Unicredit aziona il piano B su Bpm. Per le banche non solo risiko, S&P indica un rischio all’orizzonte
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Il settore bancario continua a dare prova di resilienza in un contesto di crescente incertezza. In attesa dei riscontri in arrivo dai conti del secondo trimestre – domani in Italia sarà il turno di Unicredit – da inizio anno l’indice Euro Stoxx Banks segna un balzo di quasi il 40%. A fare la voce grossa sono stati i primi della classe: Banco Santander, maggiore banca dell’area euro per valore di mercato, segna oltre +63% da inizio anno, mentre l’italiana Unicredit con il +50% Ytd ha sorpassato BNP Paribas e Intesa Sanpaolo assestandosi come seconda forza bancaria continentale.
Intanto oggi è in agenda il cda di Unicredit e sul mercato cresce l’attesa per una nuova mossa di piazza Gae Aulenti che potrebbe far decadere l’attuale offerta su Bpm (che scade domani) e presentarne una nuova.
L’outlook di metà anno di S&P sulle banche Ue
Nell’Outlook di metà anno gli esperti di S&P Global Ratings evidenziano come le banche Ue beneficiano di una forte capitalizzazione, di un’ampia liquidità e di una redditività sostenuta, nonostante una certa moderazione del margine di interesse e un leggero aumento dei costi del credito. “Le prospettive potrebbero attenuarsi a causa dell’elevata incertezza e dell’inasprimento degli standard di credito per le imprese – rimarca S&P -mentre la domanda di prestiti per l’edilizia residenziale rimane forte. La qualità degli attivi è solida, ma la combinazione di una crescita economica più debole e delle incertezze sui dazi commerciali aggiunge sacche di rischio in settori come gli immobili commerciali, le automobili, i macchinari, i metalli e i prodotti chimici.
Lo scenario di base è quello di una resistenza europea alle turbolenze tariffarie statunitensi e ai conflitti regionali. Lo scenario di base ipotizza dazi universali del 10% sulle esportazioni di beni dell’UE verso gli Stati Uniti, del 25% sulle automobili, del 25% sui prodotti farmaceutici e del 50% su acciaio e alluminio.
Banche italiane, cosa aspettarsi nel biennio 2025-26
L’outlook di metà anno sul settore bancario europeo si sofferma anche sui singoli paesi, Italia compresa. Per il nostro Paese, S&P ritiene che il consolidamento in atto ridefinirà il settore bancario e in generale le banche si preparano ad affrontare una fase complessa partendo da una posizione di forza, anche se si accentueranno sempre di più le differenze tra i diversi istituti di credito.
Dopo un triennio di solidità, la tenuta del settore bancario italiano sarà messa alla prova nei prossimi anni. S&P Global Ratings prevede una crescita moderata del Pil italiano — pari allo 0,8% nel 2026 e allo 0,9% nel 2027 — e segnala persistenti rischi economici globali che potrebbero impattare la qualità del credito e le performance delle banche. “Prevediamo un moderato deterioramento della qualità degli attivi, con un aumento dei prestiti problematici dopo i minimi storici registrati tra il 2022 e il 2024”, avverte l’agenzia.
Secondo S&P, le perdite su crediti dovrebbero aumentare a 55-60 punti base nei prossimi due anni, in salita rispetto ai 40 punti base del 2023 e 2024, ma ancora al di sotto della media storica. Si tratterebbe dunque di un deterioramento “gestibile” in un contesto comunque più fragile.
La redditività tiene, ma l’apice è alle spalle
Mirko Sanna, primary credit analyst di S&P, riconosce che la capacità di generare utili da parte delle banche italiane resta solida, sebbene il picco appaia alle spalle. I margini d’interesse sono attesi scendere nel biennio 2025-2026, ma il sistema potrà compensare grazie alla diversificazione dei ricavi e a un miglior controllo dei costi. “La redditività resterà strutturalmente solida, al di sopra del costo del capitale”, sottolinea Sanna, che attribuisce questo equilibrio anche alla minor frammentazione del sistema bancario, alla maggiore agilità nei modelli di business e alla crescente dominanza delle banche di maggiori dimensioni.
Italia più forte vuol dire banche più solide
La recente promozione del rating sovrano dell’Italia, decisa da S&P lo sorso aprile, è un altro elemento che dovrebbe rafforzare la stabilità delle banche domestiche. La revisione al rialzo riflette infatti un miglioramento della posizione esterna del Paese e un calo del disavanzo fiscale.
“Il rischio sovrano per le banche italiane resta elevato rispetto ai competitor, ma la riduzione del rischio di finanziamento esterno è un segnale positivo”, si legge nel report.
Fondamentale anche il ruolo del Pnrr. I fondi europei del Next Generation EU sono visti da S&P come una leva potenziale di crescita significativa. Tuttavia, ritardi nelle erogazioni potrebbero frenare l’efficacia del piano.
Attesa esito dell’ondata di M&A: Unicredit pronta a nuova offerta
I dossier M&A in Italia sono molti — tra cui l’offerta di Unicredit su Banco Bpm, quella di Bper sulla Popolare di Sondrio, Mediobanca su Banca Generali e Monte dei Paschi su Mediobanca — potrebbero ridisegnare il volto del settore bancario italiano. “Il settore potrebbe uscirne rafforzato, anche se la storia delle M&A in Italia ha mostrato risultati alterni”, osserva l’agenzia.
Intanto oggi il cda di Unicredit, oltre ad approvare i conti del secondo trimestre, potrebbe decidere di far decadere l’offerta su Bpm, in scadenza domani 23 luglio. Sulla stampa oggi prende quota l’opzione di un nuovo assalto al fortino di piazza Meda nel giro di pochi giorni. Il ceo Andrea Orcel starebbe infatti lavorando a un’altra offerta rivista in alcuni aspetti, compreso il prezzo, rendendola di maggiore appeal agli occhi degli analisti di Bpm e allo stesso tempo la mossa permetterebbe a Unicredit di mantenere sotto passivity rule l’istituto guidato da Giuseppe Castagna.