Notizie Notizie Mondo Minute BCE: prevale linea “wait-and-see”. Taglio a settembre? Non è escluso

Minute BCE: prevale linea “wait-and-see”. Taglio a settembre? Non è escluso

28 Agosto 2025 15:17

La riunione di luglio della Banca Centrale Europea ha offerto un quadro di relativa stabilità. Dai verbali appena diffusi emerge come la maggior parte dei membri del Consiglio direttivo Bce consideri i rischi per l’inflazione “ampiamente bilanciati”, un segnale che rafforza la scelta di mantenere invariato il tasso sui depositi al 2% dopo otto tagli nelle precedenti nove riunioni.

L’Eurotower, insomma, ha preferito una pausa, valutando che l’attuale livello dei tassi sia in una zona “neutrale” e coerente con l’obiettivo di stabilizzare i prezzi attorno al 2% nel medio termine. La decisione è arrivata in un contesto di economia dell’eurozona che, sebbene esposta a incertezze globali, ha mostrato una tenuta migliore delle attese.

Inflazione: prospettive e rischi secondo la BCE

Nei verbali dell’istituto di Francoforte si sottolinea che l’inflazione complessiva dovrebbe oscillare sui livelli attuali fino a fine 2025, per poi scendere temporaneamente verso l’1,5% nel primo trimestre 2026. Al tempo stesso, la cosiddetta inflazione “di fondo” — che esclude energia e alimentari — è già al 2,3%, minimo da oltre tre anni, ed è attesa in ulteriore calo fino a centrare l’obiettivo del 2% entro i primi mesi del 2026.

Nonostante la visione prevalente di rischi bilanciati, nel dibattito interno alcuni membri hanno espresso valutazioni divergenti: da un lato c’è chi ritiene più probabile una dinamica al ribasso, almeno nei prossimi due anni; dall’altro, qualcuno teme pressioni rialziste nel medio periodo. La BCE ha quindi ribadito la necessità di mantenere “piena discrezionalità”, pronta a reagire rapidamente a shock di mercato significativi.

Tassi: linea prudente, ma nessun “via libera” definitivo

Un tema centrale è stato quello ovviamente dei tassi di interesse. Pur essendo stata discussa l’ipotesi di un ulteriore taglio, la maggioranza ha giudicato più solida la scelta di attendere. “Le condizioni attuali — si legge nelle minute — sono coerenti con una politica di stabilità, che permette di gestire scenari anche molto differenti senza compromettere la credibilità dell’istituzione”.

Il messaggio comunicativo della BCE resta volutamente “neutrale e non informativo” sulle prossime mosse: una strategia studiata per non indirizzare in anticipo le aspettative dei mercati. I rischi però non mancano. Tra i principali fattori di preoccupazione vengono citati l’inasprimento delle tensioni commerciali internazionali e le incognite geopolitiche. In luglio, l’accordo con gli Stati Uniti ha sancito un dazio del 15% su gran parte delle esportazioni europee: un compromesso che, pur evitando scenari peggiori, lascia spazio a possibili escalation.

Il commento di Carsten Brzeski di ING

Su questo punto si è espresso anche Carsten Brzeski, capo economista di ING, che ha sintetizzato così la situazione: “L’asticella per un ulteriore taglio dei tassi è stata fissata in alto, ma il taglio nella riunione di settembre non è ancora escluso”.

Secondo Brzeski, diversi elementi favoriscono la cautela, come l’accordo commerciale “che poteva andare peggio” con gli Stati Uniti, la crescita del PIL del secondo trimestre debole ma non disastrosa e un clima di fiducia delle imprese in miglioramento. Tuttavia, le cosiddette “colombe” della BCE sono rimaste insolitamente silenziose dopo la pausa estiva, lasciando spazio alle voci più restrittive. E proprio questa dinamica politica interna, unita all’incertezza sul fronte commerciale e geopolitico, mantiene aperto lo scenario di un possibile intervento già a settembre. “Riteniamo che sia ancora troppo presto per escludere un taglio a settembre” sottolinea l’esperto secondo cui vi sono una serie di argomenti a sostegno del fatto che una posizione troppo aggressiva potrebbe alla fine ritorcersi contro e aumentare il rischio di un’inflazione inferiore al previsto.

“Mentre lo staff della BCE sta attualmente preparando una nuova serie di proiezioni macroeconomiche per la riunione di settembre, l’euro ha guadagnato un altro 2% rispetto alle proiezioni di giugno, i rendimenti obbligazionari sono aumentati di circa 30 punti base e le finanze pubbliche francesi sono tornate sotto i riflettori dei mercati. E anche se la BCE nega con forza di reagire alla politica monetaria di altri paesi, una Fed che avvii una serie aggressiva di tagli dei tassi non farebbe che aumentare i rischi di un’inflazione inferiore al previsto. Tutto sommato, e anche se potrebbe sembrare controintuitivo data la resilienza dell’economia dell’eurozona, non escludiamo un altro taglio dei tassi a titolo precauzionale, seguendo il principio che non farebbe alcun male ma potrebbe alla fine fare del bene” conclude l’esperto.