Saga nomine Fed: Trump sceglie la colomba Miran (fino a gennaio). Waller per il dopo Powell?
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La saga delle nomine Fed tiene banco sui mercati in queste prime settimane di agosto. Dopo le recenti dimissioni della governatrice Adriana Kugler, ieri il presidente statunitense, Donald Trump ha annunciato di avere scelto Stephen Miran, attuale presidente del consiglio dei consulenti economici, come membro ad interim del board della Federal Reserve fino al 31 gennaio 2026.
Arriva così un nuovo membro dovish (colomba) come membro del Fomc, che andrà così a unirsi alla “squadra” composta da Christopher Waller e Michelle Bowman che nel corso dell’ultimo incontro della Fed di luglio hanno espresso, con tanto di comunicato stampa ad hoc, la loro posizione e il disaccordo in merito alla decisione di mantenere i tassi fermi.
Trump e nuova “colomba” all’interno del Fomc
E’ passata meno di una settimana dalle dimissioni anticipate della governatrice Adriana Kugler (nominata nel 2023 da Biden, il suo mandato sarebbe dovuto terminare il prossimo gennaio), ed ecco che Donald Trump ha annunciato tramite il suo social Truth la nomina ad interim il quarantenne Stephen Miran.
“È per me un grande onore annunciare di aver scelto Stephen Miran, attuale presidente del Consiglio dei Consulenti Economici, per ricoprire il posto appena lasciato vacante nel board della Federal Reserve fino al 31 gennaio 2026. Nel frattempo, continueremo a cercare un membro permanente. Stephen ha conseguito un dottorato di ricerca in Economia presso l’Università di Harvard e ha prestato servizio durante il mio primo mandato. È con me dall’inizio del mio secondo mandato e la sua competenza nel mondo dell’economia è ineguagliabile: svolgerà un lavoro straordinario. Congratulazioni Stephen“, ha postato il tycoon nel suo social media.
Una nomina seguita da vicino sui mercati per le sue implicazioni in materia di tassi Fed, visto che Miran ha ribadito le recenti dichiarazioni accomodanti di Trump e le critiche alla Fed, minimizzando anche l’impatto inflazionistico dei dazi. Per quanto riguarda le tempistiche relative all’approdo di Miran nel Fomc, non è detto che il debutto avvenga già nella prossima riunione della Fed, il 16 e 17 settembre. Il Senato è in pausa ad agosto e non dovrebbe tornare a Washington prima dell’inizio di settembre.
“Potrebbe unirsi a Christopher Waller e Michelle Bowman nel campo dovish per i pochi incontri a cui parteciperà, con un rischio non trascurabile che possa cercare di costruire un consenso per una mossa di 50 punti base”, segnala Francesco Pesole, FX Strategist di ING, pur sottolineando che si tratta di una posizione provvisoria.
“Scegliendo Miran, Trump ha annunciato una nomina provvisoria e si è dato tempo fino a gennaio per prendere la decisione finale”, hanno affermato gli analisti di Evercore, citati da Bloomberg. “In questo modo Trump non si è legato le mani, mantenendo le sue opzioni aperte riguardo alla scelta del nuovo governatore della Fed e in particolare del nuovo presidente della Fed”.
Le recenti indiscrezioni rilanciate ieri da Bloomberg suggeriscono che il governatore Waller (colomba più moderata di Kevin Hassett) è al momento il favorito per sostituire il presidente della Fed Jay Powell alla guida della banca centrale Usa. Trump, che è sempre stato molto critico nei confronti della Fed, accusando ripetutamente la banca centrale e Powell di essere stati troppo lenti ad abbassare i tassi, guarda anche all’ex governatore della Fed Kevin Warsh e a appunto a Kevin Hasset, direttore del Consiglio Economico Nazionale, per occupare la poltrona su cui siede ora Powell.
Fed e le scommesse sui tagli
Dalla pubblicazione venerdì scorso dei dati sull’occupazione negli Stati Uniti, i rendimenti dei Treasury a breve termine hanno trovato sostegno nelle prospettive di un allentamento della politica monetaria da parte della Fed. “Probabilmente, se i funzionari della Fed avessero avuto modo di conoscere i dati negativi sull’occupazione degli ultimi tre mesi, avrebbero potuto decidere di tagliare i tassi durante la riunione del FOMC di luglio – segnala Mark Dowding, fixed income cio di RBC BlueBay AM -. La media mobile trimestrale della crescita degli occupati è ora pari a soli 35mila posti di lavoro, contro gli 82mila dello scorso settembre, quando il FOMC aveva giudicato che un brusco rallentamento del mercato del lavoro giustificava un allentamento di 50 punti base. Va tuttavia osservato che all’epoca il tasso di disoccupazione era in aumento, mentre oggi è stabile al 4,2%”
Alla luce di ciò, ricorda, i mercati scontano un taglio di 25 punti base nella prossima riunione della Fed, anche se sembra che il mercato sarà molto più sensibile ai segnali di un rallentamento più generalizzato dell’attività, qualora questi dovessero emergere dai dati che saranno pubblicati nelle prossime settimane.
Secondo Mark Dowding, rimane incerto se il peso maggiore dei dazi ricadrà sui consumatori statunitensi o se saranno le aziende esportatrici ad assorbire gran parte dell’impatto attraverso i margini e gli utili. Questa incertezza è alla base della volontà di Powell di attendere prima di procedere con un adeguamento dei tassi di interesse. Tuttavia, i dati negativi sull’occupazione fanno prevedere un aumento delle voci contrarie alla posizione di Powell.
In un momento in cui la Fed si trova sotto una notevole pressione politica, è comprensibile il desiderio di serrare i ranghi e concordare una posizione più unitaria in vista del FOMC di settembre. Le prossime riunioni di Jackson Hole alla fine di questo mese potrebbero quindi offrire a Powell l’occasione per accennare a un allentamento monetario, a condizione che il rapporto sull’inflazione della prossima settimana non mostri un’accelerazione dei prezzi.
“Le ragioni a favore di ulteriori tagli sostanziali dei tassi statunitensi nel 2026 si basano per lo più su un percepito orientamento accomodante della politica monetaria statunitense sotto la guida del nuovo presidente della Fed. La nomina ad interim di Stephen Miran al Consiglio della Federal Reserve, avvenuta ieri, potrebbe dimostrare l’intenzione dell’amministrazione di mettere in discussione il pensiero all’interno della Fed. Essendo sempre stato scettico riguardo a un possibile trasferimento dell’inflazione dai dazi, ci si potrebbe aspettare che Miran sostenga un taglio consistente dei tassi di interesse e, sebbene la sua sarà solo una voce tra le tante, è probabile che esprima le sue opinioni in modo schietto, offrendo un’anteprima della direzione che la Fed potrebbe prendere nel 2026″, conclude Mark Dowding.