Notizie Notizie Mondo PIL Italia: Commissione UE più cauta, taglia stime a +0,4% nel 2025

PIL Italia: Commissione UE più cauta, taglia stime a +0,4% nel 2025

Pubblicato 17 Novembre 2025 Aggiornato 20 Novembre 2025 11:52

Il 2025 non sarà un anno brillante per l’economia italiana. Le ultime stime della Commissione europea parlano di una crescita del PIL di appena 0,4%, frenata soprattutto dalle esportazioni che vanno giù mentre le importazioni salgono. Una combinazione che sottrae slancio all’intera economia.

Eppure, non tutto è grigio. La domanda interna regge grazie al PNRR, che continua a spingere gli investimenti — soprattutto nelle costruzioni non residenziali. Le famiglie, invece, restano caute: consumano un po’ di più, ma senza entusiasmo, preferendo tenersi da parte una parte del reddito in un clima ancora incerto. Un altro settore che rallenta è quello dell’edilizia abitativa, penalizzato dal venir meno dei bonus che negli anni scorsi avevano dato una spinta eccezionale.

Commissione Ue: le stime economiche per l’Italia

La Commissione europea rivede al ribasso le prospettive di crescita per l’Italia: il PIL è ora atteso salire dello 0,4% nel 2025 e dello 0,8% nel 2026, mentre per il 2027 la stima resta allo 0,8%. Le nuove valutazioni risultano leggermente più prudenti rispetto a quelle di maggio.

Le previsioni del governo restano un po’ più ottimistiche, con una crescita indicata allo 0,5% nel 2025, 0,7% nel 2026 e 0,9% nel 2027. Nel confronto con gli altri Paesi dell’area euro, l’Italia si colloca comunque nella fascia bassa della classifica:

– nel 2025 avrebbe la quarta crescita più debole, sopra solo a Finlandia (0,1%), Germania (0,2%) e Austria (0,3%);

– nel 2026 risulterebbe la seconda più lenta dopo l’Irlanda (0,2%);

– nel 2027 registrerebbe la crescita più modesta dell’eurozona.

Se quest’anno il Pil salirà dello 0,4%, il 2026 dovrebbe essere l’anno della ripartenza. Con il reddito reale in risalita, i consumi delle famiglie diventano più robusti, mentre gli investimenti restano sostenuti dal PNRR. Il commercio estero continua a essere un po’ un freno, ma molto meno rispetto al 2025.

Per il 2026 e il 2027, la crescita del PIL è prevista allo 0,8% per entrambi gli anni. Nel 2027, in particolare, il vero motore dell’economia torneranno a essere i consumi delle famiglie, mentre gli investimenti perderanno forza con la fine del Piano.

Il mercato del lavoro italiano continua a sorprendere in positivo: l’occupazione aumenta ancora, anche se con un ritmo più tranquillo. La disoccupazione scende fino al 5,9% nel 2027. I salari, dopo i forti rialzi di quest’anno, tenderanno a stabilizzarsi, seguendo l’andamento più calmo dei prezzi.

La produttività resta debole nel breve ma dovrebbe migliorare nel biennio 2026-27, grazie agli investimenti messi in campo negli anni precedenti.

Inflazione bassa fino al 2026

Per ora l’inflazione resta bassa, soprattutto grazie ai prezzi dell’energia in calo e all’euro forte, che rende meno costose le importazioni. Questo quadro dovrebbe durare anche nel 2026.

Nel 2027, però, l’inflazione tornerà intorno al 2% per effetto dell’ETS2, il nuovo sistema europeo per le emissioni che farà salire i prezzi di carburanti e riscaldamento. Il deficit pubblico italiano scenderà dal 3% nel 2025 al 2,6% nel 2027, grazie anche alla buona tenuta dell’occupazione. La spesa pubblica resta comunque elevata, tra sanità, welfare e investimenti.

Il debito, invece, non si muove: resta vicino al 137% del PIL, ancora troppo alto per poter sperare in un miglioramento rapido.

Europa: crescita moderata ma stabile

Anche a livello europeo il quadro è simile. Il PIL dell’UE dovrebbe crescere dell’1,4% nel 2025 e 2026, per salire all’1,5% nel 2027. Nel resto d’Europa, a sostenere l’economia sono soprattutto consumi e investimenti, grazie a un mercato del lavoro solido e a condizioni di finanziamento favorevoli. Le esportazioni però risentono del clima internazionale complicato da tariffe e tensioni commerciali.

L’inflazione nell’area euro è vista al 2,1% nel 2025, poi vicina al 2% fino al 2027. Quella dell’UE sarà leggermente più alta, al 2,2% nel 2027. “L’economia altamente aperta dell’UE rimane suscettibile alle restrizioni commerciali in corso, ma gli accordi commerciali raggiunti tra gli Stati Uniti e i suoi partner commerciali, compresa l’UE, hanno attenuato alcune delle incertezze che hanno oscurato le previsioni di primavera”, si legge nelle stime economiche.

Le previsioni ipotizzano che tutte le tariffe specifiche per paese e settore applicate dall’amministrazione statunitense alla data limite del 31 ottobre saranno in vigore per tutto l’orizzonte di previsione. A livello globale, le barriere commerciali hanno raggiunto massimi storici e l’UE deve ora far fronte a tariffe medie sulle esportazioni verso gli Stati Uniti più elevate di quanto ipotizzato nelle previsioni di primavera 2025. Tuttavia, i dazi sulle esportazioni dell’UE rimangono inferiori a quelli applicati a diversi altri importanti attori mondiali. Ciò rappresenta un modesto vantaggio relativo per l’economia dell’UE, sebbene in un contesto di debole commercio mondiale di beni e di forte moderazione della domanda estera da parte dell’euro.