Notizie Notizie Italia Trimestrali Ftse Mib: chi vince e chi perde in Borsa

Trimestrali Ftse Mib: chi vince e chi perde in Borsa

14 Agosto 2025 12:00

I numeri, nel complesso, reggono, ma rallentano, con il mercato che diventa selettivo, premiando chi dimostra solidità e visione e ignora chi alza la voce senza coerenza tra parole e fatti. Questo il bilancio sulla appena passata stagione delle trimestrali italiane, secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro.

Nel dettaglio, i ricavi aggregati delle società del Ftse Mib sono scesi del 3,8% su base annua, passando da 166,2 a 159,9 miliardi di euro. È un rallentamento che non ha però impedito all’indice di salire del 2,94% dal primo annuncio di Brunello Cucinelli, l’11 luglio, fino all’ultimo di Unipol, l’8 agosto. Dietro la media si nasconde però una forte dispersione: il 60% dei titoli, pari a 24 su 40, è sceso alla prima seduta post-trimestrale.

Banche protagoniste sul Ftse Mib ma sotto esame

Le banche restano il cuore pulsante del listino dice Debach. Numeri alla mano, oggi pesano il 38,7% del Ftse Mib, contro il 31,5% di inizio anno, e continuano a garantire solidità patrimoniale e redditività elevata. I sei maggiori istituti hanno generato oltre 9 miliardi di fatturato. UniCredit ha alzato la guidance a 10,5 miliardi di utile netto per il 2025 e annunciato distribuzioni per 9,5 miliardi, con una reazione positiva del titolo (+3,63%).

Intesa Sanpaolo ha registrato il miglior semestre della sua storia, con 5,2 miliardi di utile e un cost/income al 38%, ma il titolo ha perso il 2,41%. MPS ha sorpreso positivamente con un Cet1 fully loaded al 19,6%, salendo del 5,00%. Banco BPM e BPER hanno messo a segno crescite dell’utile netto dell’85,25% e del 72,56%, trainate da strategie mirate e ampliamento dell’offerta. Fineco, Mediolanum e Mediobanca hanno consolidato margini e ricavi, mantenendo una traiettoria regolare. Il sistema bancario italiano resta dunque forte e liquido, ma il minor contributo del margine d’interesse dovuto al calo dei tassi spinge il mercato a chiedere sempre di più.

Industria, energia, consumi: chi sale e chi scende

Nel comparto industriale ed energetico emergono storie di resilienza ma anche fragilità. Leonardo ha raddoppiato l’EBIT (+106%) e migliorato i margini di 530 punti base, ma il titolo ha ceduto l’1,40%. Prysmian ha alzato le stime grazie ai progetti infrastrutturali ed è salita del 2,74%. Eni, pur con ricavi in calo del 17%, ha rilanciato sulla produzione e sugli investimenti in digitale e intelligenza artificiale. Italgas ha registrato la crescita di fatturato più elevata, grazie all’acquisizione di 2i Rete Gas, migliorando sensibilmente l’EBIT.

Sul fronte opposto, Stellantis mantiene la leadership per ricavi assoluti, ma segna l’unico EBIT negativo del listino. Iveco, dopo il taglio della guidance e alcune cessioni, ha perso il 4,5%. Buzzi paga la debolezza della domanda statunitense, Saipem resta esposta alla ciclicità e Enel vede calare l’utile netto ordinario per cambi di perimetro, ma a parità di attività registra un +4,4%.

Il settore consumo-tecnologia ha pagato il conto più salato. Amplifon, dopo il taglio della guidance, è crollata del 25,5%. STMicroelectronics ha perso il 16,6% per margini sotto pressione e capacità produttiva non pienamente sfruttata. Ferrari ha lasciato sul terreno l’11,7% e Moncler il 5,8%, penalizzate da eccessive attese e dalla normalizzazione della domanda. Nel farmaceutico la pressione è diffusa: Diasorin ha perso il 2,77%, riducendo i ricavi e avviando dismissioni in Germania, mentre Recordati è scesa del 4,33% nonostante un aumento dei ricavi dell’11,4%, a causa di margini compressi e maggiori investimenti. Le eccezioni positive sono state Campari, salita del 7,95% grazie a ricavi sopra le attese, e Interpump, in crescita dell’8,22% per miglioramento dei margini e crescita organica.

La lezione chiara di questa stagione è che la direzione della guidance conta più del risultato corrente sostiene l’analista di eToro. Chi ha alzato le stime, come UniCredit, MPS, Prysmian, Eni, Mediolanum, Mediobanca, Leonardo e Azimut, ha retto meglio in Borsa. Chi le ha tagliate, come Amplifon, STM e Iveco, ha subito forti ribassi. Ma non sempre l’aumento della guidance porta premi immediati: il mercato oggi è rigoroso e seleziona con attenzione.

Massimi storici e trend di lungo periodo

Solo pochi titoli hanno trasformato la trimestrale in un nuovo massimo storico. Poste Italiane, dal giorno della trimestrale al 12 agosto, ha guadagnato l’11,29% portando il progresso annuale al 46% con 51 nuovi massimi storici nel 2025. Prysmian ha esteso il rialzo del 9,43% nel periodo e del 22% da inizio anno, mentre Azimut è salita dello 0,67% dopo i conti e del 26% YTD. Dall’altra parte, arretramenti pesanti per STMicroelectronics, Ferrari, Brunello Cucinelli, Moncler, Recordati, Diasorin e Saipem. UniCredit guida invece i rialzi con +17,79% dal giorno della trimestrale e +78% da inizio anno, seguita da Mediolanum, Mediobanca, BPER, Banco BPM, Telecom Italia, Italgas, Eni ed Enel. Interpump ha registrato un +8,7% nel periodo pur restando negativa da inizio anno.