Notizie Notizie Italia Inflazione Eurozona rallenta al 2,1%, la Bce può prendere tempo

Inflazione Eurozona rallenta al 2,1%, la Bce può prendere tempo

31 Ottobre 2025 11:34

L’inflazione nell’area dell’euro è leggermente diminuita nel mese di ottobre, pur rimanendo sopra il target del 2% fissato dalla Bce. Il dato di oggi consolida la decisione presa ieri dalla presidente Lagarde e dagli altri funzionari di lasciare invariati i tassi di interesse almeno fino al prossimo incontro di dicembre, in cui lo scenario potrebbe anche cambiare.

Tutti i numeri del rapport sull’inflazione

Ad ottobre i prezzi al consumo della zona euro hanno registrato un aumento del 2,1% rispetto a un anno fa, evidenziando un ritmo leggermente inferiore al 2,2% di settembre. La lettura è in linea con la mediana delle stime degli analisti raccolte da Bloomberg.

L’indice Cpi core, che esclude le componenti più volatili dell’inflazione (prezzi alimentari ed energetici), è rimasto invariato al 2,4% nonostante gli economisti prevedessero una discesa al 2,3%.

Su base mensile, i prezzi sono cresciuti dello 0,2%, in linea con le aspettative, più dello 0,1% rilevato a settembre.

L’inflazione dei servizi, attentamente monitorata dalla Bce, accelera nuovamente, dal 3,2% al 3,4%.

Dati sui prezzi consolidano visione cauta Bce

La lettura arriva all’indomani della riunione della Bce, in cui i funzionari della zona euro hanno ritenuto opportuno mantenere invariati i tassi di riferimento, lasciando il tasso sui depositi al 2% per il terzo incontro consecutivo.

La presidente Lagarde ha ribadito il mantra delle ultime settimane, affermando che l’attuale impostazione della politica monetaria colloca l’istituto in una posizione appropriata rispetto all’obiettivo di stabilità dei prezzi intorno al target del 2% nel medio termine. La valutazione sull’inflazione è rimasta sostanzialmente invariata, malgrado le incertezze legate soprattutto a tensioni commerciali e geopolitiche.

Ciononostante, i dati sulla crescita economica sono risultati superiori alle previsioni, con il Pil dell’eurozona in aumento dello 0,2% nel terzo trimestre, a dimostrazione della resilienza ai dazi statunitensi imposti dall’amministrazione Trump.

Il dettaglio sull’inflazione nei diversi Paesi europei

I dati nazionali sull’inflazione diffusi in questi giorni hanno mostrato un aumento delle pressioni sui prezzi in Spagna (inflazione armonizzata in aumento dal 3,0% al 3,2% annuo), un allentamento inferiore alle aspettative in Germania (da 2,4% a 2,3%, contro il 2,2% stimato) e un mantenimento ben al di sotto dell’obiettivo in Francia (0,9%) e Italia (in calo oltre le attese da 1,8% a 1,3%, consensus 1,6%).

La Bce prevede un’inflazione complessiva al di sotto del 2% il prossimo anno, seguito da una nuova accelerazione verso l’obiettivo nel 2027. Le nuove previsioni trimestrali di dicembre includeranno per la prima volta il 2028, riaccendendo potenzialmente il dibattito sulla necessità di un ulteriore allentamento monetario.

La Bce ha anche avvertito che un euro più forte e le ricadute dei dazi potrebbero frenare l’inflazione più del previsto. D’altro canto, i prezzi potrebbero però aumentare in caso di problemi alle catene di approvvigionamento legate alle interruzioni commerciali.