Oro in caduta libera con disgelo Usa-Cina, Wall Street euforica. Ma occhio a cosa dice il Buffett Indicator
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Solo due settimane fa eravamo a celebrare i continui record dell’oro spinti dalle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Cina e dalle attese di una Fed pronta a tagliare i tassi. Il metallo giallo si era spinto a ridosso dei 4.400 dollari l’oncia crescendo a un ritmo che faceva immaginare il possibile traguardo dei 5mila dollari anche prima della fine dell’anno.
Euforia sui mercati, oro ricacciato sotto i 4mila dollari
Oggi la situazione si è radicalmente capovolta con le quotazioni del metallo prezioso in discesa libera dopo l’impetuoso rally che aveva portato i prezzi a segnare oltre +60% da inizio anno. Ieri il lingotto è sceso sotto la soglia psicologica dei 4mila dollari proprio sull’onda dei segnali di allentamento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina che hanno rafforzato l’appetito degli investitori per gli asset più rischiosi. Difatti, parallelamente con il dietrofront dell’oro è andato in scena il rally di Wall Street con gli indici ai nuovi massimi storici.
Stamattina l’oro continua la sua discesa con il futures con scadenza a dicembre che ha toccato n minimo a 3.951 dollari, ossia il 10% sotto i massimi storici risalenti a poco più di una settimana fa. Martedì scorso per l’oro c’è stato il più grande calo giornaliero in oltre un decennio, interrompendo il più grande rally annuale dell’oro in oltre 40 anni e una serie di nove settimane consecutive in rialzo.
Il saldo da inizio anno rimane ampiamente positivo a oltre +50%.
Segnali di disgelo tra Washington e Pechino
Domenica i massimi funzionari economici cinesi e statunitensi hanno concordato il quadro di un potenziale accordo commerciale che sarà discusso quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping si incontreranno alla fine di questa settimana. Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha dichiarato che le discussioni a margine del vertice dell’ASEAN a Kuala Lumpur hanno eliminato la minaccia di dazi del 100% sulle importazioni cinesi a partire dal 1° novembre.
Il dietrofront del lingotto continuerà?
La correzione in atto è passeggera o rischia di essere sentore di un cambio di tendenza? “Dal 1975, ci sono state altre 16 inversioni simili, e mentre alcune di esse hanno rappresentato picchi di prezzo dell’oro a breve o lungo termine, ce ne sono state anche molte altre che si sono verificate all’interno di trend rialzisti a lungo termine”, ha scritto il Bespoke Investment Group.
“Continuiamo a considerare l’oro un efficace strumento di diversificazione del portafoglio, con ulteriori guadagni verso il nostro scenario rialzista di 4.700 dollari l’oncia ancora possibili qualora emergessero sviluppi macroeconomici e politici avversi”, scrive Ulrike Hoffmann-Burchardi, cio di UBS Global Wealth Management.
Tra gli analisti nell’ultimo mese abbiamo visto una corsa a rivedere al rialzo i target sull’oro, con Bank of America che vede il prezzo schizzare in area 6.000 dollari entro un anno. C’è chi si è spinto oltre. Anche uno “scettico” dell’oro come Jamie Dimon ha indicato la possibilità di ulteriori apprezzamento sostanziosi. “Non sono un compratore d’oro, possederlo costa il 4%, ma potrebbe tranquillamente andare a 5.000 o 10.000 dollari in una situazione come questa”, ha detto 10 giorni fa il ceo di JPMorgan Chase.
A Wall Street domina l’euforia, ma occhio al Buffett Indicator
Ieri Wall Street ha agganciato i nuovi massimi storici sotto la spinta dei titoli tech. I segnali di disgelo tra Usa e Cina hanno spinto l’S&P 500 (+1,23%) a chiudere per la prima volta in assoluto sopra la soglia dei 6.800 punti. Spicca il +1,86% del Nasdaq a sua volta ai nuovi massimi storici con gli utili al centro dell’attenzione con l’arrivo in questi giorni delle trimestrali di Alphabet, Apple, Meta e Microsoft. Intanto, Amazon è al centro dell’attenzione dopo l’annuncio che taglierà fino a 30.000 posti di lavoro nella divisione corporate dell’azienda.
Da segnalare i livelli molto tirati al 225,3%, mai visti prima, sul Buffett Indicator e che sottolineano quanto il mercato azionario sia profondamente sopravvalutato rispetto al Pil Usa. “Superata la crisi del 2008, dove il Buffett Indicator era assolutamente più basso anche rispetto ai massimi dell’epoca, superata la bolla delle Dotcom dove l’indicatore raggiunse i suoi massimi assoluti, ora é una nuova epoca, un nuovo periodo storico dove questo indicatore sta segnando massimi su massimi. Attenzione, questo indicatore segnala una situazione particolare, ossia il mercato sopravvalutato e non dice altro rispetto ai movimenti di mercato, soprattutto in termini di timing”, commenta David Pascucci, market analyst di XTB.