Risiko bancario: quanto valgono i marchi di MPS, BPER, Banco BPM e Mediobanca
Fonte immagine: Istock
Nel pieno della più intensa stagione di consolidamento del settore bancario italiano degli ultimi decenni, non si gioca soltanto una partita fatta di offerte pubbliche, quote di mercato e miliardi di euro. Accanto alla sfida finanziaria si apre infatti un altro fronte, spesso meno visibile ma non meno importante: quello del valore dei marchi.
Secondo un’analisi di Brand Finance, il marchio delle principali banche coinvolte nell’attuale risiko rappresenta mediamente circa il 10% della loro capitalizzazione di mercato. Un dato che evidenzia come la reputazione e la fiducia costruite nel tempo costituiscano un asset economico concreto e misurabile per gli azionisti.
Risiko bancario tricolore: due operazioni, due strategie opposte
L’attenzione del mercato è concentrata sulle più recenti manovre che coinvolgono Monte dei Paschi di Siena, Banco BPM, BPER e Mediobanca. Da una parte c’è il progetto di fusione tra Banco BPM e MPS, che darebbe vita a un gruppo con una capitalizzazione superiore a 50 miliardi di euro. Dall’altra, l’offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo sull’intero capitale di MPS.
Quest’ultima operazione prevede un accordo con Unipol che porterebbe alla cessione del marchio Monte dei Paschi e di 635 filiali a BPER, con l’obiettivo di rinominare la banca risultante “Banca Monte dei Paschi”. Le due ipotesi differiscono profondamente non solo dal punto di vista industriale, ma anche sul piano della gestione del brand. Nel progetto BPM-MPS il marchio Monte dei Paschi resterebbe associato all’intero perimetro della banca, comprese le partecipazioni strategiche e il nuovo posizionamento costruito negli ultimi anni. Nel progetto di Intesa, invece, il marchio verrebbe separato da gran parte degli asset che ne hanno sostenuto il rilancio.
Quanto valgono i marchi delle banche italiane
I dati del rapporto Banking 500 2026 di Brand Finance mostrano una crescita complessiva del 10% del valore dei marchi bancari a livello globale, arrivati a sfiorare i 1.800 miliardi di euro. Tra le banche italiane coinvolte nel risiko, Intesa Sanpaolo si conferma il marchio di maggior valore con 10,775 miliardi di euro, in crescita di 1,031 miliardi rispetto all’anno precedente.
Segue Banco BPM, il cui brand vale 2,236 miliardi di euro, con un incremento di 561 milioni. Il marchio BPER raggiunge invece 1,684 miliardi di euro, in aumento di 387 milioni. Monte dei Paschi di Siena registra una delle performance più brillanti, con un valore del brand pari a 1,052 miliardi di euro e una crescita di 348 milioni rispetto all’anno precedente. Mediobanca completa il quadro con un marchio valutato 957 milioni di euro, in aumento di 87 milioni.
Tra tutti gli istituti analizzati, Monte dei Paschi è quello che ha registrato la crescita più marcata. Il valore del marchio è passato da 704 milioni di euro a 1,052 miliardi in dodici mesi, con un incremento del 49%. Parallelamente, la banca è salita dal 244° al 208° posto nella classifica mondiale di Brand Finance. Secondo gli analisti, questa crescita riflette il recupero di credibilità dell’istituto dopo anni complessi e coincide con il rafforzamento del suo posizionamento strategico, anche grazie alle operazioni che hanno coinvolto Mediobanca e la partecipazione in Generali.
La classifica della forza del brand
Oltre al valore economico, Brand Finance misura anche la forza percepita dei marchi attraverso il Brand Strength Index (BSI), un indicatore espresso su una scala da 0 a 100 che tiene conto di fattori quali notorietà, reputazione, affidabilità e preferenza da parte dei clienti.
In Italia la classifica vede al primo posto Intesa Sanpaolo con un punteggio di 94 su 100. Seguono BPER Group, Monte dei Paschi di Siena, Mediobanca e Banco BPM. Il dato più interessante riguarda proprio BPER, che presenta un indice di forza superiore a quello di MPS.
L’analisi di Brand Finance individua tre elementi critici nell’ipotesi di una futura integrazione. Il primo riguarda proprio BPER. Con un Brand Strength Index di 76 punti contro i 73 di MPS, la banca emiliana dispone oggi di un marchio percepito come più forte dagli italiani. Sostituire il brand BPER con quello Monte dei Paschi significherebbe quindi rinunciare a un marchio più solido sul piano della fiducia, uno dei principali fattori che influenzano la scelta di una banca.
Il secondo elemento riguarda la crescita del marchio MPS. Il forte recupero di valore registrato nell’ultimo anno è avvenuto in un contesto strategico caratterizzato dalla presenza di asset come Mediobanca e dalla partecipazione in Generali. Asset che, nell’ipotesi di acquisizione da parte di Intesa, non seguirebbero il marchio trasferito a BPER. Il rischio è quindi che il brand Monte dei Paschi venga utilizzato in un contesto molto diverso da quello che ne ha favorito il rilancio. Il terzo paradosso riguarda Banco BPM. Storicamente il gruppo ha mantenuto in vita diversi marchi territoriali acquisiti nel corso delle fusioni, come Credito Bergamasco, Banca Popolare di Verona e Banca Popolare di Novara. In uno scenario di integrazione con MPS, il marchio Monte dei Paschi avrebbe quindi maggiori probabilità di essere preservato nella sua interezza.