Notizie Notizie Mondo Big Tech USA Nvidia investe in XAI di Musk che comprerà i suoi chip per i datacenter: la “bolla” dell’AI si nutre di investimenti circolari

Nvidia investe in XAI di Musk che comprerà i suoi chip per i datacenter: la “bolla” dell’AI si nutre di investimenti circolari

8 Ottobre 2025 10:36

XAI, la società di intelligenza artificiale di Elon Musk, ha comunicato un nuovo round di finanziamento pari a 20 miliardi di dollari. Come riporta Bloomberg citando persone vicine alle trattative, dell’accordo fa parte anche il colosso dei microchip Nvidia, che contribuirà con circa 2 miliardi.

L’architettura dell’operazione prevede la creazione di un’entità giuridica che compri microchip da Nvidia e li affitti ad xAI per poi utilizzarli nell’enorme data center Colossus 2, in costruzione a Memphis, Tennessse.

Si tratta dell’ultimo di una lunga serie di investimenti circolari che stano alimentando il mercato, e forse anche la bolla, da oltre mille miliardi di dollari dell’intelligenza artificiale, in cui le aziende produttrici di semiconduttori investono direttamente nelle società di software che a loro volta si impegnano ad acquistare microchip per riempirne i propri data center.

I dettagli dell’operazione: forse un modello per il futuro?

Il finanziamento avverrà in un modo innovativo: nel nuovo “veicolo”, in pratica una società creata appositamente solo per questo scopo, gli investitori verseranno 7,5 miliardi di dollari cash mentre 12,5 miliardi saranno presi in prestito; con quei fondi la società veicolo comprerà microprocessori Nvidia per poi affittarli ad xAI per un periodo di 5 anni, facendo rientrare gradualmente gli investitori della loro esposizione. Questo tipo di architettura potrebbe anche diventare un  modello di finanziamento per altre aziende high-tech che vogliano ridurre la propria posizione debitoria.

Dalle parti di Nvidia dicono da tempo che la priorità sia di usare l’enorme liquidità accumulata in cassaforte per sostenere altre aziende nella corsa all’AI.

Dell’ultima operazione fanno parte anche Apollo Global Management, Diameter Capital Partners e Valor Capital.

La partita dell’AI passa (per ora) attraverso la costruzione di enormi data center

L’influsso di capitali sempre maggiori è fondamentale per quello che è finora il modello di business della corsa all’AI: la costruzione e il controllo di giganteschi data center in cui concentrare una massa computazionale il più grande possibile. C’è anche chi ha espresso dei dubbi sul fatto che aumentare il numero di chip non migliori necessariamente la tecnologia ma nessuno vuole restare indietro e così solamente nei mercati obbligazionari degli Stati Uniti le aziende high tech hanno raccolto circa 157 miliardi di dollari quest’anno, un aumento del 70% rispetto all’anno scorso.

La xAI di Musk ha un forte bisogno di capitali, specialmente perché, secondo quando riportato da Bloomberg, starebbe bruciando liquidità nell’ammontare di un miliardo di dollari al mese. Il magnate di origine sudafricana ha anche attinto dal suo impero di aziende tecno-futuristiche come SpaceX per investire in xAI. Quest’anno gli investitori di Tesla voteranno sull’approvazione di un investimento di diretto del costruttore auto in xAI.

Nel boom dell’AI sono necessari rapporti di business non ortodossi. Washington: fatti loro, vogliamo che abbiano successo

Quello che sta avvenendo nel mercato dell’AI, un fenomeno di cui l’Europa è soprattutto spettatrice e riguarda in massima parte gli Stati Uniti e alcune aree dell’Asia, è una corsa forsennata agli investimenti per sviluppare una tecnologia di cui sembra evidente il potenziale trasformativo globale ma che ancora non si è espressa concretamente in termini di generazione di profitti. Nvidia, grazie ai suoi microchip, è al centro di questo paradigma di investimenti, che molti tuttavia criticano e considerano di natura “circolare”.

Due settimane fa per esempio l’azienda di Santa Clara, California, ha siglato un accordo per investire fino a 100 milioni di dollari in OpenAI per contribuire alla costruzione di un data center talmente grande da poter fornire energia ad una grande città. La startup di Sam Altman, in cambio, si è impegnata a riempire quell’impianto di microchip prodotti da Nvidia.

Questa settimana OpenAI, la società percepita come leader nell’intelligenza artificiale, ha firmato un accordo speculare con Advanced Micro Devices (AMD) per comprare decine di miliardi di dollari in chip della rivale di Nvidia. In cambio OpenAI diventerà uno dei più grandi azionisti di AMD.

Un’ondata di investimenti e accordi così rapida e frenetica fa nascere il sospetto che il “boom dell’AI” stia alimentando una bolla da oltre mille miliardi di dollari, con una serie di relazioni e interdipendenze tra aziende da investire l’intera economia.

Nell’industria tech la filosofia è che in una fase di crescita esplosiva siano necessari anche rapporti di business non del tutto ortodossi, altrimenti non sarebbe possibile far fronte alla domanda. La ceo di AMD Lisa Su ha detto a Bloomberg TV che il rapporto con OpenAI fa parte di un “ciclo virtuoso e positivo”, mentre Greg Brockman, co-fondatore di OpenAI ha detto che per riuscire a far fronte all’immensa mole di capacità computazionale  necessaria per sostenere ChatGPT e altri modelli di AI servirà “lo sforzo di tutto il settore”.

Dal punto di vista del governo americano l’attitudine è molto libertaria ma anche strategica: la leadership nell’AI viene vista come fondamentale nella competizione geopolitica con la Cina. “Lasciamo fare a loro”, ha detto a Bloomberg David Sacks, il “Crypto Zar” della Casa Bianca, “vogliamo che le aziende americane abbiano successo.”