Intesa Sanpaolo torna davanti a Unicredit, ecco dove può arrivare il titolo e cosa attendersi da conti 3° trimestre
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Tra meno di un mese, il prossimo 31 ottobre, Intesa Sanpaolo diffonderà i conti del terzo trimestre. Ad aprire le danze della nuova stagione delle trimestrali bancarie in Piazza Affari sarà però la seconda forza bancaria italiana, Unicredit, che diffonderà i numeri il 22 ottobre (con cda il giorno prima).
Intesa Sanpaolo già nel primo semestre dell’anno ha dimostrato una forte resilienza davanti a un contesto di tassi di interesse più bassi e quindi la necessità di trovare contromisure al calo del margine d’interesse netto. La maggiore banca italiana ha registrato nei primi sei mesi dell’anno un utile netto di 5,2 miliardi (+9,4%) con circa 3,7 mld di dividendi maturati nel semestre (di cui 3,2 mld previsti come acconto da distribuire a novembre).
Preview conti terzo trimestre 2025
Per il trimestre chiuso al 30 settembre gli analisti di Banca Akros si attendono che Intesa riporti un utile netto di 2,249 miliardi di euro (-6% su base annua, -14% su base trimestrale) rispetto al consensus di 2,426 mld. I ricavi sono attesi a 6,58 miliardi, in calo del 3% su base annua beneficeranno della crescita dei proventi netti da commissioni (+3% su base annua), mentre il margine di interesse dovrebbe diminuire del 6% su base annua a 3,68 mld e il trading dovrebbe essere più debole. “I costi operativi, attesi in leggero aumento su base annua, e gli accantonamenti per perdite su crediti (previsti a 325 milioni di euro) dovrebbero nel complesso essere sotto controllo”, scrive Akros nella preview confermando la raccomandazione “accumulate” sul titolo con tp a 6,10 euro.
Nono sono attese sorprese sul fronte guidance. La banca di Carlo Messina dovrebbe confermare l’indicazione di profitti “ben oltre” 9 miliardi. Infine, a livello di ratio patrimoniali, atteso in Cet1 al 13,6% dal 13,5% a fine giugno.
Mercato guarda a opzione Generali per l’asset management
Durante la conference call del 31 ottobre non mancheranno domande per il ceo Carlo Messina sulle prossime mosse, in particolare sull’asset management. Le ultime indiscrezioni hanno visto emergere con forza il nome di Intesa come possibile partner alternativo di Generali nel caso saltasse l’accordo con il francesi di Natixis per creare una joint venture volta a dare vita a uno dei principali asset manager al mondo per masse gestite.
Un’alleanza tra le due big italiane creerebbe un polo nazionale di wealth management di dimensioni importanti con oltre 1.500 miliardi di euro di asset under management (AuM). Intesa Sanpaolo è già il primo gestore in Italia, con il suo polo di wealth management che ha raggiunto 909 miliardi di AuM nel primo semestre.
Titolo all’attacco dei massimi assoluti
Negli ultimi 12 mesi Intesa Sanpaolo segna in Borsa un balzo del 50% che ha permesso al titolo a spingersi sui massimi degli ultimi 18 anni e nei giorni scorsi arrivata a un soffio dai picchi storici toccati nel 2007 prima del passo indietro del 2% di ieri. La market cap è in area 99,3 miliardi, attestandosi leggermente davanti a Unicredit (98,7 mld) che negli scorsi mesi l’aveva superata al primo posta tra i pesi massimi del listino milanese.
Tra gli analisti tanti buy, ma Goldman tira il freno
Tra gli analisti prevalgono nettamente i buy sul titolo Intesa. Il 65,4% dice ‘buy’, il 23,1% è ‘hold’, mentre l’11,5% ha un giudizio ‘sell’. Il prezzo obiettivo medio indicato è di 5,92 euro, con un rendimento potenziale del 6% circa rispetto ai livelli attuali.
Tra i più positivi su Intesa spiccano Morgan Stanley e Jp Morgan, che dicono buy e indicano rispettivamente 6,6 e 6,5 euro come prezzi obiettivo, quindi con upside fino a +18%. Nei giorni scorsi Citi ha inserito il titolo Intesa tra le loro top pick alla luce dei solidi fondamentali, margini di crescita e un dividendo tra i più interessanti del settore.
Di contro settimana scorsa è arrivato il declassamento da parte di Goldman Sachs che ha portato il giudizio sull’’istituto capitanato da Carlo Messina a neutral da buy. La motivazione è legata più alla performance borsistica che ai fondamentali: il rally del titolo ha infatti ridotto i margini di rivalutazione, con pochi catalizzatori rimasti in grado di spingere ulteriormente la capitalizzazione. Goldman Sachs stima comunque per Intesa un ritorno sul patrimonio netto tangibile oltre il 20% nel 2027, il più alto tra le banche analizzate.