Inflazione nell’Eurozona al 2,1% in ottobre, aspettando il meeting Bce di dicembre
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L’inflazione scende moderatamente in Europa Secondo quanto riportato da Eurostat, nella lettura finale di ottobre l’indice CPI dei prezzi al consumo per l’Eurozona si è attestato a 2,1%, in calo dal 2,2% di settembre, ma in aumento rispetto al 2% di un anno fa. Per quanto riguarda l’intera Unione Europea il l’inflazione registrata è stata al 2,5% in ottobre, in calo anch’essa dal 2,6% di settembre, mentre l’anno scorso il dato era stato al 2,3%.
- In Italia indice all’1,3%, record per la Romania (8,4%), inflazione più bassa a Cipro (0,2%)
- Inflazione servizi nell’Eurozona in leggero aumento a 3,4%, dato “core” a 2,4%
- Indicazioni per la Bce: preoccupazione su persistenza di inflazione di fondo
- Buch (Bce): resilienza del sistema bancario sostiene crescita europea
In Italia indice all’1,3%, record per la Romania (8,4%), inflazione più bassa a Cipro (0,2%)
Tra i vari paesi il record dell’indice su base annuale spetta alla Romania, con un 8,4%, seguita da Estonia (4,5%) e Lettonia (4,3%). L’Italia si attesta tra i più bassi, con un dato all’1,3%, insieme a Francia (0,8%) e Cipro (0,2%). Complessivamente l’inflazione è diminuita in quindici paesi membri, è rimasta stabile in tre ed è cresciuta in nove.
Inflazione servizi nell’Eurozona in leggero aumento a 3,4%, dato “core” a 2,4%
Il dato in merito ai prezzi dei servizi è accelerato al 3,4% in ottobre, contro il 3,2% in settembre, probabilmente determinato da un aumento dei prezzi di biglietti aerei. La persistenza dell’inflazione servizi resta uno dei principali problemi per la Banca Centrale Europea e rappresenta uno dei principali indicatori della pressione dei prezzi.
Indicazioni per la Bce: preoccupazione su persistenza di inflazione di fondo
Il dato finale di ottobre conferma quindi che la pressione dei prezzi nell’Eurozona resta persistente e questo rafforzerà probabilmente la convinzione da parte della Banca Centrale Europea di mantenere i tassi di interesse invariati nel futuro prossimo. Tuttavia si prevedono anche alcune spinte deflazionistiche nei prossimi mesi, quando il pieno impatto dei dazi degli Stati Uniti tenderà a materializzarsi. L’effetto con tutta probabilità si farà sentire con maggior forza l’anno prossimo.
Lo scorso settembre, gli economisti della Bce avevano previsto un calo delle pressioni dei prezzi e si attendono ora le nuove proiezioni al prossimo incontro di dicembre. Secondo un’analisi di Bloomberg le stime sull’inflazione dell’istituto centrale resteranno significativamente al di sotto dell’obbiettivo del 2% sia nel 2026 che nel 2027. Tuttavia, tra i “falchi” della Bce resta alta la preoccupazione per la persistenza dell’inflazione di fondo, depurata degli elementi più volatili come cibo ed energia, e i timidi segnali di crescita potrebbero favorire la loro posizione.
Secondo Bloomberg, tuttavia, la tendenza al ribasso delle prospettive di inflazione riporterà sul tavolo la possibilità di un nuovo allentamento della politica monetaria nel 2026.
Buch (Bce): resilienza del sistema bancario sostiene crescita europea
Sempre sul fronte Bce ieri Claudia Buch, presidente del Consiglio di Vigilanza dell’istituto centrale, ha tenuto parlato durante un incontro della European Banking Authority, che ha sede a Parigi. Buch ha menzionato i risultati positivi delle riforme bancarie effettuate a partire dalla crisi finanziaria globale del 2008, citando in particolare le regole di Basilea III, che a sua detta hanno rafforzato la resilienza delle banche europee senza ostacolare il credito né la crescita economica.
Buch ha anche sottolineato che le banche europee sono oggi meglio capitalizzate, con liquidità più stabile e dotate di strumenti più efficaci per affrontare eventuali crisi, citando l’introduzione di strumenti come buffer patrimoniali, leverage ratio e requisiti di solvibilità che avrebbero migliorato la stabilità del sistema senza compromettere il supporto all’economia reale.
La funzionaria ha parlato di nuove vulnerabilità per il sistema finanziario, soprattutto fuori dal settore bancario, e ha invitato a potenziare la raccolta dati, rafforzare la cooperazione internazionale e basare le decisioni di politica monetaria su basi solide. “Il quadro regolamentare ha raggiunto gli obiettivi previsti”, ha affermato, “ora l’attenzione deve concentrarsi su valutazioni continue e gestione dei rischi emergenti”.