Unicredit a muso duro contro i diktat del governo, Ops su Bpm in bilico
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Le condizioni poste dal governo sull’offerta pubblica di scambio di Unicredit su Banco Bpm non vanno giù ad Andrea Orcel. E l’istituto di piazza Gae Aulenti mette nero su bianco il fatto che ad oggi l’operazione è più in bilico che mai. La banca ha risposto all’autorità esprimendo il proprio punto di vista sul decreto e resta in attesa di un riscontro. Fino ad allora, l’Offerta resterà nel limbo.
A Piazza Affari in avvio si segnala un debolezza relativa di Bpm (-2,9%) rispetto a Unicredit (-0,4%) proprio per il timore di uno stop all’offerta che da calendario dovrebbe partire tra pochi giorni, lunedì 28 aprile.
I duri paletti posti dal governo per l’Ops su Bpm
Come già comunicato venerdì scorso, UniCredit ha ricevuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri il decreto relativo al procedimento Golden Power, che prevede una serie di prescrizioni relative alla prosecuzione dell’Offerta. In sintesi, spiega la banca, si tratta di vincoli sulle modalità di gestione delle future attività creditizie e della liquidità dell’entità combinata, sul diritto di cedere partecipazioni e di gestire in modo appropriato gli asset in gestione di Anima e sulle attività di UniCredit in Russia.
In particolare da quanto emerso negli ultimi giorni il governo avrebbe chiesto a Unicredit di non ridurre il peso attuale degli investimenti di Anima Holding in titoli di emittenti italiani (circa 90 mld in titoli governativi, di cui 2/3 legati a un mandato con Poste) e supportare lo sviluppo della società per un periodo di almeno cinque anni.
In merito invece alle attività in Russia, viene chiesto all’istituto di lasciare la Russia entro nove mesi (le proposte iniziali del Mef erano di cedere tutto entro la data di acquisizione del controllo di Banco Bpm, poi mitigate da sollecitazioni dei ministri di Forza Italia).
Proprio Forza Italia ha sollevato in generale “forti riserve sulla base giuridica del ricorso al Golden Power”.
La replica di Unicredit
UniCredit risponde rimarcando di avere “chiara intenzione di mantenere o incrementare l’esposizione dell’entità combinata alle PMI e di supportarle ulteriormente con le proprie fabbriche prodotto di eccellenza”. Inoltre, UniCredit continuerà a gestire gli asset in gestione dei suoi clienti nel loro migliore interesse e si impegna a continuare a ridurre la propria presenza in Russia, già diminuita del 90% circa negli ultimi tre anni, in linea con la decisione della Bce.
La stizza per un trattamento non uguale per tutti
“L’uso dei poteri speciali in un’operazione domestica tra due banche italiane non è comune e non è chiaro perché sia stato invocato in relazione a questa specifica operazione, ma non per le altre operazioni simili attualmente in corso sul mercato italiano. Inoltre, le prescrizioni si prestano a diverse interpretazioni e appaiono non completamente allineate con la legislazione italiana e comunitaria, oltre che con le decisioni delle autorità regolamentari”, si legge nella dura nota emessa oggi da Unicredit, con chiaro riferimento al fatto che simili operazioni (l’Ops di Mps su Mediobanca e l’Opa di Bpm su Anima) hanno ricevuto il via libera senza prescrizioni da parte del governo.
Le prescrizioni imposte, prosegue l’istituto, potrebbero danneggiare la sua piena libertà e capacità di adottare decisioni conformi ai principi di sana e prudente gestione in futuro, e persino portare a risultati non voluti (ad esempio l’imposizione di sanzioni a UniCredit a causa della presunta mancata osservanza di una qualsiasi delle prescrizioni).
Le prossime mosse
Al di là del diritto previsto in generale di chiedere all’autorità di riconsiderare la decisione emessa, il decreto contempla espressamente la possibilità per UniCredit di riferire immediatamente all’autorità se non le fosse possibile attuare – in tutto o in parte – le prescrizioni.
UniCredit ha risposto all’autorità esprimendo il proprio punto di vista sul decreto e resta in attesa di un riscontro. Fino ad allora, la banca afferma di non essere in grado di prendere alcuna decisione definitiva sulla strada da seguire in merito all’Offerta.
Tra gli analisti si solleva il timore che l’operazione tramonti. “Le prescrizioni potrebbero mettere in dubbio l’esecuzione dell’Ops, in quanto rendono complessivamente meno attraente l’operazione, rallentando la realizzazione delle sinergie attese (stimate in circa 1,2 mld in 3 anni) e incidendo sulla posizione patrimoniale della combined entity, già penalizzata dall’impossibilità di applicare il Danish Compromise su Anima”, commenta oggi Equita Sim. L’uscita dalla Russia impatterebbe negativamente il CET1 di UniCredit standalone per circa 47bps, mentre le limitazioni su project financing e loan/deposit ratio ridurrebbero ulteriormente le leve di ottimizzazione del capitale, con un CET1 stimato per la combined entity attorno al 13% (da circa 13,5%).