Tesla, il sogno che costa 150 volte gli utili
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Per anni è stata il simbolo di una rivoluzione. Un nome che evocava il futuro più di qualsiasi altra azienda al mondo. Auto elettriche, guida autonoma, robot umanoidi, intelligenza artificiale, batterie domestiche, razzi, sogni. Tutto insieme, tutto firmato Elon.
Eppure, nel 2025, qualcosa si è rotto.
Oggi guardare Tesla come una “tech company” è sbagliato. La verità è che oltre il 90% dei ricavi dell’azienda continua a provenire da due soli modelli di auto: la Model 3 e la Model Y. Due veicoli ormai maturi, venduti in mercati sempre più saturi e competitivi, dove i margini si assottigliano e la concorrenza si moltiplica.

Nel frattempo, la grande promessa, ovvero il Cybertruck, si è rivelata più un flop che una svolta commerciale. Poche consegne, costi elevati, posizionamento di nicchia. E il mercato cinese, che un tempo era un pilastro della crescita, ora è diventata una trincea difficile da difendere: Tesla è al decimo posto tra i produttori di auto, ben distante dalla concorrenza domestica guidata da BYD.
Le grandi innovazioni? Sono rimaste in laboratorio. Il progetto Dojo fatica a produrre ricavi reali. La guida autonoma non è ancora omologata. Il Robotaxi resta confinato a test sperimentali in Texas, con un supervisore umano a bordo. E l’auto “economica” promessa da tempo non è ancora arrivata, mentre le vendite dei modelli principali rallentano.
Ma il vero nodo è un altro: i fondamentali.
Tesla oggi vale più di Toyota, Volkswagen, Ford e BMW messe insieme. Ma ha margini da produttore tradizionale, crescita modesta e un flusso di cassa che si sta restringendo trimestre dopo trimestre. Nel primo trimestre del 2025, gli utili sono crollati del -40%, i ricavi sono scesi del -9% e i margini operativi sono scivolati al 2,1%. Numeri difficili da giustificare per un’azienda valutata oltre 1.000 miliardi di dollari.
Eppure, il mercato continua a trattarla come se fosse la prossima Apple. Ma un sogno può reggere solo fino a quando i numeri non iniziano a raccontare un’altra storia.
Oggi Tesla scambia a circa 150 volte gli utili attesi, un livello che supera di 5-10 volte le altre Magnifiche 7. Tradotto significa che ogni dollaro di utile prodotto da Tesla costa agli investitori 150 dollari. È una follia, non una valutazione.
Apple, Microsoft, Meta e Alphabet si muovono tra 25 e 35. Nvidia, la più ‘cara, è sotto 70.

Nvidia cresce a tre cifre ed è a metà prezzo. Tesla invece rallenta e costa il doppio.
La seconda trimestrale dell’anno (23 luglio 2025) rischia di essere decisiva. Dopo un inizio d’anno deludente, gli investitori si aspettano chiarezza, visione, ma soprattutto risultati. Per il Q1 il management non ha proferito parola sulla guidance, cosa che non è passata di certo inosservata. La pazienza del mercato non è mica infinita. Tra l’altro, senza i crediti ZEV, nel Q1 Tesla sarebbe andata in rosso. Eppure vale oltre 1.000 miliardi.
Intendiamoci: Tesla non è un’azienda qualunque. Ha cambiato per sempre il settore automotive. Ma oggi si trova davanti a una fase nuova, fatta di sfide concrete, meno entusiasmo e più conti da far tornare. La competizione globale avanza. I sussidi stanno finendo. I progetti futuri hanno bisogno di capitali e fiducia per diventare realtà.
Scrivo queste righe da analista e investitore, non da hater. Purtroppo, quando si sposta lo sguardo dall’hype ai numeri di bilancio, l’immagine cambia. Non si tratta di profezie, ma di lettura oggettiva della realtà.
Il tempo delle promesse sembra finito. Quello della verifica è appena cominciato.


