidamente come Wall Street aveva previsto.
“Nonostante l’impegno del management nel mantenere il rating investment grade del debito, i problemi relativi al finanziamento del debito AI sono rimasti irrisolti”, rimarcano a caldo gli esperti di Jefferies che hanno comunque raccomandazione buy sul titolo.
Durante la call con gli analisti, il co-ceo Clay Magouyrk ha rassicurato gli analisti che il debito dell’azienda rimane in “investment grade” e che la società si trova in aree di business uniche che giustificano l’ottimismo.
Oracle affossa anche le altre Big Tech
Immediata la reazione del mercato con titolo Oracle crollato di quasi il 12% nell’after hours. Male anche gli hyperscaler di Wall Street: Microsoft ha segnato -1,2% nell’after hiurs dopo aver già ceduto il 2,7% nella seduta di ieri; Meta e Amazon entrambe -1,3% nelle contrattazioni post-chiusura, mentre Alphabet segna -1%.
E va ko anche il bitcoin
A cedere il passo non sono solo i colossi tech. Il bitcoin è sceso nuovamente sotto la soglia dei 90mila dollari, in un rinnovato segnale di stretta correlazione dei destini della criptovaluta con quelli delle big tech. Cancellati i guadagni degli ultimi due giorni con l’assist del taglio dei tassi da parte della Federal Reserve che è stato ignorato dagli investitori crypto.
“Il settore delle criptovalute ha davvero bisogno di prove più convincenti che il crollo registrato dopo la svendita del 10 ottobre sia completo, e al momento sembra proprio che non ci sia ancora”, rimarca Tony Sycamore, analista di IG.
Standard Chartered questa settimana ha tagliato le sue aspettative secondo cui il bitcoin avrebbe raggiunto i 200mila dollari entro la fine del 2025, abbassando la previsione a 100mila dollari, ritenendo in particolare che gli acquisti di asset digitali da parte delle società di tesoreria siano probabilmente terminati, con l’unico supporto ai prezzi che potrà arrivare dagli acquisti di Etf Bitcoin.