Notizie banche Banche 2026, Intesa e Unicredit oltre i target. M&A potenziale motore del rally

Banche 2026, Intesa e Unicredit oltre i target. M&A potenziale motore del rally

26 Novembre 2025 11:06

Morgan Stanley aggiorna i target price delle banche proiettandosi sul 2026. Cosa possiamo attenderci da uno dei comparti più dinamici del momento e dopo la corsa di molti titoli, soprattutto italiani, spinti dall’M&A? Nel report, gli analisti di Morgan Stanley alzano il target price su Unicredit e Intesa Sanpaolo, ma  non su Banco Bpm, nonostante l’apporto positivo di Anima.
Quindi le prime due restano overweight (Intesa) ed equal weight (Unicredit), e il Banco resta equal weight. A cambiare sono le valutazioni di prezzo: da 6,50 a 6,80 Intesa, da 74 a 76 Unicredit, fermo a 13,30 il Banco. Secondo Axiom, il consolidamento farà la differenza.

Unicredit può arrivare a 82 euro

Nel caso di Unicredit il prezzo obiettivo sale da 74 a 76 euro e le attese sono per un Rote sostenibile del 19% e un costo del capitale dell’11,4%, detraendo 0,3 miliardi di euro di esposizione residua verso la Russia. 

Pur prevedendo tassi Bce al 2% nel 2027-2028, Morgan Stanley ritiene che una curva dei tassi più ripida, la crescita dei depositi e dei prestiti derivante dalla spinta della Germania su difesa e infrastrutture contribuiranno a sostenere il margine di interesse del gruppo. «Prevediamo anche distribuzioni sostenibili annue per 9-10 miliardi di euro fino al 2028, con spazio per ulteriori distribuzioni straordinarie », continua Morgan Stanley che per il 2026 si aspetta ricavi a 25,310 miliardi e un utile netto di 9,671 miliardi con un dividendo di 3,57 euro per azione.

Secondo MS, nello scenario migliore l’azione può arrivare fino a 82 euro.

Intesa Sanpaolo

Nel caso di Intesa Sanpaolo il prezzo obiettivo sale da 6,5 a 6,8 e le attese sono per un Rote (rendimento del patrimonio netto tangibile) sostenibile intorno al 20% e per un costo del capitale dell’11,2%. “Consideriamo il capitale in eccesso rispetto a un Cet1 ratio del 13% e arriviamo a un prezzo obiettivo di 6,8 euro per azione”, spiega il broker.

Pur prevedendo una certa pressione sul margine di interesse nel 2025, MS mantiene una visione costruttiva sul modello di business diversificato di Intesa Sanpaolo che offre una buona resilienza dei ricavi core in uno scenario di tassi Bce al 2%. Ora, però, sconta una curva dei tassi più inclinata, un portafoglio titoli in crescita e un aumento dei depositi in Italia dell’1-2%, «elementi che rafforzano i margini nel periodo 2027-2028 e portano le stime sul margine di interesse del 2-4% sopra quelle del consenso».

Sul fronte dei conti, nel 2026 le attese sono per ricavi a 28,2 miliardi contro una stima del consenso a 28,7 e un utile netto a 9,771 miliardi con un dividendo di 0,41 euro per azione.

Inoltre, per Morgan Stanley Intesa Sanpaolo sarà in grado di raggiungere un Rote del 19% nel 2027/2028 e un rendimento del free cash flow che supereranno ampiamente un costo del capitale dell’11%. “Prevediamo anche che l’istituto di credito possa realizzare distribuzioni cumulative pari a 28 miliardi di euro, ovvero il 30% dell’attuale capitalizzazione di mercato”.

Banco Bpm, meta 20 euro

Quanto a Banco Bpm il target price resta a 13,30 euro. “Manteniamo una visione costruttiva riguardo alle prospettive della banca alla luce dell’attività assicurativa e del contributo di Anima in aumento, ma anche grazie alla nuova joint venture nei servizi di pagamento. Inoltre, prevediamo un irripidimento della curva che aggiungerà resilienza ai margini di interesse nel periodo 2026-2028, consentendo alla banca di raggiungere un Rote sostenibile al 16%. Stimiamo che le distribuzioni cumulative nel periodo 2026-2028 saranno pari a circa il 30%», ha aggiunto Morgan Stanley nel 2026 si aspetta ricavi a 6,096 miliardi e un utile netto di 1,771 miliardi con un dividendo di 0,99 euro per azione.

Nello scenario migliore il target price su Banco Bpm sale a 20 euro.

La view di Axiom

Guardando al nuovo anno, David Benamou, cio di Axiom Alternative Investments prevede che l’M&A sosterrà il settore.

Il trend positivo in Borsa per le banche italiane ed europee dovrebbe sostanzialmente continuare nel 2026, anche se con minore intensità rispetto al 2024-2025. “Il rally osservato negli ultimi anni, trainato da margini di interesse netti elevati, una solida qualità degli attivi e una redditività record (ROE medio intorno al 15-16% nel 2025 per le principali banche italiane come Intesa Sanpaolo e UniCredit), continuerà a beneficiare di un contesto di tassi di interesse stabili intorno al 2% secondo le proiezioni della BCE (inflazione all’1,7% nel 2026). Il margine di intermediazione dovrebbe stabilizzarsi o crescere modestamente grazie alla ripresa dei volumi dei prestiti e all’aumento dei ricavi da commissioni. Tuttavia, la normalizzazione della politica monetaria (fine dei tagli aggressivi dei tassi) e la crescita economica moderata (circa l’1% per l’eurozona) porranno un freno ad un rialzo rilevante”.

Secondo l’analisi le banche italiane rimangono interessanti grazie ai solidi coefficienti patrimoniali (CET1 medio >15%), alle generose distribuzioni agli azionisti (riacquisti di azioni proprie e dividendi che offrono rendimenti del 9-10%) e al consolidamento in corso che rafforza i gruppi leader, Unicredit e Intesa Sanpaolo. Il settore in Italia potrebbe sovraperformare il mercato azionario in generale se le valutazioni rimarranno basse (P/E 2026 intorno a 9x). Non mancano tuttavia rischi, come un moderato aumento dei crediti in sofferenza o gli shock geopolitici, che smorzano l’ottimismo.

In sintesi, il 2026 sarà un anno di consolidamento dei guadagni piuttosto che di un nuovo rally esplosivo, con un potenziale rialzo dell’8-10% oltre al rendimento in contanti del 9-10%.

L’M&A al centro

Unicredit, dopo aver superato gli ostacoli normativi (Golden Power, uscita dalla Russia), potrebbe finalizzare o riavviare operazioni nazionali o transfrontaliere (Commerzbank rimane in sospeso fino al 2026), mentre le combinazioni Mps-Bpm o Bper con un concorrente mid-tier rimangono probabili nonostante gli ostacoli politici emersi in passato. Simili operazioni generano tipicamente premi (10-30%) per le banche acquisite e offrono enormi sinergie (risparmi sui costi stimati in 900 milioni di euro per un accordo UniCredit-Bpm; entrate aggiuntive attraverso il cross-selling).

Per il settore nel suo complesso, l’impatto dell’M&A sul mercato azionario è positivo: crea campioni nazionali più efficienti (rapporto costi/ricavi <45%), migliora l’allocazione del capitale in eccesso e innesca una rivalutazione dei titoli.  Sono i gruppi leader – Intesa e UniCredit – che ne traggono potenzialmente il massimo vantaggio, con un ROE post-integrazione che potrebbe superare il 12-14%.

L’M&A crea volatilità a breve termine sui titoli coinvolti nel caso, ad esempio, di battaglie a colpi di offerte e rilanci o di possibili veti governativi, ma è anche un chiaro sostegno a medio termine per il rally del settore (+58% per le banche europee nel 2025). 

Se nel 2026 si concluderanno 2-3 operazioni importanti, le banche italiane potrebbero sovraperformare quelle europee. I rischi rimangono la politica e uno scenario macroeconomico sfavorevole, ma lo slancio del settore, i fondamentali e il rendimento cash (9-10%) sono fortemente favorevoli.