Notizie Notizie Mondo Europa vs Wall Street: perchè è ora di “rivalutare” l’azionario Ue

Europa vs Wall Street: perchè è ora di “rivalutare” l’azionario Ue

8 Settembre 2025 14:13

Fino a qualche anno fa, il mercato azionario americano era un must per gli investitori, mentre quello europeo era sempre all'”inseguimento”. Ma da qualche tempo a questa parte questa tendenza sembra cambiata. “L’Europa sembra aver disorientato gli investitori azionari per molti anni”, osserva Steve Magill, co-head of global equity di UBS AM.

Tra nuove politiche fiscali, scenari geopolitici in evoluzione e un contesto di maggiore indipendenza economica, si apre la possibilità di una rivalutazione del mercato azionario europeo.

Cosa è cambiato tra azionario Usa e UE

Per anni, infatti, l’economia americana è stata di gran lunga più appetibile; dal 2000, il prodotto interno lordo (PIL) nominale degli Stati Uniti è cresciuto a un tasso annuo del 4,5% circa, contro una crescita del PIL dell’Eurozona del 3,4% annuo. Questa minore crescita, unita al fatto che negli Usa c’è un mercato unico vero e proprio rispetto a quello dell’UE che è composto da 27 Stati, ha reso l’Europa un luogo meno dinamico per fare impresa.

Ma il conflitto in Ucraina e la svolta protezionista americana hanno accelerato il bisogno di cambiamento. Nel marzo 2025, il governo tedesco ha annunciato piani fiscali pari al 20% del Pil annuale,destinati alla difesa e alle infrastrutture. “Le ripercussioni dell’allentamento fiscale probabilmente si estenderanno oltre i confini tedeschi”, afferma Magill, con effetti su altri mercati europei.

Non solo, anche le ultime novità sui dazi hanno portato a cambiamenti all’interno dell’economia europea. Gli accordi sui dazi globali erano rimasti sostanzialmente invariati negli ultimi vent’anni, portando a una maggiore globalizzazione degli scambi, una riduzione dei costi e una maggiore regolarità dei flussi commerciali. Ma questa regolarità è stata messa in discussione dai nuovi accordi.

Le differenze tra Usa ed Europa

Negli ultimi vent’anni, la netta differenza tra le azioni europee e quelle statunitensi ha portato a un divario di valutazione molto ampio tra i due mercati azionari regionali. “Guardando allo storico a lungo termine, vi sono motivi plausibili per cui le azioni europee sono state scambiate (in media) con uno sconto considerevole rispetto alle azioni statunitensi”, precisa Magill, con un divario che ha continuato ad ampliarsi fino all’inizio del 2025.

Le ragioni principali risiedono nella diversa struttura settoriale, nei costi del capitale, nei principi contabili, nei sistemi di incentivazione e nel quadro normativo. Va considerata anche la maggiore facilità di fare impresa negli Stati Uniti, che operano come un mercato unico in senso stretto, a differenza dell’Europa frammentata in 27 Paesi e oltre 200 lingue

Un’altra anomalia evidente è la crescita tecnologica. “Applicando semplici calcoli matematici, stimiamo che circa il 25% del premio storico degli ultimi 10 anni possa essere imputabile alla maggiore esposizione alla tecnologia degli Stati Uniti rispetto all’Europa – affermano gli esperti -.  Tuttavia, se confrontiamo lo sconto attuale con quello a lungo termine, la tecnologia non spiega tutto. Lo sconto attuale, però, è troppo importante a nostro avviso. Considerando i catalizzatori descritti in precedenza, riteniamo che questo possa essere il momento giusto per rivalutare le azioni europee. Inoltre, questo sconto di valutazione dovrebbe essere considerato insieme all’interessante rendimento da dividendi disponibile in media per i titoli europei, ossia la possibilità di ottenere un reddito mentre si attende che lo sconto di valutazione del capitale si riduca”.

Su quali mercati puntare

Secondo la view di Magill, un approccio efficace che gli investitori potrebbero attuare è unire l’analisi dei fondamentali con una rigorosa valutazione dei prezzi. Alcuni settori possono infatti sembrare promettenti sul piano strategico, ma rivelarsi deludenti se trattati a prezzi poco convenienti. I forti differenziali di valutazione tra settori, insieme alla polarizzazione tra segmenti growth e value nei mercati azionari europei, ne sono un chiaro esempio.

Tra i settori che uniscono solidi fondamentali e valutazioni interessanti ci sono le banche. Dopo anni di rendimenti inferiori rispetto agli Stati Uniti, hanno recuperato terreno e oggi mostrano bilanci robusti, potendo beneficiare dell’espansione fiscale e dell’aumento dei portafogli di prestiti.

La sanità, che ospita otto tra le venti maggiori aziende farmaceutiche mondiali, soffre valutazioni depresse per la minore capacità di pricing in un contesto inflattivo, ma resta attraente grazie a R&S, innovazione tecnologica e dinamiche demografiche.

I marchi di lusso, colpiti da domanda debole e alti costi, offrono comunque un buon valore a lungo termine e quotazioni contenute. Infine, il settore industriale, molto variegato e con valutazioni disomogenee, richiede selettività: se da un lato alcune grandi società trattano a multipli elevati, altri sottosegmenti restano opportunità interessanti.

È il momento di crederci?

Conclude Magill: “Vi sono segnali che indicano come l’Europa stia cambiando marcia e come questo potrebbe generare a sua volta delle opportunità di alfa”. Un approccio unico alla rinascita europea potrebbe non essere ottimale, ma applicando un approccio di investimento selettivo e sensibile alle valutazioni, le opportunità in Europa potrebbero non essere così sfuggenti.