Notizie Dati Macroeconomici Meeting Fed, countdown partito: tassi ancora in pausa, massima attenzione su quello che dirà Powell

Meeting Fed, countdown partito: tassi ancora in pausa, massima attenzione su quello che dirà Powell

30 Luglio 2025 12:15

Federal Reserve (Fed), ci siamo. Il countdown è ufficialmente partito con il Fomc, ovvero il braccio monetario della banca centrale guidata Usa, che terminerà oggi la due giorni di incontri con le decisioni di politica monetaria attese per le 20 ora italiana. E se sul fronte tassi non ci dovrebbero essere sorprese (i tassi sono visti invariati per la quinta riunione consecutiva), sarà fondamentale guardare a Powell e vedere se aprirà le porte ad un taglio già a settembre (il mercato lo prezza con una probabilità del 70% circa) o se si mostrerà ancora attendista.

C’è un altro elemento che il mercato guarda da vicino, ovvero il rischio di una spaccatura interna, con Michelle Bowman e Christopher Waller che sostengono le idee di Trump.

Preview Fed: tassi fermi, fari su Powell

Economisti, analisti ed esperti di mercato sono allineati e scommettono su tassi fermi nell’attuale range 4,25%-4,50%. “I riflettori saranno puntati non tanto sulla decisione in sé, quanto sul livello di consenso interno alla Fed e sulle indicazioni prospettiche che emergeranno dalla conferenza stampa”, commenta Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, che si sofferma sulle recenti indiscrezioni e alle dichiarazioni pubbliche delle ultime settimane, secondo cui almeno due membri del Board of Governors (il comitato direttivo Fed che coordina la politica monetaria e partecipa al FOMC assieme ai 5 presidenti delle FED regionali), Michelle Bowman e Christopher Waller, potrebbero votare contro il mantenimento dei tassi di interesse sui livelli correnti, esprimendo dissenso formale a favore di un taglio immediato del costo del denaro. “Si tratterebbe di un evento eccezionale – avverte Diodovich – i dissensi nel Board sono molto rari, ma due voti contrari da parte di governatori (non presidenti regionali) sarebbero un segnale chiaro di tensioni interne sulla direzione della politica monetaria”.

Bowman e Waller sostengono le idee del presidente Trump di avere una Fed più dovish modello Bce. “Entrambi i membri hanno, infatti, espresso preoccupazioni crescenti per il rallentamento della domanda interna, i segnali di allentamento nel mercato del lavoro e una dinamica dei prezzi che, seppur ancora sopra target, mostra un rallentamento costante – ricorda ancora l’esperto -. In particolare, Waller ha segnalato che le condizioni attuali giustificherebbero un primo taglio già in estate, mentre Bowman ha citato i rischi legati alla politica commerciale e all’impatto dei dazi come motivazione per una risposta monetaria più proattiva”.

La posta in gioco è sul piano verbale

Secondo gli esperti di Goldman Sachs, “il cambiamento più significativo rispetto alla riunione del FOMC di giugno è che i dati sull’attività economica hanno iniziato a mostrare segnali più evidenti di una crescita al di sotto del potenziale, come previsto da noi e dalla maggior parte degli analisti da quando, in primavera, è diventato chiaro che sarebbero arrivati forti aumenti dei dazi”.

Detto questo, se la decisione di oggi è già scontata, la posta in gioco si gioca sul piano verbale. E’ di questo avviso Gabriel Debach, market analyst di eToro, secondo il quale Powell dovrà decidere se aprire davvero la porta a settembre o rinviare il confronto al simposio di Jackson Hole – spiega Gabriel Debach, market analyst di eToro -. In entrambi i casi, le parole conteranno quanto i tassi. E forse di più. In questo contesto, la vera svolta comunicativa non sarà nella decisione in sé, ma nell’equilibrio che Powell dovrà mantenere tra pressione politica, pazienza istituzionale e gestione delle aspettative: perché oggi la domanda non è più “se” la Fed taglierà, ma “quando”, “quanti” tagli e, soprattutto, “perché””.

E mentre Powell, che resta tra due fuochi, difende l’indipendenza dell’istituzione, il mercato si muove già avanti. Debach ricortda, infatti, che le probabilità implicite vedono un primo taglio a settembre al 64,7%, e un secondo a dicembre al 44%. In mezzo, due report chiave sul lavoro (il primo atteso questo venerdì), nuovi dati PCE (il prossimo domani), e un’altra variabile cruciale: il possibile impatto ritardato dei dazi sull’inflazione e sulle supply chain.

Ma quando arriverà il taglio del costo del denaro?

Il consensus di mercato è orientato verso un primo taglio dei tassi a settembre, con una probabilità che oscilla tra il 60% e il 65% secondo i principali modelli di probabilità derivati dai Fed Funds futures. Il rallentamento nei dati sull’occupazione, la bassa inflazione core PCE su base mensile e la stabilizzazione delle aspettative inflazionistiche hanno rafforzato questa visione.

Da IG Italia ritengono, tuttavia, più probabile che la Fed possa aspettare fino al meeting di dicembre per iniziare nuovamente un ciclo di allentamento. “L’incertezza degli economisti legata all’impatto dei nuovi dazi statunitensi sui prezzi al consumo, introdotti in risposta a squilibri commerciali con la Cina e altri Paesi, rende particolarmente difficile per la banca centrale valutare con precisione il sentiero dell’inflazione nei prossimi mesi – spiega ancora Diodovich -. Inoltre, il potenziale impatto sui consumi e sulla fiducia delle imprese potrebbe richiedere più tempo per manifestarsi nei dati macroeconomici. In questo contesto, la Fed potrebbe preferire un approccio “wait-and-see” fino a fine anno, raccogliendo maggiori evidenze prima di muoversi”.