Notizie Notizie Italia Italia, crescita al palo: Ocse lima PIL 2026 al 0,6%. La ricetta? Ridurre debito, fare più riforme

Italia, crescita al palo: Ocse lima PIL 2026 al 0,6%. La ricetta? Ridurre debito, fare più riforme

23 Settembre 2025 12:13

L’Italia continua a muoversi con passo lento sul fronte economico. Questo quello che emerge nell’aggiornamento intermedio dell’Economic Outlook dell’Ocse che ha confermato la previsione di crescita per il nostro Paese allo 0,6% nel 2025, in linea con le stime diffuse lo scorso giugno. Sono state, invece, ritoccate leggermente al ribasso quelle sul 2026, fermandole sempre a +0,6% (dal +0,7% ipotizzato in precedenza).

OCSE: contesto globale più dinamico, ma l’Italia resta indietro

Lo scenario internazionale appare “più vivace” e per questo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha rivisto al rialzo la stima di crescita globale per il 2025 al +3,2% (tre decimi in più rispetto a giugno), confermando invece un +2,9% per il 2026. A trainare la crescita mondiale sono soprattutto le economie emergenti e gli Stati Uniti, spinti da forti investimenti in intelligenza artificiale.

In particolare, per gli States, l’Ocse ha alzato le stime di crescita per il 2025 a +1,8% e ha confermato il +1,5% per il 2026. La spinta arriva soprattutto dagli investimenti tecnologici legati all’intelligenza artificiale, che hanno sostenuto produttività e fiducia dei mercati.

Nell’area euro, le prospettive sono più moderate: l’Ocse ha alzato le stime sul 2025 a +1,2%, salvo poi ridurre quelle per il 2026 a +1%. Nel dettaglio, la Germania rimane l’anello debole, con un Pil che quest’anno crescerà appena dello 0,3% e che nel 2026 salirà non oltre l’1,1%. La Francia si conferma stabile, con un +0,6% nel 2025 e un +0,9% nel 2026, mentre la Spagna si distingue con un robusto +2,6% quest’anno e un +2% nel 2026.

Rispetto a questi numeri, l’Italia appare in difficoltà: con una crescita ferma allo 0,6% nei prossimi due anni, il divario con i partner europei rischia di ampliarsi ulteriormente.

Inflazione e salari in Italia: i numeri

Dati alla mano, in Italia resta centrale il tema dell’inflazione. Dopo aver registrato un +1,1% nel 2024, i prezzi al consumo in Italia sono attesi in moderata risalita: +1,9% nel 2025 (leggermente meno del 2% stimato a giugno) e +1,8% nel 2026.

Diverso il discorso per l’inflazione “core” — quella al netto delle componenti più volatili come energia e alimentari — che segna valori più sostenuti: +1,9% quest’anno (contro l’1,5% stimato in precedenza) e +1,8% nel 2026, dopo il +2,2% del 2024.

Il problema principale, sottolinea l’Ocse, riguarda però i salari reali. La crescita nominale delle retribuzioni sta rallentando, mentre l’inflazione rimane relativamente elevata. Questo porta a un’erosione del potere d’acquisto in molte economie avanzate, tra cui l’Italia. In altre parole, anche se i salari aumentano, lo fanno meno dei prezzi, e il risultato per le famiglie è un reddito effettivo che fatica a coprire le spese quotidiane.

Un segnale positivo arriva dal fronte occupazionale. Nonostante i segnali di raffreddamento in diversi Paesi, l’Ocse evidenzia come in Italia — insieme alla Spagna — il tasso di disoccupazione sia in calo. Un dato incoraggiante, che indica una tenuta del mercato del lavoro, anche se resta da capire quanto questa dinamica riuscirà a tradursi in un reale aumento del reddito disponibile delle famiglie.

La ricetta dell’Ocse per la crescita tricolore

L’Italia si trova oggi in una posizione migliore di quanto fosse qualche anno fa riguardo alla spesa e al debito pubblico, ma è ancora molto importante proseguire sul percorso del risanamento e delle riforme. A parlare è stato Alvaro Santos Pereira, economista capo dell’Ocse, durante la conferenza stampa per presentare l’Economic Outlook di interim, rispondendo a una domanda sullo stato di salute dell’Italia.

“Credo sia importante dire che l’Italia si trova in una situazione migliore di quanto fosse qualche anno fa – ha spiegato Pereira –. Ma è importante continuare a ridurre il debito pubblico, perché lo trova ancora molto alto. Bisogna ricordare che è importante ridurre i debiti quando sono elevati, soprattutto perché si spende molto per gli interessi, invece che in insegnamento o investimenti. Inoltre, i livelli elevati di debito rendono i paesi più vulnerabili alle crisi esterne. Se non si ha margine, questo significa che il Paese non sarà in grado” di reagire davanti a imprevisti.

Secondo l’economista, non basta solo ridurre il debito: servono anche riforme strutturali per aiutare la crescita. “D’altra parte, in termini di riforme strutturali, credo che in Italia bisogna continuare con le riforme già in atto. Penso che sia necessario ridurre la burocrazia, semplificare i processi, cercare di ridurre la complessità delle regole e aumentare la concorrenza. Sarà fondamentale e molto importante anche continuare ad investire nelle competenze – ha concluso Pereira –, è assolutamente essenziale.”