Notizie Notizie Italia Lovaglio pensa in grande e già cova il super polo Mps-Mediobanca-Bpm da 40 miliardi

Lovaglio pensa in grande e già cova il super polo Mps-Mediobanca-Bpm da 40 miliardi

25 Luglio 2025 10:05

L’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, sembra avere le idee ben chiare e palesa ottimismo sull’esito dell’offerta pubblica di scambio (Ops) per Mediobanca iniziata lo scorso 14 luglio. Dopo gli incontri con investitori a Londra e New York i feedback sono stati “assolutamente positivi” e l’obiettivo rimane quello di arrivare almeno al 66,7% del capitale di piazzetta Cuccia.

L’ad di Mps chiude a un possibile rilancio del prezzo per Mediobanca

Il rapporto di concambio di 2,533 azioni Mps per ogni titolo Mediobanca è definito “corretto”, nonostante il mercato continui a prezzare un possibile rilancio (al momento lo sconto si assesta al 3,5%, circa 550 milioni di euro). Lovaglio respinge quindi l’ipotesi di un rilancio con componente cash, almeno per ora, e punta su una strategia di lungo periodo. “Il dividendo crescerà a doppia cifra e il nuovo gruppo sarà il terzo polo bancario italiano, con maggiore capacità di distribuire utili e valorizzare i dipendenti”. Il ceo del Monte ha risposto alle accuse di Alberto Nagel sulle presunte anomalie dell’Ops, ribadendo la natura di mercato dell’operazione.

Se l’integrazione andrà in porto, Siena disporrà di un capitale in eccesso da usare per ulteriori acquisizioni o per rafforzare la remunerazione degli azionisti. Lovaglio ha anche sottolineato che, anche in caso di mancato superamento del 50% di Mediobanca, Mps beneficerà comunque delle Dta e di sinergie industriali. La partecipazione del 13% di Mediobanca in Generali potrebbe aprire scenari nella bancassurance, con l’opzione di nuove alleanze oltre la joint venture con Axa.

Il ruolo di Banco Bpm

Se Mps conquisterà Mediobanca, gli scenari futuri sono potenzialmente interessanti alla luce del passo indietro appena fatto da Unicredit su Banco Bpm. Proprio Piazza Meda era la potenziale sposa per Mps per un’operazione ben vista dal governo. In futuro l’ipotesi potrebbe tornare in auge con anche sponda di Credit Agricole,  socio francese al 20% di Bpm e che mira a salire ancora dopo aver chiesto alla Bce l’ok per superare tale soglia.
Dopo il ritiro di Unicredit dall’offerta su Banco Bpm, l’istituto guidato da Giuseppe Castagna è libero da vincoli, e Crédit Agricole – primo azionista con il 20% e pronta a salire al 25% – guarda con interesse a un’operazione a tre. I francesi puntano su sportelli, sinergie Agos-Compass e sulla distribuzione dei prodotti Amundi, per cui l’Italia è il primo mercato estero.

Intanto, Andrea Orcel potrebbe tentare di complicare i piani governativi attraverso la partita su Generali, il cui controllo passa da Mediobanca. All’ultima assemblea di Piazzetta Cuccia, Unicredit ha votato a favore di Caltagirone e Delfin, anch’essi azionisti di Mediobanca e Mps. Banco Bpm, che possiede il 9% di Siena, sostiene l’Ops. Dall’aggregazione tra Mps, Mediobanca e Bpm nascerebbe un player da 40 miliardi di capitalizzazione, con il 13% di Generali in portafoglio: uno scenario favorevole a Palazzo Chigi, che preferisce un polo bancario a guida italiana rispetto a ipotesi di nozze tra Generali e il gruppo francese Natixis.