Commodity della settimana: gas naturale, il rimbalzo non convince. Export e meteo a contenere i prezzi
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Il mercato del gas naturale torna sotto i riflettori del mondo commodities ed a muoversi con maggiore volatilità, in una fase di transizione segnata da condizioni climatiche più miti, dinamiche di scorte in equilibrio con gli standard del periodo ed un export LNG ancora sostenuto. La scadenza del contratto di settembre ha aumentato le tensioni sui prezzi, ma gli operatori guardano già ai fondamentali per delineare le prospettive delle prossime settimane. Di seguito il commento tecnico all’outlook grafico del future TTF quotato all’ICEENDEX.
Mercato del gas naturale: tra export e meteo
Il mercato del gas naturale è al centro di forti dinamiche commerciali, influenzate dalla grande produzione USA dell’ultimo periodo, e da una condizione climatica mite rispetto alle medie stagionali, riducendo i consumi di gas per il raffreddamento.
Nello specifico, sul fronte dell’offerta, gli Stati Uniti stanno producendo gas a ritmi da record: secondo i dati di LSEG, l’output medio dei 48 stati continentali ha raggiunto i 108,5 miliardi di piedi cubi al giorno (bcfd) in agosto, superando anche i massimi precedenti di luglio. Una produzione elevata, sostenuta da un numero di impianti attivi tra i più alti degli ultimi due anni. Tuttavia, l’abbondanza produttiva è in parte bilanciata dalla domanda estera. I flussi verso gli impianti LNG sono saliti a 15,9 bcfd, molto vicini al record storico di aprile. L’export rimane quindi uno dei principali elementi di tenuta per il prezzo, nonostante alcuni rallentamenti locali.
Anche il fattore clima presenta degli impatti evidenti sullo stato dei prezzi dei futures del mercato del gas naturale, influenzandone la domanda futura. I gradi inferiori alla media stagionale hanno comportato un minor utilizzo di energia per il raffreddamento, e dunque un potenziale calo nella domanda di gas per la produzione elettrica. In questo contesto, l’ultimo aggiornamento settimanale dell’EIA ha mostrato un incremento delle scorte di soli +13 miliardi bcfd nella settimana del 15 agosto, rispetto alle attese di +22 miliardi. Il dato è da leggersi come un aumento della pressione sui prezzi, contribuendo a costruire un certo supporto ai prezzi. Tuttavia, con uno scenario produttivo così ampio ed una domanda globale in flessione, è difficile immaginare una forte compressione del surplus di offerta nel breve termine.
Alla luce dello scenario descritto, gli operatori restano in attesa di un potenziale cambio di rotta solo in presenza di shock esterni: uno è rappresentato dalla stagione degli uragani, che potrebbe colpire gli impianti del Golfo del Messico (GOM), riducendo la produzione e incidendo sulle scorte; l’altro riguarda i flussi verso l’Europa, i cui stoccaggi risultano attualmente pieni al 76%, sotto la media quinquennale dell’84%. Una domanda più aggressiva nei prossimi mesi, unita a condizioni meteo meno favorevoli, potrebbe riattivare la corsa all’approvvigionamento anche oltre oceano.
Punto tecnico sul grafico del future
Il future TTF sul gas naturale rimane caratterizzato da un contesto fragile ma con qualche segnale di ripresa a tratti, come conferma la performance negativa che da inizio anno segna un -35,58%, mentre nell’ultima settimana si registra un recupero di circa +4%. Il quadro tecnico generale non sembra tuttavia essere cambiato, ma è bene monitorare alcuni livelli offerti dalla serie storica dei prezzi e dagli indicatori.
Dal punto di vista grafico, il movimento rialzista di inizio estate aveva portato al completamento del target del testa e spalle rovesciato (in nero), con il raggiungimento della resistenza statica in area € 42,05/MWh (in verde). Da qui il prezzo ha però subito un rigetto in corrispondenza della trendline discendente di medio periodo (in rosso), riprendendo la fase ribassista.
L’attuale configurazione evidenzia come le quotazioni continuino a subire la pressione delle resistenze statiche e soprattutto del POC del Volume Profile, il quale individua una forte area di liquidità compresa tra € 31,555 e € 36,250/MWh. Un range che sta delimitando i movimenti di prezzo e che, finché non verrà superato con decisione, limiterà ogni tentativo di recupero strutturale.
Dal lato degli oscillatori, l’RSI a 14 periodi non offre segnali chiari: si nota tuttavia una leggera divergenza rialzista (in rosso) rispetto alla serie storica. Un eventuale breakout della resistenza dinamica (in verde) potrebbe fornire un segnale anticipatorio di forza, favorendo un nuovo attacco ai livelli superiori.
Lo scenario tecnico resta quindi incerto, caratterizzato principalmente dalla pressione ribassista che prevarrà finché il prezzo rimane sotto la trendline di medio periodo e sotto l’area di liquidità del Volume Profile. Al rialzo, solo un superamento deciso delle resistenze chiave accompagnato da volumi in crescita darebbe credibilità ad un nuovo impulso bullish, ma sarà solamente il mercato ad avere l’ultima parola.
