Bitcoin da brividi: Larry Fink e ‘Big Short’ Michael Burry hanno view totalmente opposte
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Mentre il Bitcoin continua ad andare sulle montagne russe, con quotazioni tornate in area 93mila dollari dopo il tonfo di inizio settimana, infiamma la discussione sul mercato delle criptovalute tra visioni ottimistiche e chi invece non vede valore in Bitcoin & co.
Fink professa ottimismo
Ieri a esprimersi nuovamente è stato Larry Fink. Lo storico ceo di BlackRock ha detto che vede “un grande, enorme caso d’uso per il Bitcoin”. Lo stesso Fink nel 2017 aveva liquidato il Bitcoin come “un indice di riciclaggio di denaro” per pi cambiare radicalmente idea negli ultimi due anni con una svolta pro-crypto che ha portato il colosso della gestione patrimoniale da 13,5 trilioni di dollari a offrire una suite di prodotti legati alle criptovalute. L’approvazione da parte della Sec degli Etf su Bitcoin all’inizio dello scorso anno ha aperto la strada al lancio dell’Etf su Bitcoin di BlackRock in simultanea con altri 11 cloni sull’asset digitale da parte di altri emittenti.
A detta di Fink gli Stati Uniti potrebbero rimanere indietro se non accelerano la digitalizzazione e la tokenizzazione, osservando che “se non spendiamo abbastanza e abbastanza velocemente per la digitalizzazione e la tokenizzazione, altri paesi ci supereranno”.
Il ceo di Coinbase: “Impossibile che il Bitcoin crolli a zero”
Fink è intervenuto ieri al DealBook Summit, dove si è espresso anche Brian Armstrong, ceo di Coinbase, che per anni ha portato avanti una crociata pro-crypto contribuito a creare un contesto normativo più favorevole.
“Non c’è alcuna possibilità che il Bitcoin arrivi a zero”, ha affermato categoricamente Armstrong, ribadendo la sua fiducia nell’asset digitale di punta.
Armstrong prevede che “guarderemo indietro a questo momento come quello in cui le criptovalute sono passate da un mercato grigio a un establishment ben illuminato”. Ha anche esortato il Congresso ad approvare il Clarity Act, che renderebbe più difficile per le future amministrazioni imporre regole repressive al settore.
‘Big Short’ Michael Burry dissente
Parallelamente c’è chi esprime più di un dubbio. E’ il caso di Michael Burry. L’investitore reso famoso dal libro ‘The Big Short’ per aver previsto il crollo del mercato dei mutui subprime ha affermato seccamente che il Bitcoin “non vale nulla”. Intervistato in un podcast da Michael Lewis, Burry ha posto l’acccento sul fatto che i benefici delle criptovalute, come facilitare operazioni finanziarie difficili da rintracciare, aumentino anch’essi i rischi. A detta di Burry il valore della criptovaluta regina non ha basi solide, paragonando l’asset digitale alla bolla della mania dei tulipani del 1600, sottolineando che il modello speculativo che osserva nel comportamento di mercato di Bitcoin va oltre i paralleli storici.
Nella discussione sul ruolo di Bitcoin è intervenuto questa settimana anche il gestore di portafoglio di JPMorgan, Jack Caffrey, che ritiene la cripto come utile come indicatore rischio-sentiment. Nelle ultime settimane la correlazione tra Bitcoin e Nasdaq è aumentata.
Montagne russe
Il Bitcoin a inizio ottobre si era spinto fino a 126mila dollari e la capitalizzazione totale del mercato delle criptovalute aveva superato brevemente i 4mila miliardi di dollari, sostenuta dagli investitori che hanno contratto ingenti prestiti per scommettere sugli asset digitali. Da allora, la volatilità è schizzata, cancellando circa 1.000 miliardi di dollari di valore complici forti deflussi dagli Etf Bitcoin e liquidazioni forzate di criptovalute con leva finanziaria.