Unicredit rinuncia a Bpm (per ora) e la preda mancata deraglia in Borsa. Ecco i nuovi scenari per il risiko
Unicredit rinuncia a Banco Bpm. L’istituto guidato da Andrea Orcel dopo 8 mesi di corteggiamento e tentativi di mediazione con il governo getta la spugna e formalizza il ritiro dell’Ops su piazza Meda a poche ore dalla chiusura dell’Ops che era prevista oggi.
La reazione a caldo in Borsa è di un tonfo per Bpm (-4,6%), mentre Unicredit sale (+3,1%) grazie alla sponda degli utili record.
Unicredit desiste: decisivo lo scoglio golden power
Una mossa solo in parte sorprendente, che era nell’aria, ma arrivata nonostante la Consob proprio ieri avesse concesso ulteriori 30 giorni di sospensione dell’offerta.
Il passo indietro è dettato da quello che è stato negli ultimi mesi il principale blocco all’operazione, ossia i paletti imposti dal governo. “La condizione relativa all’autorizzazione Golden Power non è soddisfatta. Il processo di offerta è stato influenzato dalla clausola di Golden Power, insistentemente invocata dai vertici di Bpm, che ha impedito a UniCredit di dialogare con gli azionisti di Bpm nel modo in cui un normale processo di offerta avrebbe consentito”, taglia corto Unicredit non motivare il ritiro dell’offerta.
“I vertici di Bpm hanno dunque privato i propri azionisti del dialogo che normalmente avviene durante un periodo di offerta per comprendere il valore creato dalla combinazione e determinare le condizioni che sarebbero state accettabili per andare avanti”. “Pur accogliendo con favore i significativi progressi compiuti con il TAR, la DG Comp dell’Unione Europea e il Governo italiano – prosegue la nota diramata ieri sera da Unicredit a termine del cda – i tempi per una risoluzione definitiva della questione Golden Power vanno ben oltre la scadenza della nostra offerta e anche di quella della sospensione decisa dalla Consob”.
Opportunità mancata. Padoan: “Nozze avrebbero portato un enorme valore aggiunto per tutti”
“Si tratta di un’opportunità mancata non solo per gli stakeholder di Bpm, ma anche per le comunità imprenditoriali italiane e per l’economia in generale”, dettaglia l’istituto di piazza Gae Aulenti che ribadisce la convinzione che il consolidamento del settore bancario italiano porterebbe benefici sia al Paese che all’Europa nel suo complesso. “La combinazione tra Unicredit e Banco Bpm avrebbe apportato un enorme valore aggiunto per tutte le parti interessate”, ha scritto il presidente della banca, Pietro Carlo Padoan.
“La strategia di UniCredit è eccellente e la sua esecuzione è sempre stata il centro della nostra attenzione. I risultati lo testimoniano. Per questo continueremo a perseguire la nostra trasformazione con la stessa energia e determinazione che ci hanno aiutato a battere i record, a consolidare la posizione di leader nel settore e – cosa più importante – a operare come partner bancario affidabile per i nostri clienti e le loro comunità”, spiega Orcel.
Stamattina la banca ha diffuso risultati record con utile netto a 6,1 miliardi nel primo semestre e contestuale revisione al rialzo della guidance 2025.
Sospensione Consob non fa cambiare idea a Orcel
Ieri era arrivata la decisione della Consob di sospendere per la seconda volta l’offerta di Unicredit su Banco Bpm alla luce dei fatti nuovi come la sentenza del Tar del Lazio e la risposta della Commissione Ue alle prescrizioni del governo che hanno creato “uno scenario di massima incertezza”, non consentendo ad azionisti e risparmiatori “di pervenire a un fondato giudizio sull’offerta”. Il Tar del Lazio aveva riconosciuto solo in parte le prescrizioni del golden power, mentre la Dg Comp dell’Ue aveva espresso forti dubbi sulla loro validità.
Cosa può succedere adesso
Unicredit adesso probabilmente si concentrerà sull’altra grande partita, ossia quella tedesca per la scalata a Commerzbank, anche se rimane aperta la possibilità di nuovi sviluppi su Bpm.
Già prima del ritiro dell’offerta si parlava infatti di un possibile un passo indietro strategico e temporaneo. In futuro Orcel potrebbe infatti mettere in campo una nuova offerta, probabilmente a condizioni differenti.
Nel frattempo bisognerà vedere cosa farà Banco Bpm. Decaduta l’offerta l’istituto di Giuseppe Castagna non è più sotto la passivity rule e potrebbe a sua volta muovere nel risiko bancario anche se la promessa sposa Mps – con la fusione sull’asse Milano-Siena che era lo sbocco principale dopo la cessione del 15% del Tesoro lo scorso novembre – attualmente è nel pieno della campagna per la conquista di Mediobanca. Il progetto terzo polo a detta di molti resta sul tavolo, fermo restando il ruolo ingombrante di Crédit Agricole, socio a ridosso del 20% e che ha chiesto alla Bce di salire oltre tale soglia, ribadendo allo stesso tempo che non ha intenzione di lanciare un’offerta su Piazza Meda.
Unicredit dal canto suo, stando a quanto riporta il Corriere, in Germania potrebbe trovare un compromesso accordandosi sulla cessione da parte di Commerz della controllata M Bank in Polonia, un Paese strategico per Unicredit dove ha acquisito Vodeno. C’è poi da definire il destino della quota in Generali che Orcel ha già dichiarato di voler cedere sul mercato, oltre al 2% circa di Mediobanca (sotto Ops di Mps).