Notizie Notizie Italia Unicredit-Bpm, l’Ue pronta a bocciare l’Italia sul golden power

Unicredit-Bpm, l’Ue pronta a bocciare l’Italia sul golden power

8 Luglio 2025 13:57

Scatto di Banco Bpm e Unicredit a Piazza Affari, con l’istituto di Piazza Meda che avanza del 4,3% a 10,55 euro e quello guidato da Andrea Orcel che sale dell’2,48% a 58,78 euro. A spingere i titoli nei giorni caldi del risiko bancario, le indiscrezioni di Bloomberg secondo cui l’Unione europea contesterà al Governo italiano le prescrizioni imposte a Unicredit con il golden power. Al Governo italiano verrà ordinato di ritirare le condizioni imposte per il completamento dell’acquisizione di Unicredit. In caso contrario, potrebbe essere avviata una procedura di infrazione contro l’Italia per violazione del diritto comunitario. Una novità che riapre completamente i giochi su un’operazione che sembrava verso il tramonto.

I dettagli dello stop

Secondo l’agenzia americana la DgComp invierà a breve le sue valutazioni formali, affermando che il Governo guidato da Giorgia Meloni non aveva il diritto di intervenire nell’acquisizione di Banco Bpm da parte di Unicredit. In base alle norme europee sulle concentrazioni, solo Bruxelles aveva il potere legale di imporre paletti all’operazione. E quindi l’Ue ordinerà al Governo italiano di revocare le condizioni imposte per il completamento dell’acquisizione di Unicredit, hanno aggiunto le fonti. In caso contrario, potrebbe essere avviata una procedura di infrazione contro l’Italia per violazione del diritto dell’Ue.

Le tappe precedenti

Roma aveva precedentemente invocato le sue disposizioni sui “golden powers” imponendo condizioni di ampia portata all’acquisizione del Banco. Lo scorso 18 aprile il Governo, con un Dpcm, aveva imposto paletti molto stringenti a Unicredit: l’uscita dell’istituto guidato da Andrea Orcel dalla Russia entro nove mesi, il mantenimento nella banca fusa dello stesso rapporto depositi/impieghi del banco Bpm per tre anni, il divieto a vendere titoli del debito pubblico italiani da parte della controllata Anima, fino a incidere sull’attività di project financing.
UniCredit ha contestato tali condizioni per vie legali e una decisione del tribunale amministrativo italiano è prevista per questa settimana, già domani con molta probabilità.  Nell’ambito di una precedente indagine dell’Ue, le autorità di regolamentazione di Bruxelles avevano approvato la prevista acquisizione di Banco Bpm da parte di Unicredit con agevolazioni incentrate sulla cessione di 209 filiali UniCredit “situate in aree problematiche di sovrapposizione in tutta Italia” per affrontare le preoccupazioni in materia di concorrenza.

Le conseguenze

Al momento tutte le parti in causa non hanno voluto commentare ma, di fatto, la decisione rafforza le speranze di Unicredit di completare l’acquisizione. L’amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, ha recentemente dichiarato che la banca ritirerà l’operazione se le condizioni imposte dal governo italiano non saranno chiarite: “Se non ci sarà chiarezza sul “golden power” da parte del governo ci tireremo indietro nell’offerta pubblica di scambio su Banco Bpm”, ha affermato.

Quanto ai termini finanziari, “secondo me non sono controversi per un azionista di Banco Bpm, ma siamo al limite di quanto possiamo pagare per rispettare le soglie minime di rendimento”, ha spiegato Orcel, tornando nelle scorse settimane a escludere la possibilità di un rilancio. Orcel ha ricordato che l’offerta su Banco Bpm per Unicredit comporta un premio del 15-20% rispetto al prezzo “undisturbed” dell’istituto target, a cui vanno aggiunti gli sviluppi su Anima (che avrebbero dovuto far scendere il prezzo invece di farlo salire) e altri fattori. Di conseguenza, ha ribadito, “siamo al limite superiore del premi che eravamo disposti a pagare”.

La partita Commerz

Un cambio di rotta sulla partita italiana potrebbe influire anche sul dossier tedesco e sulle mire della banca italiana in Germania. Nelle scorse settimane Orcel ha inviato alcune lettere al governo tedesco, per perorare la causa dell’acquisizione di Commerz, ma il fronte del no è molto forte. Orcel chiede al governo di poter riparlare dell’operazione che Berlino ostacola: perché non sedersi attorno a un tavolo e parlarne di persona, chiede il ceo. Il primo ministro Friedrich Merz avrebbe però respinto queste “avance”, ha scritto Handesblatt, rimandando la questione alla stessa Commerzbank. Il governo, che detiene una quota di Commerzbank, è molto interessato a tutelare la autonomia della banca, come è stato sempre ripetuto a Berlino.