Corsa all’oro: prezzi vicini a 4.000$. C’è anche un elemento “tattico” da considerare
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Ancora corsa all’oro, ancora un record. E’ stato senza dubbio un avvio di settimana da incorniciare per il metallo giallo che ormai è vicino alla fatidica soglia dei 4mila dollari l’oncia. Un nuovo massimo storico, quello raggiunto ieri dalle quotazioni dell’oro spot (con consegna immediata), che hanno toccato 3.977 dollari l’oncia.
Ma cosa spinge i prezzi? A sostenere l’oro la crescente incertezza relativa al blocco delle attività governative negli Stati Uniti e le turbolenze politiche in Francia. Entrati nella seconda settimana di shutdown, la pubblicazione dei principali dati economici è stata interrotta, lasciando così gli investitori e la Federal Reserve (Fed) all’oscuro dell’evoluzione del quadro macroeconomico.
Nonostante lo scenario incerto, gli operatori si aspettano ancora un taglio dei tassi di 25 punti base nel prossimo meeting.
I fattori chiave che alimentano la corsa dell’oro
“Il livello simbolico di 3.900 dollari l’oncia è stato superato durante la sessione, un traguardo che non è dovuto a una singola ragione, piuttosto alla sovrapposizione di diversi fattori, come lo stallo politico a Washington e l’ipotesi che i prossimi messaggi della Fed possano convalidare ulteriori tagli se l’attività perdesse slancio. Questa combinazione sembra essere al momento il motore immediato del metallo prezioso”, ha commentato Felipe Barragán, strategist di Pepperstone.
Questioni tattiche
Un contesto molto articolato a cui si aggiunge anche un elemento tattico: l’evoluzione delle tradizionali “valute rifugio” dopo le novità politiche in Giappone. “La debolezza dello yen dopo il cambio di leadership ha lasciato alcuni gestori senza le classiche coperture e ha aumentato marginalmente l’attrattiva di una posizione long sull’oro come scudo più puro contro gli shock politici. Anche la dinamica del momentum – massimi storici che attraggono flussi – ha fatto la sua parte, spingendo anche i “ritardatari” a salire sul carro del vincitore per sfruttare la possibilità di testare la barriera psicologica dei 4.000 dollari“, aggiunge l’esperto.
Le basi solide
Ma non è solo la fotografia attuale a dominare. C’è da considerare, come sottolinea Felipe Barragán, la cosiddetta “struttura di base strutturale che si è formata per mesi”. Ovvero: acquisti persistenti da parte delle banche centrali – in particolare i mercati emergenti che stanno diversificando le loro riserve – e afflussi in ETF fisici che consolidano l’oro come componente fondamentale nei portafogli multi-asset, non solo come copertura dell’ultimo secondo. Questi due pilastri, spiega l’esperto, hanno dato profondità al rally e attenuato le prese di profitto quando la spinta giornaliera rallenta.
Sul tema delle riserve delle banche centrali si sono soffermati oggi anche gli esperti di ING, ricordando la banca centrale cinese ha continuato ad aggiungere oro alle sue riserve per l’undicesimo mese consecutivo a settembre.
Goldman Sachs rivede al rialzo stime
Goldman Sachs ha rimesso nuovamente mano alle stime sulle quotazioni del metallo giallo a dicembre 2026, salite ora a 4.900 dollari l’oncia da 4.300.
“L’oro è uscito dal range del secondo trimestre compreso tra 3.200 e 3.450 dollari l’oncia, registrando un rialzo del 14% dal 26 agosto fino a raggiungere circa 3.865 dollari, con un incremento del 47% da inizio anno. Riteniamo che questa rottura rifletta principalmente l’aumento degli acquisti da parte dei tre driver identificati nel nostro framework sui prezzi dell’oro”, segnalavano una settimana fa sempre gli esperti di Goldman Sachs nel report dal titolo “Still Our Favorite Long Commodity“.