Notizie Notizie Italia L’Opec+ spiazza le previsioni con un aumento soft. Il petrolio rimbalza

L’Opec+ spiazza le previsioni con un aumento soft. Il petrolio rimbalza

6 Ottobre 2025 09:14

L’Opec+ evita l’eccesso di offerta sui mercati e sceglie un aumento della produzione soft seguendo la linea russa e i timori per l’impatto dell’economia globale e dello stallo Usa sulla domanda di energia. Alla luce di un aumento di 137mila barili, i prezzi del petrolio sono saliti bruscamente nelle contrattazioni asiatiche di lunedì, rimbalzando dalle pesanti perdite della scorsa settimana.

La scelta

L’aumento deciso ieri per la produzione di petrolio è stato inferiore alle aspettative di molti analisti: 137.000 barili al giorno da novembre. Un livello che eviterà pressioni al ribasso sui prezzi come nei desideri di Mosca che, a causa delle sanzioni, avrebbe difficoltà ad aumentare ulteriormente la produzione.

La conferma di un cambio di rotta. All’inizio dell’anno la priorità dell’Opec+ era quella di mantenere alti i prezzi limitando l’offerta, ma l’organizzazione ha cambiato strategia a partire da Aprile e ora cerca di conquistare quote di mercato da altri produttori come Stati Uniti, Brasile, Canada, Guyana e Argentina.

Tuttavia, mentre Ryad ha sempre spinto per una super produzione, Mosca propone una crescita più moderata. Mosca dipende dai prezzi elevati per finanziare la guerra contro l’Ucraina, ha però un potenziale limitato per aumentare la produzione a causa della pressione statunitense ed europea sul suo settore petrolifero.

Dal canto suo, l’Arabia Saudita avrebbe voluto un aumento doppio, triplo o addirittura quadruplo rispetto alla cifra decisa poiché ha la capacità di incrementare rapidamente la produzione e punta a espandere la propria quota di mercato in maniera esponenziale.

La reazione dei prezzi

Dopo la decisione dell’Opec+, i future sul greggio Wti sono aumentati di oltre l’1% a 61,7 dollari al barile, e quelli sul Brent dell’1,3% a 65,38 dollari al barile.

Entrambi i benchmark erano crollati di oltre l’8% la scorsa settimana, registrando il calo settimanale più ripido in quasi tre mesi. il Wti con consegna a novembre è scambiato a 61,65 dollari con un aumento dell’1,26% mentre il Brent con consegna a dicembre passa di mano a 65,32 dollari al barile con una crescita dell’1,22%.

La mossa “è chiaramente al di sotto delle aspettative”, ha affermato Chris Weston, responsabile della ricerca di Pepperstone Group, attribuendo l’aumento di prezzo al fatto che i trader – che si erano preparati per un aumento più consistente – hanno modificato le loro posizioni tattiche”.

Le previsioni sulla domanda

L’aumento soft si inserisce in un contesto in cui l’Agenzia Internazionale per l’Energia prevede che la domanda di petrolio aumenterà solo di 700.000 barili al giorno tra il 2025 e il 2026. L’Opec, generalmente più ottimista nei suoi rapporti, prevede invece che la domanda globale di petrolio aumenterà di 1,3 milioni di barili al giorno nel 2025 e di altri 1,4 milioni nel 2026.

Un barile di Brent, il benchmark globale per il greggio, venerdì veniva scambiato sotto 65 dollari, in calo di circa l’8% in una settimana, appesantito dai timori di un significativo aumento della produzione da parte del cartello, decisione che alla fine non è andata in scena. I mercati petroliferi rimangono sotto pressione a causa dell’aumento della produzione di shale negli Stati Uniti e di un’outlook economico globale contenuto. Le preoccupazioni per l’indebolimento dell’attività industriale in Europa e in Asia, insieme a un dollaro forte, hanno pesato sulle aspettative della domanda nelle ultime settimane.

I saldi sono decisamente passati in surplus dopo un periodo di tensione iniziato a metà 2024 e durato fino al 2025“, ha affermato Susan Bell, analista di Rystad Energy AS. “L’offerta si sta muovendo solo in una direzione e, con l’indebolimento della domanda, il resto del 2025 sarà un doppio colpo per i prezzi del greggio”.

I legami Cina-Iran

Intanto ieri, il Wsj ha rivelato come la Cina abbia trovato il modo di aggirare le sanzioni Usa per il petrolio in Iran. Il sistema, che sarebbe simile al baratto, prevede che il petrolio iraniano venga spedito in Cina – il principale cliente di Teheran – e, in cambio, aziende cinesi sostenute dallo Stato costruiscono infrastrutture in Iran.

A completare il cerchio, affermano i funzionari, ci sono una compagnia assicurativa statale cinese che si definisce la più grande agenzia di credito all’esportazione al mondo e un’entità finanziaria cinese così segreta che il suo nome non è stato trovato in nessun elenco pubblico di banche o società finanziarie cinesi. L’accordo, aggirando il sistema bancario internazionale, ha fornito un’ancora di salvezza all’economia iraniana schiacciata dalle sanzioni.

Secondo alcuni funzionari, lo scorso anno sono transitati attraverso questo canale di finanziamento fino a 8,4 miliardi di dollari in pagamenti di petrolio per finanziare i lavori cinesi su grandi progetti infrastrutturali in Iran.